venerdì 10 febbraio 2017

RECENSIONE - L'omicidio Carosino - Maurizio De Giovanni

Hello!

Oggi ritorno con una recensione, per parlarvi di una breve raccolta di racconti.

RECENSIONE
L'OMICIDIO CAROSINO
LE PRIME INDAGINI DEL COMMISSARIO RICCIARDI
Maurizio De Giovanni



TRAMA: Questa antologia racchiude "L'omicidio Carosino", "I vivi e i morti" e "Mammarella", le prime tre indagini di Luigi Alfredo Ricciardi, il commissario toccato da un potere straordinario e terribile: vedere i morti nel loro ultimo istante di vita. Dall'assassinio di una duchessa all'orrore di un triplice omicidio seriale fino ai misteri oscuri dietro le tende di un bordello, le storie di Ricciardi si dipanano in una Napoli anni Trenta in pieno regime fascista, cupa e affascinante.










 I vivi e i morti, pensava Ricciardi. I vivi sembrano già morti, i morti pensano di essere vivi. Chi sono io, allora? Sono vivo, o forse già morto e nessuno me l'ha detto?

Ho voluto approcciarmi alle indagini del commissario Ricciardi partendo dall'inizio, per farmi un quadro il più possibile completo di questo personaggio che mi ha subito interessato. Avendo letteralmente divorato i volumi della serie dei bastardi di Pizzofalcone, ambientati nella "mia" Napoli contemporanea (prima di trasferirmi qui a Roma, infatti, io e la mia famiglia abbiamo vissuto per quasi sedici anni nella capitale partenopea), mi allettava molto l'idea di dedicarmi a esplorare un ritratto un po' particolare e diverso della città, ritratta al tempo degli anni '30.

Al momento i libri dedicati al commissario Luigi Ricciardi sono 10 (più questa raccolta di racconti), e ho appreso che hanno avuto un grande successo, penso molto meritato perché De Giovanni scrive proprio bene. Questi tre racconti, che raccontano degli "inizi", delle prime indagini del commissario, sono molto belli soprattutto per le caratterizzazioni dei personaggi e degli ambienti, per l'umanità variegata e dolente che il commissario incontra e con cui ha a che fare. I casi che Ricciardi affronta sono intriganti, ma è stata una vera sorpresa per me scoprire che il protagonista di queste storie non è un semplice investigatore: un'aura "soprannaturale" permea le storie, dovute al Fatto (come lo chiama il commissario), e cioè alla sua capacità di vedere i fantasmi dei morti ammazzati, che immortalati per sempre nel loro ultimo momento di vita sussurrano a Ricciardi poche parole, per indirizzare le sue indagini. Ricciardi così risolve i casi apparentemente più insolubili e alimenta il suo straordinario successo come agente di polizia, che gli attira non poche invidie e anche qualche sguardo sospettoso e superstizioso.

Ecco, devo dire che i racconti sono belli, le storie ben costruite, i personaggi caratterizzati benissimo (soprattutto quelli secondari, devo dire)... ma alla fine, se devo essere il più possibile stringata ed esprimere un giudizio sui lavori dal punto di vista del libro giallo in sé, rubo l'espressione che ha usato mio marito quando gli ho raccontato delle indagini del commissario: così sò boni tutti!

Sì, il personaggio di Ricciardi mi ha lasciato una leggera impressione di inutilità: come se non fosse necessario ai fini della storia, come se il suo dono fosse in realtà il vero protagonista, come se fosse solo uno strumento per dare voce ai morti che continuano a restare in mezzo a noi.

Questi racconti mi sono piaciuti, non dico di no. Prima di formulare un giudizio definitivo su questo personaggio voglio però leggere almeno un romanzo, cominciando dal primo (Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi), per vedere che respiro De Giovanni riesce a dare al personaggio e alle sue indagini nello spazio più ampio e ricco rispetto alla dimensione contenuta del racconto.

Cheers,
Eva


martedì 7 febbraio 2017

Tra le pagine

Hello!


- Ci sono tre regole da tenere a mente, Zerk, e sei a posto: quando non riesci ad andare fino in fondo a qualcosa, devi chiedere a Veyrenc; quando non riesci a fare qualcosa, devi chiedere a Retancourt; e quando non sai qualcosa, devi chiedere a Danglard...
- Danglard sa davvero tutto? - domandò il ragazzo aggrottando le sopracciglia, cespugliose come quelle di suo padre, che formavano una sorta di rustica tettoia sopra il suo sguardo vago.
- No, ci sono molte cose che non sa. Non sa trovarsi una donna, però da due mesi ha una nuova ragazza. E' un evento eccezionale. Non sa trovare l'acqua, ma localizza benissimo il vino bianco. Non sa tenere a freno le sue paure né dimenticare la massa delle domande che si fa, le quali si accatastano in un cumulo spaventoso dove lui si aggira senza tregua come un roditore nella sua tana. Non sa correre, non sa guardar cadere la pioggia, né guardar scorrere il fiume, non sa lasciar perdere le preoccupazioni della vita e, peggio, le crea in anticipo per non farsi sorprendere da loro...

da "La cavalcata dei morti", Fred Vargas



martedì 31 gennaio 2017

RECAP mensile - Gennaio 2017

Hello!
Oggi ultimo giorno del primo mese dell'anno, ho deciso di inaugurare una piccola rubrica tutta mia. Niente di particolarmente originale, si tratta infatti di un recap delle letture del mese che termina, da pubblicare proprio l'ultimo giorno, con lo scopo di riassumere i libri letti. L'esigenza di farlo deriva dal fatto che come sapete non recensisco qui sul blogghino tutti i libri che leggo, per cronica mancanza di tempo: ho cominciato quindi a pensare, mentre scrivevo il recap annuale dei libri letti nel 2016, di inserire in una rubrica di questo tipo qualche riga di commento ai libri di cui non trovate la recensione. Magari ho bisogno di far sedimentare le mie sensazioni prima di scriverne, magari poi altre cose hanno il sopravvento, fatto sta che spesso dei libri che leggo e che pure mi piacciono molto non lascio tracce sul blogghino, o magari non subito.
Con questa rubrichina, spero di poter comunque dare spunti interessanti di lettura a chi deciderà di seguirla.

Allora, andiamo a cominciare!

Libri letti nel mese di Gennaio 2017

L'estate fredda - Gianrico Carofiglio. Una bella storia di guardie e ladri, con bei personaggi e una struttura narrativa solida. Mi è piaciuta moltissimo la scelta stilistica di narrare alcune parti fondamentali per la storia attraverso i verbali di polizia: un linguaggio potente e simbolico. Il maresciallo Pietro Fenoglio è perfetto nelle sue contraddizioni, nella sua flemma, nella sua dolente umanità. 
Ti muovi sempre su una linea sottile, dove l'equilibrio è precario. Devi stare in guardia per non inciampare, e cadere dalla parte sbagliata.




La solitudine del lupo - Jodi Picoult. Il libro è indubbiamente scritto molto bene, la maestria dell'autrice è evidente e la storia è per molti versi decisamente affascinante. Interessantissimi gli incisi scientifici sulla vita sociale dei lupi, e molto intrigante il tema di fondo del libro, ossia cosa si pensa e prova di fronte al grande dilemma relativo al fine-vita di una persona tanto amata, ormai in coma. Ho odiato il personaggio di Luke, il ricercatore che per tutta la sua vita ha dato prova di un raro egoismo, incapace di mettere gli interessi di qualcun altro davanti ai suoi in nessun momento della propria vita. Purtroppo ho letto questo libro della Picoult troppo poco tempo dopo aver letto il suo più recente Leaving (qui la mia recensione), che analogamente aveva l'etologia come una grande parte della struttura narrativa. L'avrei apprezzato molto di più se non l'avessi sentito troppe volte come una "ripetizione" di quegli stessi costrutti.



Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs. Questo libro è stata una piccola delusione, ma soprattutto perché avevo delle aspettative altissime dopo aver visto il trailer del film (Tim Burton è eccezionale). Mi aspettavo molto di più: bellissime le foto, bellissima soprattutto l'ambientazione nel Galles contemporaneo (piovoso, grigio e freddo come piace a me), ma i personaggi mi sono sembrati tutti un po' già visti, piatti e bidimensionali e questo è strano, dovendo essere dei bambini con capacità fuori dal comune... non so, mi è sembrato come se l'autore avesse fatto un catalogo un po' freddo, facendo a gara per elencare caratteristiche sempre più strane, ma senza renderle "vere". Non mi ha lasciato con il desiderio di leggere i seguiti e vedere come va a finire la storia, in effetti lasciata proprio in sospeso da questo volume.


Il metodo del coccodrillo, Buio, Gelo, Cuccioli, Pane - Maurizio De Giovanni. Ho riunito in un unico paragrafo i cinque libri sui Bastardi di Pizzofalcone, che ho letto voracemente uno dopo l'altro dopo aver divorato, negli ultimi giorni dell'anno scorso, il primo della serie (I bastardi di Pizzofalcone). Libro dopo libro, sono rimasta conquistata da questo gruppo di varia umanità, dalle loro vicende investigative e ancor di più da quelle personali dei protagonisti, tanto più perché ambientate nei vicoli di quella che è stata la mia città per sedici anni. Le strade, le persone, le voci di Napoli sono vive e reali nelle pagine di De Giovanni, senza stereotipi né facili indulgenze. Bei lavori davvero.
 Dalle lastre del balcone arrivava l'immagine di un golfo grigio, col mare ancora molto agitato e nuvole che si rincorrevano in cielo. Una petroliera alla fonda, rossa e nera, enorme, sembrava una balena in transito. La penisola, dall'altro lato del mare, era un profilo oscuro che allungava un dito nel grigio, come se volesse indicare la sagoma dell'isola, a poca distanza. Lojacono pensò a quanto poteva essere bella quella città. se vista da lontano.





La bottiglia magica - Stefano Benni. Una bellissima lettura. Qui la mia recensione.







L'avventurosa storia dell'uzbeko muto - Luis Sepùlveda. 9 racconti del grande narratore cileno, riuniti a formare un "romanzo" in storie. Non tutti i racconti sono riuscitissimi, ma alcuni sono davvero struggenti ed emozionanti, e uno su tutti, "L'altra morte del Che", mi ha colpito al cuore. In poco più di dieci pagine, una tragicomica avventura per le strade di Buenos Aires, e una riflessione amara e dolorosa sulla sconfitta e sulla necessità di continuare, nonostante tutto, a credere e lottare.
... il suo volo non si ferma, continua a planare sulle cime come la sentinella superba del destino latinoamericano, perché un essere chiamato Che può cadere mille volte ma si rialza mille volte, e altre mille, e vola, sempre, sempre, sempre.




Cheers,
Eva






lunedì 30 gennaio 2017

RECENSIONE - La bottiglia magica - S. Benni

Hello!

Pronti per una folle e stralunata avventura?

RECENSIONE
LA BOTTIGLIA MAGICA
Stefano Benni
Illustrazioni di Luca Ralli e Tambe

TRAMA: Pin è figlio di un pescatore di nome Jep e spera di diventare ricco emigrando nel Diladalmar. Alina è rinchiusa nel collegio high-tech di Villa Hapatia, il suo sogno è fare la scrittrice. Lui ha un bel nasone e un topo per amico; lei si accompagna a un gatto (wifi) con un largo sorriso. Vi ricordano qualcuno? I loro destini si mescolano grazie alla bottiglia magica che Alina ha affidato all'acqua. È Pin a trovarla e così comincia per entrambi un viaggio di terrore e meraviglia, fatto di incontri rocamboleschi, fughe a perdifiato, prodigiosi capovolgimenti. Pin deve affrontare rapper e fate muscolose, una traversata con scafisti dalle sembianze di un gatto e una volpe, poi tanti altri amici e nemici. Alina, invece, scappando dalla preside Queen Fascion e dal crudele cuoco Monsterchef, nei sotterranei della scuola scopre un terribile segreto: qualcuno vuole cancellare ogni forma di diversità e fantasia. Riusciranno i nostri eroi a incontrarsi e rovesciare un futuro già scritto?


"Cosa fa più paura" disse Mouse, "il mostro nascosto dietro la porta o il mostro quando la porta si apre?"
"Tutti e due?"
"Forse. Ma secondo me il mostro dietro la porta è più spaventoso, perché sei tu che lo immagini, gli dai la forma delle ombre che ti terrorizzano e lo colori con l'inchiostro dei tuoi neri incubi. I suoi passi dietro la parete sembrano terremoti, extrasistole e il gong di Belzebù. Ma nel momento in cui la porta si apre, puoi guardarlo e affrontarlo. Quasi mai è brutto come lo pensavi".
"E se è ancor più brutto?"
"Allora si scappa urlando pazzamente di terrore"

Se non avete mai letto niente di Stefano Benni, vi siete persi qualcosa di grande che è successo nella letteratura italiana negli ultimi trent'anni, ma dovreste avere chiara una cosa: non è questo il libro da cui cominciare.
Perché è davvero troppo folle, pirotecnico, surreale e divergente per chi non è abituato alla fantasia colorata e onirica di questo autore bolognese che prende le parole e ci gioca, ci si diverte, mescolandole a disegni, fumetti, giornali finti e vere citazioni, sogni e incubi, riferimenti colti e pop.

Se invece già amate tutto questo e l'avete apprezzato in capolavori come "Saltatempo", "La compagnia dei Celestini", "Elianto" e gli altri, allora accompagnerete con allegria Pin nel suo viaggio per arrivare a Diladalmar, oppure tremerete di paura insieme a Alina e al suo gatto Mouse mentre si addentrano nei tenebrosi sotterranei di Villa Hapatia. Vi accompagnerete a personaggi folli e divertentissimi: Pancho, delfino comunista; Stoppino Lucinho Pergaminos y Ratòn, ratto librario; Alidoro, il barista tatuato ("inclito taverniere decorato di esuberi disegni cutanei")... e tantissimi altri, in una pirotecnica avventura costellata da lotte contro cattivi terribili come Monster Chef e Queen Fascion e scontri con mostri come Bad Pin e Malina, propri cloni crudeli creati con il cannone Malvag. Ma Pin e Alina, alla fine, si incontreranno grazie alla magica bottiglia, o forse no? E continueranno a lottare per trovare il loro posto nel regno di Diladalmar e realizzare i propri sogni di gloria.

Il libro è davvero bello, anche dal punto di vista stilistico: i capitoli dedicati ai punti di vista di Jep e Alina si alternano, mentre il loro viaggio li porta ad avvicinarsi e incrociarsi nei luoghi più impensati, e nel frattempo il tutto è inframmezzato da poesie, filastrocche, fumetti e illustrazioni, splendidamente realizzate dai disegnatori Luca Ralli e Tambe (Stefano Tambellini).




Si ride tanto, di cuore, e qua e là, perfettamente armonizzate nel testo divertente e solo in apparenza leggero, quando meno te le aspetti si trovano delle pennellate che sono vere e proprie analisi di costume, critiche feroci alla nostra società, perle di filosofia, poesie.

Chi sono quelli che stanno dall'altra parte del mare?
Io cerco di immaginare, ma mica ci riesco.
Perché penso che quelli al di là del mare stanno guardando anche loro il mare e dicono: chi sono quelli che stanno dall'altra parte del mare?
E per loro io sono uno di quelli che stanno dall'altra parte del mare.
Allora stiamo tutti dall'altra parte del mare.
Perciò se guardo il mare mi viene da dire che dall'altra parte del mare ci sono io.

Una fata è una strega raccomandata.
Una strega è una fata che si è ribellata.

Ho sguazzato tra le piovre, ho nuotato tra gli squali
Che son dei vostri mostri assai più micidiali
Ho visto sirene e meduse velenose
Ho affrontato bufere e onde spaventose
Dritto o storto mezzo vivo o mezzo morto
Io voglio andare avanti, devo arrivare al porto
Grazie dell'avviso, lo so che sarà dura
Ma fatti da parte, ho scelto l'avventura.

Cheers,
Eva

venerdì 27 gennaio 2017

Giorno della Memoria

Senza memoria l'uomo non saprebbe nulla.
G. Leopardi

Il 27 Gennaio 1945 la 60a armata dell'esercito sovietico arrivò ai cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, abbandonato dai soldati nazisti pochi giorni prima, liberandone i pochi superstiti e rivelando al mondo la prima testimonianza dell'eccidio nazifascista di circa 6 milioni tra ebrei di ogni paese europeo, omosessuali, zingari, malati mentali e minorati fisici, nonché oppositori al regime.





Non ho parole per descrivere l'orrore che tutto questo mi muove. Non ho parole per raccontare il dolore quando ho visto i luoghi, le fotografie, i registri.

Lascio parlare i libri. Ricordiamo che i nazisti bruciavano i libri "scomodi", ma teniamo sempre in mente anche che i veri mostri non sono quelli che bruciano i libri, ma quelli che ci convincono che non serve leggerli.

5 libri tra i tanti che ogni ragazzo e ragazza, oggi, dovrebbe e merita di leggere. Per non dimenticare quello che è stato possibile. 



FRED UHLMAN
L'amico ritrovato
Nella Germania degli anni Trenta, due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L'uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. 

PRIMO LEVI
Se questo è un uomo
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò "Se questo è un uomo" nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

MAUS
Art Spiegelman
La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all'Olocausto, una madre che non c'è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.


UN SACCHETTO DI BIGLIE
Joseph Joffo
L'autobiografia di un ebreo che racconta la propria infanzia e le persecuzioni subite nella Francia occupata dai tedeschi duante la seconda guerra mondiale. Dalla fuga da Parigi alla ricerca di un rifugio fino alla salvezza definitiva avvenuta grazie all'intervento di un sacerdote cattolico, il coraggio di due fratelli disposti ad affrontare le situazioni più pericolose per salvarsi e le esperienze che li fanno maturare nonostante la giovane età.



JOHN BOYNE
Il bambino con il pigiama a righe
Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero.



Eva


martedì 24 gennaio 2017

RECENSIONE - Il fiume - M. Lodoli

Hello!

Oggi vi posto una recensione che avevo in sospeso da un po'. Quella di un libro piccolo nelle dimensioni ma eccezionale nel contenuto, che mi ha incantata.

RECENSIONE
IL FIUME
Marco Lodoli
Einaudi

TRAMA: Damiano ha dieci anni e vede suo padre una volta alla settimana: una partita a tennis, una camminata lungo il Tevere. Ma un giorno si sporge per osservare le anatre e cade nel fiume, ed è uno sconosciuto - e non suo padre - a tuffarsi nell'acqua e riportarlo in superficie. Tu sei mio padre e hai avuto paura, ecco quello che Damiano non dice ma Alessandro sente. Morivo e tu guardavi come si guarda un tramonto, un film, un minuto che passa e scompare. Solo ritrovando quello sconosciuto potranno, forse, ritrovare un appiglio per il pensiero che annaspa nel vuoto. Comincia cosí un peregrinare trasognato nella notte, con il figlio che si addormenta sul sedile della macchina e il padre che attraversa la città da un punto all'altro, sulla scia degli indizi che gli vengono forniti da una galleria di personaggi stralunati: medici clandestini, diseredati, e un piccolo circo che porta in scena uno spettacolo immaginario per un bambino cieco. L'identità della persona che Alessandro sta cercando cambierà ogni volta, come spesso accade quando inseguiamo qualcosa o qualcuno. Perché non si può restare immobili e in disparte a osservare la vita mentre scorre via da noi. 

Perché certe storie vanno bene e altre rovinano, perché qualcuno si salva e qualcun altro si sfascia? Chi lo decide, chi stabilisce l'esito della vita?... C'è forse una ragione segreta per cui qualcuno, almeno per un poco, riprende fiato e forza e qualcun altro soffoca sotto le sue macerie?

Non sono romana di nascita, ma di cuore sì. Nel cuore, anche se è solo qualche anno che vivo in questa città pazza e tentacolare, gigantesca e tremenda, bellissima, mi sento di appartenere a quest'aria, a questo cielo azzurro da paura tra gli alberi del parco, a questo fiume lento e largo che scorre. 

A tutti quelli che amano Roma, a chi ci vive e se l'è scordato quanto è magnifico vivere qui, a coloro che l'hanno sempre solo vista come un bel posto turistico da cui però scappare appena possibile, consiglio questo libro per gettare uno sguardo diverso sulla città eterna e sulla sua anima più vera. Non è però solo di Roma che parla questo libro, ma forse solo a Roma poteva svolgersi questa storia pazza e onirica, con un padre e un figlio in viaggio nel ventre di una città che di giorno non si vede, alla ricerca di qualcosa, qualcuno, che dia un senso a un'esistenza che sta scorrendo lenta e inesorabile via dalle mani.

Alessandro è un uomo come tanti. Un po' triste e un po' no, lascia scorrere la sua vita senza opporsi alla piena, senza invertire la rotta, tanto a che serve? A che serve tutto? Il suo matrimonio è finito, e quello che gli resta è un rapporto esile come un filo con suo figlio, che nei pigri e rari pomeriggi che passano insieme lo guarda un po' stupito e un po' scocciato, questo padre silenzioso e rassegnato. Ma un incidente improvviso scuote Alessandro dalla sua apatia. Alessandro ora ha una missione, deve trovare l'uomo che ha salvato suo figlio: camminando lungo le rive del fiume, Damiano infatti è scivolato in quell'acqua putrida e inesorabile, e non è più tornato su. Alessandro è paralizzato, non riesce a comandare alle sue gambe di muoversi, alla sua bocca di urlare per chiedere aiuto, ma qualcuno, senza paura, si tuffa e recupera il bambino, per poi dileguarsi. Chi è? Dov'è finito? Alessandro non si dà pace: deve trovarlo e ringraziarlo, e forse solo così potrà tornare in pace con sé stesso. Ma quell'uomo è mille uomini, quell'ombra si confonde con le mille ombre di una città che sembra accogliere e poi respingere con lo stesso sorriso: così, nel suo viaggio picaresco sotto la pioggia di una notte che forse è un sogno e forse no, Alessandro incontra un medico clandestino che assiste i poveracci senza nome di cui nessuno si accorge più; partecipa a una festa surreale in un vecchio palazzo nobiliare, dove poveri pazzi intonano un girotondo triste e patetico circondati da persone ricche di soldi e povere di amore; conosce una prostituta santa e bellissima, che forse è Roma stessa che gli parla; stringe la mano a uno zingaro che forse alla fine è colui che ha salvato Damiano, e forse no, e lo stesso gli dice "grazie" perché alla fine l'ha trovato, ce l'ha fatta, finalmente qualcosa nella sua vita si è fermata al suo posto e ha smesso di scorrergli via accanto come un fiume.

Ogni tanto c'è qualcuno che dalla luna si butta nel fiume e salva un bambino, senza pensare a nulla. Qualcuno che non prova vergogna, che non sa neanche cosa sia la vergogna di esistere, che fa quello che deve fare perché la vita è tutta qui, tra la riva e il fiume, tra la pena e l'amore.

Cheers,
Eva


lunedì 23 gennaio 2017

RECENSIONE - Una scacchiera nel cervello - Alain Gillot

Hello!

RECENSIONE
UNA SCACCHIERA NEL CERVELLO
Alain Gillot
edizioni e/o

TRAMA: Quando sua sorella sbarca a Sedan e gli affida il figlio di tredici anni per qualche settimana, Vincent si sente messo con le spalle al muro. Uomo solitario che ha rotto da tempo i ponti con la famiglia d'origine, non ama troppo i ragazzini, anche se di mestiere fa l'allenatore per la locale squadra di calcio giovanile. Come rapportarsi con quel nipote che rifugge ogni contatto e passa la notte a giocare a scacchi? E come reagirà Léonard nei confronti di quello zio sconosciuto, lui che al minimo gesto o parola imprevista va nel panico più assoluto? "Una scacchiera nel cervello" è la storia di un uomo che non si aspetta più niente dalla vita e le cui certezze, in seguito al miracolo di un incontro, stanno per andare in pezzi. Nel tentativo di tirare fuori dal suo isolamento un ragazzino che si rivela affetto dalla sindrome di Asperger, anche Vincent potrebbe aprirsi di nuovo al mondo e superare le ferite familiari.





"Ho imparato a giocare a scacchi in una caffetteria dove mamma mi lasciava spesso. C'erano parecchi giocatori e io guardavo. Non erano particolarmente bravi, ma era comunque interessante. Mi piace usarebene il cervello. E' la cosa che preferisco in assoluto."

Questa storia ha dalla sua parte ben tre elementi che mi hanno attratto sin da subito e che poi, durante la lettura, si sono rivelati rispondenti alle aspettative. Prima di tutto la casa editrice: ormai con le edizioni e/o vado praticamente sul sicuro, in catalogo hanno libri interessanti e particolari e trovo molto bello potermi fidare di un progetto editoriale a scatola chiusa. Ho in lista molti altri libri della stessa casa editrice, e ogni volta è una conferma di come non sia necessario essere "vittime" di un'agguerrita campagna pubblicitaria e della mobilitazione di una portentosa "macchina da guerra" per poter accedere a belle storie.

In secondo luogo l'argomento trattato: il libro è la storia di una "famiglia di loser", come detto in quarta di copertina, ma è principalmente la storia di Léonard e dei suoi "problemi", derivanti dalla sindrome di Asperger di cui soffre. Sono molto sensibile alle storie di problematicità psicologica, soprattutto adolescenziale (qui ad esempio il mio pensiero sulla storia di Chuck, rupofobico e socialmente disadattato, ma rimangono memorabili per me anche la lettura di "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" e, parlando di adulti, la storia di Don Tillman ne "L'amore è un difetto meraviglioso").

Infine, le atmosfere ovattate e un po' decadenti di una Francia di provincia, un luogo ben lontano dal glamour parigino cui siamo abituati a pensare quando veniamo rimandati oltralpe.

"Una scacchiera nel cervello" parla del rapporto all'inizio problematico tra un adolescente "difficile", diverso, chiuso nel suo mondo di scacchi e regole ripetute all'infinito, e un giovane uomo arrabbiato con la vita e con la sua famiglia di origine, da cui si è allontanato per sopravvivere come allenatore di una squadra di calcio di ragazzini. Quando Vincent si trova a dover affrontare la convivenza con questo suo nipote così strano e lontano da lui e dal mondo in cui vive quotidianamente, si trova a dover fare i conti con sé stesso e con il proprio passato, mai veramente risolto.

Attraverso gli sforzi che fa per cercare di "parlare" al nipote, per cercare di renderlo più forte e sicuro di sé e "adattato" al mondo, Vincent fa un viaggio dentro di sé, per scoprire interrogativi ancora irrisolti e per recuperare, forse, rapporti che credeva ormai perduti.

La parte del "riscatto" di Léonard, il modo in cui il ragazzo trova un suo posto nel mondo reale al di fuori delle sue mura precise e confortevoli mi ha lasciato un po' perplessa, perché temo che nella vita reale le cose purtroppo non possano andare così bene e soprattutto così velocemente come nei tempi di questo romanzo. Se però è vista come metafora del cambiamento possibile per ciascuno di noi, è una storia che commuove e convince, soprattutto perché sin dall'inizio, da quando il passato di Vincent si rivela attraverso piccoli flashback della sua tormentata infanzia, si parteggia e si fa il tifo per questa famiglia di "perdenti".

E' stata una bella lettura, lieve senza essere superficiale, delicata e dolceamara.

Mi sentivo come uno spettatore della mia stessa vita. Una commedia. Stavo per tornare a Saint-Quentin. Tutti quegli anni per andare il più lontano possibile, e ora stavo per tornarci. Ogni barriera che avevo eretto, e fortificato ogni giorno, ora dopo ora, con ostinazione, non era bastata. Alla fine ero rimasto a due ore di strada dalla mia infanzia. Ero proprio un coglione.

Cheers,
Eva