giovedì 4 maggio 2017

Per dirla con Mark Twain...

Hello!

"La parola giusta può essere efficace, ma nessuna parola sarà mai efficace come una pausa al momento giusto"
Mark Twain

No, non sono partita improvvisamente per l'altro emisfero, non sono sparita dalla faccia della terra. Sono ancora qui, sto bene, ma nelle ultime settimane una sottile inquietudine mi si è insinuata nei pensieri. 
Ormai sono quasi due anni e mezzo che ho lanciato al mondo questo mio blogghino, in cui mi diverto a parlare delle sciocchezze che scrivo (sempre meno, in realtà) e delle belle sensazioni che mi  lasciano i libri che mi appassionano. Un blogghino che è uno spazio in cui mi sono sempre rifugiata come in "una stanza tutta per me", in cui parlare di cose belle: buone letture, iniziative interessanti, passioni. Un blogghino che è, senza alcuna recriminazione da parte mia, un angoletto microscopico di un mondo vasto e variegato che si ingrandisce sempre di più. Avete idea di quanti lit-blog ci sono in rete? Partendo da quelli più di nicchia e poco conosciuti, passando da quelli di genere (tipicamente giallo o rosa), fino ad arrivare ai blog più importanti e riconosciuti, che comunque, al netto di gusti più o meno affini ai miei, fanno un gran lavoro di promozione della lettura e ne ricevono il giusto riconoscimento... recentemente ne ho contati più di un centinaio, ma limitandomi a quelli su blogger. E wordpress? E i siti  specializzati? Tutto un mondo a me sconosciuto - perché io ho davvero poco poco tempo da dedicare ad altro che non sia la mia famiglia e il mio lavoro "vero", intenso e a tempo pieno. 
E ultimamente sono sempre più stanca. Sempre più sento la fatica di leggere quasi solo per poi recensire, del leggere cercando la frase per la citazione giusta, senza il piacere di abbandonarsi alla lettura... e basta. 
La lettura per me è sempre stata una parte imprenscindibile della mia giornata, un modo naturale di essere, ma sempre più in queste ultime settimane ha preso forma la sensazione che non fosse più così. Una brutta, bruttissima sensazione di "dovere", quasi che il blog, e tutto quello che c'è attorno  (scrivere recensioni, rimanere attiva sui blog amici, trovare interessanti argomenti di cui chiacchierare) si fosse trasformato in una incombenza obbligatoria. 
Per tutto questo ho deciso di premere il tasto "pausa". 
All'inizio di Aprile mi sono data un termine: per un mese, prova a leggere senza pensare al blogghino, come se non esistesse, com'era prima che decidessi di lanciarti in questa avventura. E vedi come va. 
Com'è andata? E' andata che sono ancora in apnea. Mi sento ancora bloccata, quasi soffocata dall'idea di leggere per doverne poi parlare qua. 
E quindi ho bisogno di un altro po' di tempo, e sentivo di doverlo scrivere, di doverlo dire alle amiche affezionate che apprezzano le cose che scrivo qui, che non meritano che io  sparisca per chissà quanto tempo ancora senza neanche una parola di spiegazione. 

Non so per quanto ancora il blog resterà ancora in pausa, ma sono sicura che non sarà definitiva. Non sono ancora pronta a mettere la parola fine alla mia presenza nella blogosfera, e certamente rientrerò, più carica di prima, per parlare qui nel mio spazietto delle belle cose che leggo e condividere  emozioni e scoperte. Scusate se non sarò così attiva neanche nei vostri blog, magari non lascerò spesso commenti ma sappiate che ci sono e vi leggo.

Ci rivediamo presto, prometto. 

Cheers,
Eva

venerdì 31 marzo 2017

RECAP mensile - Marzo 2017

Hello!

Eccoci giunti a un altro appuntamento con il consueto riassunto mensile delle mie letture, in questo ultimo giorno di Marzo in cui l'aria, qui a Roma, profuma di una splendida primavera...
Vediamo insieme quali sono state le storie che mi hanno accompagnato in questo mese.


Jane e il mistero del Reverendo e Jane e il segreto del Medaglione - S. Barron.
Il secondo e il terzo volume delle indagini di Jane Austen. Riletture che mi concedo sempre quando sono in cerca di una storia sicuramente interessante, scritte magnificamente in uno stile che ricorda benissimo quello originale di zia Jane. Adattissime a chi non si stanca mai delle atmosfere austeniane. Qui la mia recensione al primo dei due volumi letti questo mese.


Ogni giorno ha il suo male - A. Fusco
Mi ero approcciata con molta curiosità a questo libro, sperando in una bella lettura, in uno di quei gialli che fidelizzano il lettore, spingendolo a seguirlo nelle successive storie. Purtroppo non mi ha colpito molto. Il libro è scritto indubbiamente bene, l'autore è del mestiere e si vede, ma è mancato quel guizzo, quel qualcosa in più che fa emergere la storia, il personaggio, un carattere. Non proseguirò la serie.



Ciò che inferno non è - A. D'Avenia
Splendida lettura, emozionante e commovente. Mi è piaciuto moltissimo, qui la mia recensione.


Magari domani resto - L. Marone
Comprato e letto con molti molti dubbi: ne avevo letto solo recensioni estasiate e positive, e in genere non riesco ad approcciarmi a un libro se ha aspettative così alte. Invece alla fine si è rivelato piacevole, non straordinario come l'hanno giudicato tanti altri ma una bella storia, che mi ha coinvolto e incuriosito fino alla fine. La cosa più bella è lo straordinario nome della protagonista (Luce Di Notte, che ha per me un significato personale molto particolare), e alcuni scorci di Napoli che io ho "rivisto", vividi e chiari come se ancora vivessi in quel delirio di città.



Ninfee nere - M. Bussi
Un noir francese di provincia molto particolare, con tante storie apparentemente slegate che si incastrano nel tempo e nello spazio, e un finale strepitoso e assolutamente inaspettato. Qui la mia recensione.



Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi
Una piacevolissima scoperta, una Milano insolita e particolare. Ne ho parlato qui, e subito mi sono tuffata alla scoperta delle altre avventure di Carlo Monterossi.









Spero che qualcosa possa incuriosire anche voi. 

Cheers,
Eva







giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE - Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi

Hello!

Oggi vi parlerò di una scoperta fatta in totale autonomia, nel senso che non avevo letto niente da nessuna parte su quest'autore, sui suoi libri e personaggi... e come vedrete, sono molto felice di averlo scoperto!

RECENSIONE
QUESTA NON E' UNA CANZONE D'AMORE
Alessandro Robecchi
Sellerio Editore

TRAMA: Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

Voi continuate a pensare che Milano sia una città grigia. Liberissimi.
Ma ci sono delle albe, e nemmeno troppo raramente, in cui un azzurro cilestrino che toglie il fiato si litiga l'orizzonte con un rosa che non vuole andarsene, ed è una danza che vale la pena vedere.

Ma che bella scoperta questa voce milanese scanzonata, ironica fino al sarcasmo, divertente e cinica, che ci racconta una storia coi fiocchi: una trama articolata, ben costruita, ben raccontata, intervallata da citazioni delle canzoni di Bob Dylan, che ci accompagnano come una colonna sonora tra i viali e i vicoli di una città dipinta troppo spesso solo come frenetica e grigia.
Sin dalle prime battute, seguiamo Carlo Monterossi nelle peripezie in cui è coinvolto suo malgrado, una specie di viaggio alla Tutto in una notte, in cui, accompagnato dai suoi fidati amici Nadia e Oscar, si troverà ad affrontare un'indagine per cercare di capire chi lo vuole morto e perché.
I personaggi che il protagonista incontra emergono da un sottobosco insospettabile di malaffare ed espedienti, che gli aprono uno squarcio inedito su una vita altra rispetto a quella patinata e luccicante che suo malgrado ha vissuto fino a quel momento: due killer su commissione, una coppia di zingari saggi e dalla sapienza antica, un'esperta hacker informatica arrabbiata col mondo, un vecchio malato e terribile, una giovane e bellissima ragazza ormai disillusa, o forse ancora no...

Ho davvero apprezzato questo romanzo, si legge molto velocemente e la storia è intrigante, sorretta da una buona scrittura, a tratti molto divertente: mi sono trovata spesso a sorridere e a volte anche a ridacchiare da sola, soprattutto durante i siparietti di Carlo con la simpaticissima domestica Katrina, che gli pulisce casa e prega perché lui finalmente trovi una bella ragazza e si sistemi.

Mi è piaciuta molto anche la satira sui programmi spazzatura (la grande "Fabbrica di Merda") che appassionano milioni di telespettatori, ansiosi di sbirciare dal buco della serratura vicende sempre più scabrose e scandalose, per poter forse sentirsi migliori nella propria mediocrità. In particolare, la conduttrice del programma "Crazy Love" è ricalcata sulla conduttrice più famosa della nostra TV, con i suoi sorrisi sparati sotto la luce dei riflettori che le levigano la pelle mentre parla dei particolari più sordidi e dolorosi con lo stesso tono con cui lancia il successivo blocco pubblicitario.

Su tutto, mi è piaciuto molto come Robecchi parla di Milano, della sua città, descrivendola con amore e disincanto, senza abbellirla né impreziosirla, che guardando certi scorci della Milano da bere, della città del fare, della gran Milan, non ve n'è affatto bisogno.

I Giardini "Indro Montanelli" di Porta Venezia

Sono stata molto felice di scoprire che Robecchi ha scritto altri quattro capitoli con protagonista Carlo Monterossi: altre quattro storie da scoprire, in compagnia di personaggi ben caratterizzati cui mi sono già affezionata.

Cheers,
Eva




lunedì 27 marzo 2017

RECENSIONE - Ninfee nere - Michel Bussi

Hello!

Rieccomi qui sul blog con la recensione di un bel giallo-noir francese, di un autore poco conosciuto qui da noi ma, a quanto pare, amatissimo in madrepatria.

RECENSIONE
NINFEE NERE
Michel Bussi
Edizioni E/O

TRAMA: A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un'evasione.
Tre donne vivevano in un paesino.
La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la prima era la più determinata.
Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?
La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda si chiamava Stéphanie Dupain. La prima, la più vecchia, ero io.

Una perfetta atmosfera francese, ma non quella scintillante della capitale, bensì quella più sonnolenta e defilata della periferia, in questo caso del paesino di Giverny, nell'alta Normadia: ecco la cornice ideale per questo insolito noir che trasporta il lettore in una storia misteriosa e a tratti cupa. I colori tenui dei quadri di Monet, la dolcezza delle ninfee ritratte sul famoso laghetto, l'armonia del ponte riflesso nelle calme acque dell'Epte... tutto costituisce il fondale armonico e apparentemente idilliaco di una storia violenta di follia e rabbia, di paura e di voglia di libertà.

Non è facile parlarvi di un noir in generale, e di questo in particolare, senza svelare troppo della trama, soprattutto senza rivelare troppi particolari. Mai come in questo caso l'evolversi della storia deve seguire il suo corso naturale, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo attraverso strade tortuose e vicoli che sembrano ciechi, fino allo sconvolgente finale, totalmente inaspettato.

Per me, non è stato facile entrare subito dentro questa storia: le prime pagine sono quasi faticose, perché vengono introdotti diversi personaggi, il punto di vista e perfino lo stile della narrazione cambiano continuamente e la vicenda sembra perdersi in mille rivoli inconcludenti e slegati tra loro. Ma man mano che procedevo nella lettura, affascinata comunque da una scrittura pulita e netta, e incuriosita da un personaggio in particolare, vedevo, sentivo che tutto confluiva progressivamente verso un finale perfetto, con un colpo di scena costruito in maniera impeccabile grazie al quale finalmente tutto è andato al suo posto.

Una delle protagoniste, Stephanie, mi ha fatto tanta tenerezza e rabbia insieme. Una moderna Madame Bovary, una come quell'amica che tutte abbiamo, che ti fa venir voglia di scuoterla e di gridarle in faccia di svegliarsi, di guardare in faccia la realtà, di non perdersi dietro alle sue stupide fantasticherie e alle sue illusioni...

Ma come accennavo sopra, ho amato moltissimo, in particolare, il personaggio del viceispettore Sylvio Bénavides: la sua solidità, che fa da contraltare alla leggerezza un po' sconsiderata del suo capo Laurenc Sérénac, la sua mania delle liste e la sua concretezza, a mio parere, ne fanno una perfetta spalla investigativa e me l' hanno reso un perfetto compagno di avventure nella lettura di questo libro sorprendente.

Cheers,
Eva


giovedì 23 marzo 2017

I libri sulle bancarelle

Hello!


Faccio una premessa al post: ci sono due case editrici italiane, che sono classificate tra quelle di "media editoria", che io adoro incondizionatamente. Sono la Neri Pozza Editore (Vicenza) e la Edizione E/O (Roma). Quando dico che amo queste CE, intendo che è il loro intero progetto editoriale ad avermi convinta. Entrambe hanno lo scopo di diffondere letteratura di qualità al di fuori dei canali mainstream più sfruttati da case editrici più famose, e hanno in catalogo traduzioni di autori provenienti da paesi pochissimo esplorati qui in Italia (letterariamente parlando): per esempio Est europeo, Africa, Giappone, Medioriente... Entrambe poi traducono e pubblicano autori europei (francesi, spagnoli, irlandesi) famosissimi in patria ma pressocché sconosciuti qui da noi.
I lavori di queste CE sono curatissimi anche dal punto di vista editoriale: i libri cartacei della Neri Pozza hanno secondo me le copertine più belle in circolazione, con quella carta spessa e rugosa che è quasi il loro marchio di fabbrica; le immagini sulle copertine degli E/O sono sempre originali e "vestono" benissimo il contenuto (sull'annosa questione delle copertine di altre CE che spesso e volentieri non c'entrano niente con titolo e testo, torneremo un'altra volta...).

Il perché di questo lungo preambolo è presto detto: io comprerei tutto, davvero tutto di queste due CE, quasi a scatola chiusa. Recentemente ho scaricato (gratuitamente) il catalogo completo della Neri Pozza (lo potete fare anche voi qui): più di 1000 pagine di sorprese continue, di autori che mi hanno intrigato e di libri che dovrebbero finire quasi tutti direttamente nella mia ormai infinita wishlist. Il problema (oltre all'ovvia mancanza di tempo per leggere tutto quello che si vorrebbe) è uno solo: il costo. Dal momento che, ovviamente, la qualità si paga, i libri di queste CE sono abbastanza cari per le tasche di un lettore abbastanza forte come sono io (senza falsa modestia: parliamo di una cinquantina di libri l'anno almeno... significa uno a settimana), e nessuna di queste due CE ha purtroppo le edizioni economiche in cui far uscire i libri dopo qualche anno dalla prima pubblicazione (come ad esempio fa la meritoria Feltrinelli). Parliamo di libri a 16, 18, a volte anche 20 Euro! 
Anche gli ebook sono abbastanza cari; certo un po' si risparmia, ma viaggiamo anche qui sui livelli abbastanza alti di 8 o 10 Euro l'uno (e in generale io ho una certa ritrosia a superare la soglia dei 5 Euro per un ebook).

Ogni volta quindi devo pensarci bene, più e più volte, perché un acquisto di questo tipo deve entrare nel bilancio di mille altre "piccole" spese familiari che ovviamente di questi tempi vanno tenute ben sotto controllo!

E' vero che ci sono mille modi di leggere risparmiando (le biblioteche, prima di tutto), ma quello su cui mi voglio soffermare oggi è uno in particolare: le bancarelle dei libri. La riflessione di cui vi parlo oggi nasce proprio dal mio più recente acquisto: due Neri Pozza trovati su una bancarella a Roma, in ottime condizioni (secondo me non sono usati, sembrano mai aperti), al costo di 5 Euro l'uno!

Si tratta di L'anima del mondo, di Alejandro Palomas (l'autore del recente, fortunatissimo Un figlio), e Ogni cosa è segreta, di Laura Lippman (cliccando sui titoli verrete reindirizzati alle schede Amazon dei due libri).

Spesso i libri che si trovano sulle bancarelle non sono prime edizioni, sono usati e un po' sgualciti, oppure sono libri un po' vecchi, usciti con case editrici sconosciute e un po' improbabili, che magari riprendono testi fuori commercio già da un po'. Ma questi due, come ho detto più su, sono nuovi, in perfette condizioni, sembrano non essere stati mai aperti, e soprattutto ce n'erano più copie, proprio come in libreria. Non moltissime, giusto due o tre, ma si capiva che non erano semplicemente libri dismessi, che ne so, da un lettore che cercava di guadagnare spazio in casa sua.

Mi sono chiesta immediatamente: ma da dove cavolo vengono? Come hanno fatto ad arrivare qui, su questa bancarella un po' sbilenca lungo una strada di Roma, tra banchetti di bigiotteria e abbigliamento a buon mercato?

Ho anche chiesto, il più gentilmente possibile, ai due ragazzi che vendevano i libri, che tra mille difficoltà (erano stranieri e parlavano male l'italiano) e con gran sorrisi hanno provato a spiegarmi che loro recuperano tutti questi libri "in stock". Io non ho capito cosa significa, e tornata a casa mi sono sentita anche un po' inquieta: da dove vengono questi volumi? Che strade fanno per arrivare fino alle bancarelle? Molti sono usati, d'accordo, ma quelli come i miei due recenti acquisti, che sembrano nuovi e perfetti? A volte si trovano anche libri appena usciti in libreria. Che c'è dietro? Qual è la loro provenienza? Sono troppo paranoica? Mi sono quasi pentita dell'acquisto, vorrei non averli comprati. Oppure dovrei farmi meno domande e apprezzare piuttosto l'occasione di leggere bei libri a poco prezzo?

Voi cosa ne pensate degli acquisti su bancarella?

Cheers,
Eva

sabato 18 marzo 2017

RECENSIONE - Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia

Hello!

Oggi vi parlo un po' di un libro abbastanza recente, molto conosciuto e molto amato, che è piaciuto tantissimo anche a me.

RECENSIONE
CIO' CHE INFERNO NON E'
Alessandro D'Avenia

TRAMA: Don Pino sorride. Un sorriso strano, quieto, come emerso dal profondo del mare quando la superficie è in tempesta. Mi ricordo ancora la prima lezione con lui. Si era presentato con una scatola di cartone. L'aveva messa al centro dell'aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. Nessuno aveva azzeccato la risposta. Poi era saltato sulla scatola e l'aveva sfondata. «Non c'è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole.» Ed era vero. Uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo. Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l'estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo. Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra "3P", il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l'invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita, quella vera. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l'intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, 'u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello dettato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa, che li porti lontano quanto il pallone quando lo si calcia fortissimo nel campetto di terra battuta. Le strade dove si muove Lucia, che ha il coraggio di guardare il mondo con occhi luminosi e di non voler fuggire, perché il solo lievito per un cambiamento possibile è nascosto tra le mani di chi apre orizzonti dove il destino prevederebbe violenza e desolazione. Con l'emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D'Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino, con il coraggio di chi nell'atto stesso di morire insegna come vivere a noi che restiamo. Un uomo semplice ma capace di generare la sola epica possibile oggi: quella quotidiana, conquistata passo dopo passo sul confine tra luce e lutto, parola e silenzio. Unendo il respiro antico di una narrazione corale e l'intensità di un'invocazione, questo romanzo ci parla di noi, della possibilità - se torniamo a guardare la vita con gli occhi dei bambini che tutti siamo stati - di riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.

Togli l'amore e avrai l'inferno, mi dicevi, don Pino.
Metti l'amore e avrai ciò che inferno non è.
 
Ho amato molto questo libro, anche se indubbiamente ha alcuni "difetti" (metto la parola tra virgolette, perché fossero sempre questi i difetti che troviamo nei libri che leggiamo, sarebbero sempre solo bellissime letture...), dettati soprattutto da una certa confidenza che l'autore si prende con i potenziali lettori: si vede un po' troppo che D'Avenia è un insegnante di scuola superiore, e che è ai suoi alunni che si rivolge con fare a volte troppo ammiccante e pedagogico. Ma la storia è bella, solida, c'è, e in fondo è anche giusto commuoversi per questa storia di formazione e di consapevolezza.

Il personaggio di don Pino è forte ed evocativo e Federico, il giovane protagonista, diventa lo strumento per narrare un percorso di consapevolezza dettato con semplicità e amore da questo prete di periferia, che semplicemente ama la vita, i suoi ragazzi, la loro innocenza e la gioia del dare e darsi, per rendere il nostro pezzetto di mondo un po' meglio di quanto potrebbe essere.

Federico, nello spazio di un'estate diversa da tutte le altre, cresce e impara a guardarsi dentro, a cercare la propria forza e la propria unicità, si innamora, si scontra con la vita reale al di fuori del bozzolo dorato in cui i suoi genitori lo hanno fino a quel momento fatto vivere (per troppo amore, forse), e trova la sua strada o meglio, trova l'inizio, i primi passi giusti del proprio cammino di vita.

Su tutto, domina lo sguardo dello scrittore per la sua Palermo, meravigliosa e crudele, ricca e poverissima, splendente e in rovina: alcune pagine sono un invito fortissimo a visitare questa città e a scoprirne la sua anima spesso ignorata dai più.


Sul personaggio di don Pino... non c'è molto altro da dire rispetto a tutto quello che è già emerso dalla cronaca: la sua figura umile e coraggiosa andrebbe approfondita e studiata al liceo come esempio di quello che inferno non è, anche nel cuore nero dell'inferno di un quartiere devastato, di case senza amore e di anime senza alcuna possibilità.

Solo toccando un pezzetto di bellezza possono desiderarla. L'inferno è il posto in cui lo spazio per i desideri è già tutto occupato. Allora si fa quello che viene ordinato a testa bassa.A volte si pensa che la mafia sia la violenza del pizzo, gli omicidi, le bombe. Ma don Pino lo sa che la vera violenza è l'assenza di una scuola media in un quartiere di quasi diecimila anime.

Cheers,
Eva


mercoledì 8 marzo 2017

FESTA DELLA DONNA 2017

Hello!

Buon 8 Marzo a tutte!

Ho ricevuto una bella newsletter dalla Feltrinelli Editore, che raccoglie per l'occasione un bel po' di libri selezionati per questa ricorrenza. In particolare, mi ha molto colpito la loro scelta di libri "di autrici da tutte le latitudini". Alcuni di questi titoli mi hanno subito incuriosita e quindi, per celebrare insieme questa festa della donna, ve li ripropongo qui, per condividerli con voi.

Il giardino di Amelia - M. Serrano.
Cile, anni ottanta, sotto la dittatura del generale Pinochet. Un giovane sovversivo, Miguel Flores, sospettato di svolgere attività rivoluzionarie, viene mandato al confino in un paese nei pressi di un grande tenuta, La Novena, di proprietà di una ricca latifondista, Amelia. Tra i due, dopo un’iniziale diffidenza, nasce un profondo legame, arricchito dal gusto per la lettura. Amelia è una signora avanti negli anni, vedova con figli, molto colta, che ha molto viaggiato ed è stata traduttrice. La sua mentore, colei che le ha insegnato il gusto per la lettura, è stata una cugina, Sybil, che vive a Londra e lavora in una grande casa editrice. La vita scorre tranquilla, i due conversano, meditano sul loro presente, sulla vita, sui libri, il legame si fa sempre più stretto, lui va a vivere da lei finché una notte arrivano i militari a dargli la caccia perché sono state scoperte delle armi sepolte nella tenuta. Lui riesce a fuggire, Amelia invece viene catturata, torturata e solo quando viene riconosciuta estranea ai fatti viene rilasciata. Molti anni dopo Miguel, malgrado si sia rifatto una vita in Europa, rimane ossessionato dai ricordi e tramite Sybil viene a sapere cosa è successo ad Amelia dopo la sua fuga. Gettato nel più totale sconforto, Miguel però capisce che l’unica chiave per superare i suoi sensi di colpa è tornare in Cile e affrontare il suo passato.

Euridice Gusmao che sognava la rivoluzione - M. Batalha.
Rio de Janeiro, anni quaranta. Nel quartiere di Tijuca, tutti conoscono le stranezze di Eurídice e Guida Gusmão. Bellissima e ribelle, Guida è fuggita di casa per coronare il proprio sogno d'amore con il rampollo di una famiglia che si opponeva al fidanzamento. Mentre Eurídice, figlia modello rimasta a consolare i genitori, è una moglie devota e attenta, salvo poi, di tanto in tanto, lanciarsi in qualche bizzarro progetto per passare il tempo. Ma che sperimenti fantasiose ricette a base di curcuma e latte di cocco, avvolgendo la cucina in una nuvola seducente di aromi che mai si erano sentiti in una casa rispettabile, o trasformi il salotto in un atelier di sartoria all'ultima moda, ogni sua iniziativa è destinata al fallimento. La società carioca non è ancora pronta per dare spazio alle donne intraprendenti e nessun uomo è interessato ad avere una moglie che pensa, meglio accontentarsi di una vita tranquilla e senza scossoni. E Antenor, il marito di Eurídice, non è da meno. Finché, un giorno, Guida si presenta alla porta della sorella. Infelice e sventurata, è disposta a tutto per sopravvivere. Con o senza un marito al proprio fianco. Sullo sfondo di una città che brulica di passione e di vita, si dipana il rocambolesco percorso di emancipazione delle due sorelle e il loro tentativo di scendere a patti con il ruolo imposto dalla società dell'epoca. Perché ogni grande rivoluzione comincia tra le mura domestiche.

Damasco - S. Amiry.
Damasco suona magica e favolosa, e continua a suonare così mentre si riempie di violenza e di fantasmi. Nessuno meglio di Suad Amiry poteva raccontare il fulgore del passato per aprire una porta sul presente. Il racconto comincia nel 1926, nel palazzo di Jiddo e Teta - marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell'ombra -, comincia quando, dopo trent'anni di matrimonio, Teta torna per la prima volta ad 'Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante damasceno Jiddo. Il viaggio di Teta - intrapreso nella speranza di poter dare l'ultimo saluto alla madre - imprime una svolta inattesa al suo matrimonio: il sensuale Jiddo la tradisce. Il perfetto equilibrio della casa sembra spezzarsi, ma poi la vita della famiglia riprende: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Baroudi, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le figlie femmine. Passano gli anni, ed è ancora una volta l'arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell'intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili, come quello che lega la tenera Karimeh alla sorella maggiore Laila, che con piglio inflessibile ha assunto il ruolo di capofamiglia...

Il peso dei segreti - A. Shimazaki.
Per tutta la vita Yukiko ha convissuto con un terribile segreto: la mattina del 9 agosto del 1945, prima che su Nagasaki fosse lanciata la bomba, ha ucciso il padre. In una lettera lasciata alla figlia dopo la morte, confessa il crimine e rivela di avere un fratellastro. Ben presto si scoprirà che non solo Yukiko custodisce segreti inconfessabili. I racconti personali si intrecciano con le vicende storiche: la Seconda guerra mondiale in Giappone, i conflitti fra Corea e Giappone, il terremoto del 1923. Le generazioni si susseguono ed emerge un ritratto lucido di una società, quella nipponica, piena di contraddizioni e legata alle sue tradizioni. Sullo sfondo, la natura, presenza costante e discreta, si imprime nella mente del lettore per piccoli tocchi, delicati ed eleganti come la scrittura di Shimazaki: il vento che accarezza una guancia, le nuvole in un cielo afoso d’estate, le lucciole che volano sopra un ruscello, il prato blu dei wasurenagusa, le camelie nel bosco a Nagasaki. Frasi brevi, di raffinata semplicità, ora garbatamente poetiche, ora sensuali, affrontano drammi privati e universali, offrendo con pari maestria sguardi disparati di bambini, adulti e anziani, e anche la storia più cupa finisce per risolversi nella levità che Shimazaki ha saputo infondere.

Cheers,
Eva