martedì 31 ottobre 2017

HAPPY HALLOWEEN... con un test!

Hello!


Buon Halloween a tutti!
Siete pronti a fare "trick or treat" ai vostri vicini? Avete intagliato le vostre zucchette e le avete messe a splendere di fronte alla finestra? 

Devo ammettere che questa è una festa che mi diverte molto. Mi piace addobbare la casa con ragnatele e pipistrelli insieme a mio figlio, mi piace lo spirito di paura e risate che accompagna il travestimento da strega o diavolo, mi piace tutto ciò che è arancione come le zucche!

Vi auguro un Halloween divertente e pauroso... magari condito da qualche libro o film dell'orrore, da guardare tutti insieme accoccolati sul divano, sotto una coperta!

Per salutarvi, vi lascio con questa "chiccha" che ho scoperto qualche giorno fa sulla rivista/sito "Il Libraio", che seguo con interesse per tutte le novità e gli approfondimenti su autori, nuovi titoli e argomenti legati al mondo della lettura: un interessante, semi-serio test su

QUANTO AMI I LIBRI?

Cliccando QUI verrete indirizzati al test, una serie di domande per scoprire, divertendosi e riflettendo un po', quanto e come amiamo i libri e la lettura.

Se vi interessa, vi posto qui di seguito il responso del mio test: azzeccatissimo in ogni sua parte!

Ami i libri in maniera leale
Non ti importa dove e come, l’importante è leggere e sei molto deciso nelle tue scelte. Che sia in un parco affollato di bambini urlanti, o in una caffetteria con sottofondo del rumore delle tazzine. L’amore per la lettura arde in te da sempre e lo coltivi senza troppi manierismi. Ami scoprire le nuove proposte pubblicate, pur avendo una lista intera ancora da leggere. Leggi perché trovi nei libri la speranza di un cambiamento, la capacità di reinventarti e di osare ... . In ogni libro c’è un mondo da scoprire, e tu sei pronto a indagarlo per ritrovare il coraggio dei sentimenti puri che un libro può nascondere... E se una lettura non ti affascina la lasci e la riprendi quando sarà il suo tempo: più in là con i mesi, dopo un anno o mai più.


Cheers,
Eva

sabato 28 ottobre 2017

Blogger Recognition Award

Hello!

Oggi sono qui sul mio blogghino per una bella iniziativa, che mi dà l'occasione di un post un po' diverso dal solito. Sono infatti stata nominata per un riconoscimento speciale:

Il BLOGGER RECOGNITION AWARD è un riconoscimento assegnato ad altri blogger, un po' come il Liebster Award, ma destinato anche a blog con più di 200 followers.
Per accettare il riconoscimento (cosa che io faccio con estremo piacere), bisogna solo rispondere a qualche domanda, e allora... eccoci qua.

1) Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo blog
E' con grande piacere che accetto questo riconoscimento che mi ha assegnato Alice del blog Some Books Are, un blog molto interessante e particolare. Alice ha gusti in fatto di letture niente affatto scontati, e soprattutto legge molto in lingua inglese e quindi sulle sue pagine è possibile sbirciare in un mondo un po' alternativo a quello nazionale, andando a sperimentare quello che va per la maggiore al di fuori dei nostri confini. Grazie Alice!

2) Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento
Ecco che lo faccio qui. Ricevere un premio è sempre gratificante, e com'è stato per il Liebster Award è un piacere per me vedere che sono riuscita a ritagliarmi uno spazietto nel cuore di amiche che condividono, qui nella blogosfera, l'amore per la lettura.

3) Raccontare la nascita del proprio blog
Sono nella blogosfera da quasi tre anni ormai, e mi rendo conto che questo spazietto è proprio come lo volevo io. Mi ha dato l'opportunità di migliorare e di ampliare i miei orizzonti "libreschi", e mi ha fatto conoscere belle persone e amiche simpatiche. La mia vita "reale" è molto piena, con una famiglia e un lavoro, ma questo rimane "uno spazio tutto per me", in cui rifugiarmi per qualche minuto quando riesco, in cui siamo solo io e le mie passioni. Sono partita minuscola e rimasta piccolina, anche e soprattutto perché non sono per niente "social" e non ho nessuna voglia di "farmi conoscere", pubblicizzando in ogni dove quello che faccio, dico e penso. C'è un certo grado di contraddizione in questo, mi rendo conto, perché se si scrive sul blog è perché qualcuno ci legga no? Ma in realtà, io sono timida, insicura e poco appariscente, e come dicevo sopra, questo blogghino è proprio come lo volevo io... anzi, è proprio come me!

4) Dare consigli ai nuovi blogger
Ah no, qui non ci siamo proprio! Come faccio a dare consigli io, che non ne so proprio niente di come "dovrebbe" essere un blog (vedi punto sopra)? Quello che mi sento di dire e consigliare, al massimo, è di essere sinceri, ma con gentilezza, sempre. Tenendo bene in mente, quando scriviamo una recensione (che è sempre e comunque una "critica" al lavoro di qualcuno), le parole del grande Anton Ego:

"Anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale"


5) Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare un segno di ricooscimento
I blog che amo e seguo sono quelli che trovate sulla barra qui a sinistra, e sono tutti nominati. Voglio però dare una menzione d'onore a quattro blog che sento molto vicini a me per spirito, dimensione, atmosfere e scelte letterarie:

Mete D'Inchiostro, in cui Letizia ci racconta delle sue letture, mai banali, mai mainstream, mai scontate;
Il giro del mondo attraverso i libri, in cui viaggiamo insieme a Claudia e alle sue bellissime recensioni;
Appunti di una lettrice, in cui Dany ci introduce ai gioielli letterari che possiamo incontrare se solo usciamo dal circuito delle Case Editrici più grandi; il blog è in pausa adesso, ma spero che Dany torni presto nella blogosfera con i suoi consigli e le sue bellissime recensioni;
Libri in Valigia, in cui Baba parla delle sue esperienze ricche e insolite alla scoperta di letture "diverse".

6) Informare chi ti ha nominato e chi hai nominato
Lo farò, appena il post sarà pubblicato!

Cheers,
Eva

venerdì 20 ottobre 2017

RECENSIONE - Le otto montagne - Paolo Cognetti

Hello!

Io credo, per dirla con le parole dell'alpinista Guido Rey, che "la montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete, come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte". Parliamo oggi anche qui sul mio blogghino, buoni ultimi, di un libro molto apprezzato e premiato negli scorsi mesi, che ogni appassionato di montagna e di natura non può assolutamente perdersi.

RECENSIONE
LE OTTO MONTAGNE
Paolo Cognetti
2016, Einaudi

TRAMA: Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Cominciai a capire un fatto, e cioè che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. Per questo guarda verso l'alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l'acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c'è più niente per te, mentre il futuro è l'acqua che scende dall'alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro è a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.

Leggere questo libro è stato un percorso molto emozionante per me, per tanti motivi, e non riuscirò a separare le mie sensazioni dalla valutazione più o meno oggettiva che si dovrebbe dare di un libro, per consigliarlo e raccomandarlo. Del resto chi mi legge forse avrà imparato ad apprezzare queste chiacchierate a volte troppo prolisse che arrivano poi alla semplice conclusione: leggetelo, fidatevi, perché è un libro bellissimo.

Perché alla fine, oltre a tutto quello che si può dire e che è stato già detto di questo romanzo di Paolo Cognetti, la cosa principale che rimane è che davvero è un libro meraviglioso, da leggere quasi centellinandolo per non arrivare troppo presto alla fine. E' un libro scritto meravigliosamente, in un italiano armonioso, musicale, una prosa che a volte sembra poesia e che affascina e incanta. E' una storia che arriva da lontano, che parla di sentimenti antichi, primordiali, essenziali: l'amicizia, l'amore, la solitudine, l'irrequietezza. E' un ritratto in parole della bellezza delle montagne, di tutte quelle possibili sconosciute a coloro che pensano che "montagna" sia solo sinonimo di arrampicata, fatica, freddo: parla della montagna dei boschi pieni di animali e di vita, della montagna dei pratoni e degli alpeggi, di quella delle pietraie e di quella dei ghiacciai perenni. Parla della montagna nelle stagioni senza turisti, certi autunni colorati come solo nei quadri, certe primavere così piene di vita nuova da commuovere.

I personaggi sono umani, deboli e sublimi allo stesso tempo, con le loro incertezze e le loro sicurezze, e ognuno di loro si approccia in modo diverso alla montagna e per ognuno di loro montagna significa qualcosa di diverso: per Pietro, il protagonista e voce narrante, montagna significa prima l'unico modo di comunicare con un padre chiuso e ombroso, tanto amato, e poi significa fuga, irrequietezza, libertà. Per Bruno, il suo amico, la montagna è semplicemente tutto il suo mondo, l'unico perimetro delle sue emozioni, un vero omo servadzo, un "uomo antico che vive nei boschi, capelli lunghi, barba, tutto coperto di foglie..."

Il libro è diviso in tre parti, quasi a simboleggiare le tre parti della vita di un uomo prima della vecchiaia: l'infanzia spensierata, la giovinezza ribelle, l'"adultità" consapevole che ci spinge a ripercorrere i nostri passi e a trovare la strada per diventare chi siamo veramente. Nello sviluppo della storia, seguiamo Pietro e l'evoluzione del suo rapporto con la famiglia, con l'amico di una vita, con la montagna e con il profondo significato di una vita spesa a cercare qualcosa che non sempre sappiamo dov'è, né cosa è. Splendida la leggenda tibetana sulle otto montagne, che dà il titolo al libro e di cui non vi parlo, per lasciare a chi deciderà di leggerlo (spero davvero in tanti) la meraviglia di scoprirla al momento giusto.

Leggetelo, fidatevi, perché è un libro bellissimo.

Cheers,
Eva

lunedì 16 ottobre 2017

RECENSIONE - Buchi nella sabbia - Marco Malvaldi

Hello!

Vissi d'arte, vissi d'amore... amanti dell'opera - ma non solo, benvenuti!

RECENSIONE
BUCHI NELLA SABBIA
Marco Malvaldi,
2015, Sellerio

TRAMA: Ernesto Ragazzoni avrebbe voluto che sulla propria tomba fosse scritto: "D'essere stato vivo non gli importa". Poeta dei buchi nella sabbia e delle "pagine invisibilissime", dell'arte giullaresca realizzata nella vita fuori dal testo, è in un certo senso il testimone di questo "dramma giocoso in tre atti". Come grottesco contrappasso, accanto a lui, bohémien anarchicheggiante e antimilitarista, agirà come in duetto un rigido ufficiale dei regi carabinieri. Siamo nel 1901, tempo di attentati (il re Umberto è stato appena ucciso), e a Pisa, terra di anarchia. Al Teatro Nuovo si aspetta il nuovo re, per una rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini. Le autorità sono in ansia: il tenore della compagnia "Arcadia Nomade", i cavatori di marmo carrarini convocati per alcuni lavori, gli stessi tecnici del teatro, sono tutti internazionalisti e quindi sospetti. E nell'ottusa paranoia dei tutori dell'ordine, perfino il compositore, il grande Puccini, è da temere tra i sovversivi. A scombinare ancor di più le carte è l'intervento di quello stravagante di Ragazzoni, redattore del giornale "La Stampa". Fatalmente l'omicidio avviene, proprio sul palcoscenico al culmine del melodramma, e non resta che scoprire se sia un complotto reazionario o un atto dimostrativo di rivoluzionari. O un banale assassinio...

L'opera, per sua stessa natura, è fuori dalla realtà: e il melomane, l'appassionato autentico, nell'ascoltare le interpretazioni sempre diverse di arie sempre uguali, e sempre ugualmente incredibili, cerca proprio questo.
Purtroppo, a volte, la realtà si dimentica dell'educazione e irrompe sulla scena, con entusiasmo addirittura superiore a quella del fissato con la lirica. E, quando sceglie di entrare a piedi uniti su un cantante, quasi sempre quel cantante sta interpretando Tosca.

E' stato un vero piacere leggere questo libro, ed è un vero piacere parlarvene qui nel mio blogghino. Ci sono tantissimi ingredienti che contribuiscono a rendere questa storia di Marco Malvaldi un piccolo gioiello: prima di tutto la trama, un giallo storico ambientato in Italia nei primi anni del secolo scorso, e precisamente nel 1901, un momento molto delicato per il nostro paese, in cui i primi fermenti anarchici e rivoluzionari agitavano la penisola e mettevano in discussione il potere monarchico, anelando a ideali di giustizia e uguaglianza e combattendo a volte con metodi cruenti ed estremi. L'intreccio è molto ben organizzato, e la caccia all'assassino è ben orchestrata, con falsi indizi seminati lungo la storia che complicano la soluzione delle indagini.

Molto bello il tono, un umorismo sottile e raffinato che di Malvaldi avevo già avuto modo di apprezzare nel suo precedente giallo storico, quell'"Odore di chiuso" in cui il grande cuoco Pellegrino Artusi si trova suo malgrado a indagare su un delitto compiuto nella classica camera chiusa. Lì come in questo "Buchi nella sabbia", Malvaldi coglie l'occasione per presentare come protagonisti dell'indagine personaggi storici realmente esistiti anche se poco conosciuti: in questa occasione, abbiamo la possibilità di conoscere Ernesto Ragazzoni, poeta delle "pagine invisibilissime", e la sua arguzia "etilica" che tanto aiuta i carabinieri nelle deduzioni necessarie alle indagini.

Ho molto amato gli scambi verbali tra i carabinieri delle Guardie Reali Gianfilippo Pellerey e Ulrico Dalmasso: ogni loro dialogo è un piccolo capolavoro umoristico e tratteggia in maniera molto efficace le varie sfaccettature del loro carattere (e del carattere di tanti italiani).

Infine, argomento di grande fascino per me è stata l'ambientazione nel mondo della lirica, che, mi rendo conto, può forse allontanare chi non ha la competenza per calarsi immediatamente nel mondo di "tenori di grazia" e "soprani drammatici". In realtà, l'universo della lirica è affascinante e interessante come tutti i microcosmi, con meschinità e piccinerie accanto a gesti tragici e plateali di vendetta o di amore appassionato, e Malvaldi riesce a presentarci il mondo delle opere liriche, e in particolare della Tosca, in modo molto accattivante: deliziosa e sinceramente divertente è la descrizione delle sventure che accompagnano da sempre la rappresentazione di quest'opera in particolare.

Un'ultima cosa: quasi altrettanto affascinante del romanzo è la nota finale intitolata "Tra il verosimile e il vero", in cui Malvaldi ci parla brevemente del substrato reale che sottende alla sua narrazione. Troviamo infatti aneddoti e note su alcuni dei personaggi storici citati nel romanzo, scelti e descritti nello stesso stile ironico del romanzo, che ci regalano un ulteriore sorriso anche quando la lettura è quasi conclusa (la lettera dall'Egitto di Puccini alla sorella è un vero capolavoro da leggere ad alta voce!).

Amo molto il Malvaldi dei vecchietti del Bar Lume, ma trovo che la dimensione più vera e riuscita per questo autore sia proprio quella del giallo umoristico, non solo storico, in romanzi stand-alone con personaggi davvero molto ben caratterizzati. Adesso non vedo l'ora che di tuffarmi di nuovo nelle sue atmosfere, con "Negli occhi di chi guarda" (già in bilico sulla pila sul mio comodino).

Cheers,
Eva

domenica 1 ottobre 2017

Acquisti di Ottobre

Hello!

Siamo decisamente in autunno, ormai, e come tutti gli anni mi rendo conto di quanto ami profondamente questa stagione e soprattutto il mese di Ottobre che finalmente sta per cominciare. Amo le belle giornate ancora lunghette (fino alla temuta ora legale), amo il fresco del mattino e certe giornate ancora calde, amo le prime torte e le prime tazze di tisana serale.
Ieri poi sfogliavo la mia agenda, sulla quale segno indifferentemente i miei impegni di lavoro, gli impegni sportivi e sociali di mio figlio (molti più dei miei) e le novità del mese di vario genere... e mi sono resa conto che Ottobre sarà un mese ricco di uscite librarie per me interessanti.
E allora, in questo primo giorno ottobrino, vi listo qui i miei acquisti già programmati... che si andranno ad aggiungere alla mia già infinita lista di letture ma, ehi, quanto sono felice quando ho una pila di libri traballanti sul comodino!

ORIGIN
Dan Brown
Mondadori
Data uscita 3 Ottobre

Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell'umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l'ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un'amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall'eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all'improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l'affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l'inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull'orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch... e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.



NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA
Marco Malvaldi
Sellerio
Data Uscita 12 Ottobre

In un magnifico podere nel cuore della campagna toscana vivono due gemelli sessantenni, Alberto e Zeno Cavalcanti; hanno passato tutta la loro vita nella superba tenuta di famiglia. Alberto, ex broker fallito, ha dilapidato quasi tutto il suo denaro in investimenti sbagliati; Zeno è un collezionista d'arte mite e tranquillo, e vive con il suo anziano maggiordomo Raimondo, un matto che ha girato alcuni manicomi in gioventù prima di stringere sincera amicizia con il suo datore di lavoro. I gemelli richiedono una consulenza medica un po' singolare: in pratica vogliono sapere quale dei due ha più probabilità di morire prima dell'altro. La questione è legata alla vendita del podere Pianetti; Alberto, che è in bolletta, è favorevole. Zeno contrario. I due hanno da tempo iniziato a vendere particelle della proprietà, ma una holding di cinesi vorrebbe comprarla per intero per farne un albergo. I fratelli hanno draconianamente deciso che verrà rispettata la volontà di chi sarà dichiarato il più longevo. Una notte un incendio sveglia i residenti della tenuta e quando il fuoco viene domato, tra gli sterpi viene trovato il cadavere di Raimondo. I sospetti si appuntano su Alberto, ma qualcuno, tra i residenti, tira fuori la storia del Ligabue. Il vecchio Raimondo sosteneva infatti di avere un'opera autentica di Ligabue regalatagli dallo stesso pittore insieme al quale era stato rinchiuso in un manicomio alla fine degli anni '50. Ma dove è finito il dipinto? Podere Pianetti viene messo sottosopra, ma del quadro nessuna traccia. Fino a che un'altra morte fa intravedere una incredibile e assurda verità.




LA SETTIMA PIAGA
James Rollins
Nord
Data Uscita 19 Ottobre

Egitto, 1324 a.C. Il nemico è alle porte. Arriva dalle stesse terre da cui il suo popolo era scappato, per sfuggire alle piaghe e a un faraone assetato di vendetta. Ora la sacerdotessa ha una sola preoccupazione: assicurarsi che nessuno scopra il dono che la sua gente ha ricevuto da Dio, una benedizione nascosta nel cuore di una maledizione.
Londra, 1895. Un amuleto, portato dall'Africa, che si dice contenga le acque del Nilo tramutate in sangue dalla furia del Signore. Gli indigeni non hanno mai osato toccarlo, convinti che quell'oggetto fosse portatore di sventura. Ma gli scienziati della Royal Society non temono simili superstizioni e lo aprono. Nel giro di pochi giorni muoiono tra atroci sofferenze.
Il Cairo, oggi. Nel deserto del Sudan, viene rinvenuto il corpo di Harold McCabe, archeologo scomparso due anni prima. Durante l'autopsia, i medici si accorgono che l’uomo è stato mummificato mentre era ancora in vita e che il suo cervello emette uno strano bagliore rosato. Dopo poche ore, tutto il personale entrato in contatto con McCabe cade vittima di una misteriosa malattia. Per contenere il contagio, le autorità chiedono aiuto a Painter Crowe. Il direttore della Sigma Force e Grayson Pierce si recano immediatamente sul posto, senza sapere che è iniziata la caccia a un segreto tanto antico quanto pericoloso, che rischia di decimare la popolazione mondiale. Dall'Egitto al Circolo Polare Artico, dall'Inghilterra al Ruanda, Painter e i suoi compagni saranno coinvolti in una corsa contro il tempo per fermare una catastrofe di proporzioni bibliche.

Voi cosa avete in programma di acquistare?

Cheers,
Eva



lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE - La banda degli invisibili - Fabio Bartolomei

Hello!

Ancora la recensione di un libro e/o, in cui l'insolito protagonista è molto in là con gli anni... anziano... vecchio, insomma.

RECENSIONE
LA BANDA DEGLI INVISIBILI
Fabio Bartolomei
2012,  Edizioni e/o

TRAMA: A ottantasette anni si dovrebbe avere di meglio da fare che brigare per un amore irraggiungibile, impegnarsi in azioni di disturbo alle auto blu in corsia preferenziale e studiare un piano per rapire... Silvio Berlusconi. Ma Angelo è un ex partigiano che tendeva agguati ai convogli della Wehrmacht, che sopravvive con la pensione minima, che non riesce più a far valere i propri diritti nemmeno con un impiegato del comune e che lotta quotidianamente contro una società che fa di tutto per farlo sentire inutile. E così, proprio quando sarebbe lecito disinteressarsi del mondo e pensare solo a trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita, Angelo decide di reagire e di ottenere dall'uomo più potente del Paese ciò che secondo lui gli spetta di diritto. Insieme ad alcuni amici del centro anziani metterà a punto un piano incruento e geniale, che però sembra non tenere conto di una questione fondamentale: come possono sperare dei vecchi malconci di riuscire a rapire uno degli uomini più scortati al mondo?



Noialtri, invece, siamo vecchi dell'altro tipo, siamo quelli ben attaccati alle cose di sempre, quelli che dicono: "Il pesce crudo? Vuoi mettere quanto è più buono un piatto di spaghetti con le vongole?". Passiamo metà della vita a cercare di cambiare il mondo e l'altra metà a cercare di mantenerlo com'era. Imprese che contemplino un margine di successo non c'interessano proprio.

In una società come la nostra, dove se non sei ricco, bello, giovane e di successo come minimo sei ignorato e come norma sei sbeffeggiato e regolarmente offeso, avere più di 80 anni, prendere la pensione sociale minima ed essere pieno di acciacchi di salute comporta inevitabilmente sentirsi ormai ai margini, inutile, senza prospettive, in attesa dell'inevitabile... oppure no?

Che meravigliosa scoperta questo autore italiano, a me non del tutto sconosciuto (recentemente ero stata colpita della lusinghiere recensioni del suo ultimo libro "La grazia del demolitore") ma finora - e non so assolutamente spiegare perché - ignorato in favore di altre letture. E invece, complice un buono regalo e il desiderio di leggere dopo un po' di tempo una storia ambientata nel nostro paese, ho deciso di optare per le avventure di una sgangherata banda di ultraottantenni, romani de Roma del quartiere della Montagnola. Ettore, Osvaldo, Filippo e la voce narrante Angelo mi sono entrati nel cuore subito: quattro ex-partigiani o quasi, che si arrabbattano in un quotidiano fatto di difficoltà pratiche e solitudini immeritate, che vivono o meglio vivacchiano nel loro quartiere, tra una partita di scopa al bar di Fernanda e una passeggiata in un parchetto pieno di erbacce e cacche di cane.

Assistiamo a scene di ordinaria vita quotidiana, a siparietti deliziosi con i compagni del centro anziani, descritti da Bartolomei con uno stile meraviglioso, con levità e ironia. Più volte ho sorriso e addirittura riso di cuore, quando i terribili vecchietti si organizzano nel loro piano diabolico di "rallentamento auto blu" (rapido primo passo sulle strisce pedonali all'arrivo dell'auto di rappresentanza, saltino all'indietro a seguito di brusca frenata del prepotente, busta delle arance abilmente lasciata andare con effetto drammatico, simulazione di infarto, improperi lanciati a tutto spiano dagli astanti in attesa alla fermata dell'autobus, fuga ignominiosa del prepotente spernacchiato e "sfanculato" con soddisfazione e senza pietà) o quando coordinano un piano di resistenza agli antennisti infingardi che spillano soldi agli anziani del quartiere per risintonizzare i loro decoder... Bartolomei ha un dono, una scrittura piena e lieve allo stesso tempo, un modo di raccontare che ti avvolge e ti trascina con sé, ti trasporta al centro anziani a ballare l'Hully Gully, o a guardare nello scavo di un quartiere con le braccia incrociate dietro la schiena, o in un triste e malconcio ufficio pubblico a cercare di far valere i propri diritti e a pretendere almeno un po' di umanità, in luoghi che d'ora in poi mai più potrò frequentare senza cercare con gli occhi un anziano signore vestito di tutto punto in attesa paziente del suo turno (c'è sempre, fidatevi. C'è, anche se noi non lo vediamo).

Il progetto di rapire Silvio Berlusconi per estorcergli le scuse per quello che di male ha fatto e sta facendo per il paese, progetto di cui si parla in sinossi, diventa una sottotraccia surreale e concreta al tempo stesso, un disegno a cui i quattro terribili vecchietti lavorano per mesi, alimentandolo con le piccole frustrazioni quotidiane di una vita fatta di attese disattese, di mancanza di rispetto, di dolorosa presa di coscienza che il mondo, quello stesso mondo che loro hanno cercato di rendere un po' migliore, ora non ha più posto per loro.

Ma per fortuna Bartolomei riesce a regalarci una piccola speranza concreta, con un finale delicato e commovente, seguendo i protagonisti, i comprimari e le semplici comparse nella loro realtà quotidiana, che a volte basta così poco per colorare di nuovo.

Grazie a Fabio Bartolomei per questa galleria di persone splendide e per questo squarcio di vita di quartiere romano (così vicino a casa mia). Ora, non vedo l'ora di tuffarmi nelle altre storie create da questo bravissimo scrittore.

Cheers,
Eva

venerdì 22 settembre 2017

RECENSIONE - Le coincidenze dell'estate - Massimo Canuti

Hello!

Buongiorno in questo primo giorno di autunno! Per celebrare e salutare questa lunga calda estate che oggi, astronomicamente, se ne va, vi parlerò di un piccolo gioiello misconosciuto che ho scoperto per puro caso, pubblicato quasi in sordina da una delle mie case editrici "feticcio", il cui progetto editoriale si conferma, ancora una volta, di altissima qualità.

RECENSIONE
LE COINCIDENZE DELL'ESTATE
Massimo Canuti
2016, Edizioni e/o

TRAMA: Milano, estate. Vincenzo è un adolescente particolare: ha pochi amici, è amante della musica metal e degli skate, e non sa ancora bene se è attratto dai ragazzi o dalle ragazze. Italo è un uomo di circa cinquant'anni che un giorno si sveglia su un marciapiede e non ricorda nulla del suo passato. Comincia a vivere come un barbone cercando di ricostruire la sua identità finché non finisce per caso nell'androne del palazzo di Vincenzo. Il ragazzo ha un lampo, sembra riconoscerlo, ma fa finta di non averlo mai visto prima. Dove ha incontrato quell'uomo? E come ha fatto Italo a perdere la memoria? Ma ecco che in loro soccorso arriva Evelina, anziana inquilina del palazzo ed ex parrucchiera dei divi di Cinecittà. Sarà proprio lei, con la sua eccentrica vitalità e tenera presenza, a riannodare i fili di un passato fatto di bugie e risentimenti. "Le coincidenze dell'estate" è un romanzo sull'amicizia inaspettata che può nascere fra tre persone di generazioni diverse, ma non solo. Parla della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, della scoperta dell'omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto; è un romanzo sulla crudeltà del mondo del lavoro e su quanto sia traumatico ripartire da zero dopo aver perso tutto. Ma è soprattutto un romanzo sulla scoperta della propria identità. Tra sorelle circensi, suonatori di polka e ragazzine provocanti, Massimo Canuti scrive un libro che a tratti assume la forma del giallo. Il tutto nell'insolita cornice di una Milano afosa, lenta e deserta, lontana dallo stereotipo della città fredda, svelta e indifferente che non lascia spazio a nessun contatto umano.

Il ragazzo sale con un piede sullo skate e con l'altro si dà una spinta, avviandosi lungo la strada leggermente in discesa; i capelli a fargli da scia e gli auricolari ben piantati negli orecchi. Poco più in là, un uomo sta orinando davanti a un palo della luce. Ha cinquantasei anni, anche se in quelle condizioni ne dimostra decisamente di più.
Il ragazzo non si accorge dell'uomo.
L'uomo non si accorge del ragazzo.
Ma non è detto che le cose siano destinate a rimanere così.

E' stato un vero piacere leggere questo romanzo, tanto che una volta iniziato non sono riuscita a smettere finché i miei occhi non si sono posati sull'ultima parola, e io l'ho richiuso soddisfatta e felice di aver scoperto questo gioiello, "misconosciuto", come dicevo all'inizio. Sì perchè in effetti si è parlato pochissimo di questo romanzo di Massimo Canuti, un quasi esordiente nel quale la giovane casa editrice e/o ha creduto, con ragione.

La storia è semplice e la narrazione scorre lineare: una galleria di personaggi si muovono in una Milano insolita. Non la fredda, frenetica metropoli del fare, del correre, del vendere e comprare, ma una città addormentata, immobile, bloccata in un'estate afosa e solitaria, nella quale tre esistenze lontanissime l'una dall'altra si incrociano imprevedibilmente.

Vincenzo, un adolescente inquieto, solo, incompreso dalla sua famiglia (odiosa sua madre, insopportabile suo padre), incerto su di sé e sui suoi desideri; Italo, un cinquantenne perso, una vita interrotta e sospesa senza nemmeno sapere perché, alle prese con ricordi che non vogliono tornare e nuove difficoltà da affrontare; Evelina, un'anziana arzilla ed eccentrica, allegra all'apparenza, che nasconde dentro di sé un grande dolore. Attorno ai tre protagonisti, che spinti dalle circostanze iniziano una strampalata quasi-convivenza in un vecchio palazzo che sembra quasi abbandonato, in un quartiere svuotato per le vacanze, in una città in cui improvvisamente si sentono rumori dimenticati non più sovrastati dal rombo delle macchine, si aggirano personaggi eccentrici e imprevedibili: un gruppo di suonatori di polka, ragazzini della Milano bene alle prese con gli ultimi scampoli del loro periodo cittadino prima di partire per i luoghi di ricca villeggiatura di famiglia, una sorella ritrovata e una nipotina molto speciale, e poi un barbone molto ironico e un po' filosofo, e insieme a lui un'avventura nella esotica Lodi, a bordo di una mitica Mini Cooper Montecarlo degli anni Settanta.

L'amicizia nasce nei luoghi più improbabili, tra le persone più diverse, e si manifesta nei modi più strani: regalando una bottiglia di succo di cavolo rosso per far passare una sbornia, oppure invitando una vecchia signora a vedere un vecchio film neorealista: questo ci racconta Massimo Canuti in questa sua bellissima storia. Un romanzo che è incentrato sulla ricerca di sé stessi, dei propri sogni, delle proprie aspirazioni, insomma di quello che ci rende felici, fosse anche soltanto disegnare uno skate, o costruire giocattoli di legno, o lanciare palline in aria per far divertire gli ammalati. O abbracciare finalmente qualcuno, che è sempre un buon punto di partenza.

Cheers,
Eva