giovedì 20 luglio 2017

RECENSIONE - La giostra dei criceti - A. Manzini

Hello!

Oggi parliamo di un romanzo di Antonio Manzini: prima di Rocco (Schiavone, of course).

RECENSIONE
LA GIOSTRA DEI CRICETI
Antonio Manzini
2017, Sellerio
(prima pubblicazione 2007)

TRAMA: Quattro malavitosi della più squallida periferia romana fanno una rapina che finisce nei disegni complessi della criminalità che conta. Parallelamente un'organizzazione di altissimi funzionari dello Stato ordisce un folle piano "Anno Zero" per eliminare il problema delle pensioni. Sono i due ingranaggi, irrazionali quanto brutali nella loro efficienza, che muovono la giostra dei poveri idioti di vari livelli - dal piccolo criminale al boss camorrista, dall'inquietante generale all'alto burocrate, dall'impiegato dell'INPS che si sente un giustiziere alla fantastica ragazza innamorata - tutti in lotta contro il loro destino insensato.






I giorni della sua vita gli sembravano tutti uguali, come soldati schierati in parata. Indistinguibili. Si sforzava, cercava un giorno, un minuto da ricordare, che rendesse quella sua vita un po' più degna. Niente, non gliene veniva in mente uno. Era vissuto come un granello di sabbia. Niente da ricordare. Niente da dire in sua memoria. Nel momento in cui avesse chiuso gli occhi, nessuno se lo sarebbe più ricordato. Sentiva freddo. Parecchio. Cominciò a tremare. Non era giusto, ma la giustizia non esiste in natura. A lui era toccata quella vita, e gli era toccata finirla così.

Premetto che sono una fan sfegatata del "mitico" vicequestore Rocco Schiavone, delle sue indagini all'ombra delle vette della Valle d'Aosta, delle sue classifiche di rotture di coglioni, e della sua umanissima comprensione per le miserie umane. Da romana in vacanza proprio in Val d'Aosta, l'estate scorsa ho letteralmente divorato, uno dopo l'altro, i suoi cinque romanzi incentrati sul romanissimo Rocco, non tralasciando i suoi racconti, pubblicati nelle varie raccolte Sellerio, incluso le "cinque indagini romane" che secondo me sono quasi superiori alle vicende "nordiche" del vicequestore. E' infatti nelle atmosfere della periferia romana che Antonio Manzini dà a mio parere il meglio di sè, tratteggiando personaggi miserabili e umanissimi, indimenticabili.

La cosa si è ripetuta in questo romanzo, uscito quest'anno ma che in realtà era già stato pubblicato nel 2007, prima che l'autore si dedicasse al personaggio che lo ha reso famoso (su vasta scala, visto il successo della fiction che è stata tratta dai romanzi). Gran merito alla CE per aver ripubblicato questo romanzo nella sua forma originale, così che si potesse apprezzare lo stile iniziale di Manzini.

A me questo romanzo è piaciuto molto: oserei dire quasi, se non avessi paura di sfiorare la lesa maestà, che mi ha coinvolto più delle vicende del vicequestore (soprattutto quelle nordiche). Il fatto è che le atmosfere romane, i personaggi delle periferie povere e borgatare, le vicende di persone piccole e miserabili sullo sfondo di storie più grandi di loro, mi affascinano e colpiscono più delle beghe da borghesia abbiente con cui Schiavone ha a che fare nel suo esilio valdostano. Manzini è stato abile, già in questa sua prima prova narrativa, a tratteggiare lo squallore umano e personale dei "criceti" che si aggirano impazziti nella giostra della vita, o meglio nella loro gabbia. Le due vicende principali del romanzo corrono apparentemente parallele, finendo poi per intrecciarsi in un incrocio di personaggi e microrealtà tristi e squallide come ce ne sono in tante periferie, ma soprattutto in quelle della grande città, mostro che fagocita vite e risputa via impietoso resti di amori, amicizie, fratellanze tradite.

E' una storia cupa, a tinte fosche, a volte quasi splatter, priva di quel velo di ironia che permea, in fondo, le vicende di Rocco. A me è piaciuta molto, ma rendersi conto che non è tutto finto, che anzi a volte la realtà, certa realtà, supera la fantasia è davvero un duro pugno nello stomaco.

Cheers,
Eva

lunedì 17 luglio 2017

RECENSIONE - L'anima del mondo - A. Palomas

Hello!
Buongiorno e buona settimana a tutti. L'autore di cui vi parlo oggi ha avuto un bel successo lo scorso autunno con la pubblicazione del suo "Un figlio", una storia che è stata apprezzata moltissimo e che ha ricevuto recensioni entusiaste. Per puro caso (vedi qui) , qualche mese fa ho comprato il libro di cui vi parlo oggi, che mi ha molto colpito.

RECENSIONE
L'ANIMA DEL MONDO
Alejandro Palomas
El alma del mundo, trad. Silvia Sichel
Neri Pozza, 2011


Che cosa succede quando la vita decide di dare una seconda opportunità a chi ha sofferto l'infelicità per una perdita indimenticabile o per il sottile male di stare al mondo? In un pomeriggio di fine giugno, Otto Stephens e Clea Ross fanno il loro ingresso alla residenza per anziani "Buenavista", a pochi chilometri da Barcellona. Tutti e due da soli e sulle proprie gambe. Otto, capelli bianchi, fazzoletto al collo, pantaloni dal taglio impeccabile e bastone con il manico di legno scuro, entra accompagnato dalla sua risata gioiosa e cristallina. Clea, invece, fedelmente seguita da Rita, una cagnetta bianca a macchie nere e marroni. Clea è stata una promessa del violoncello, ma ha dovuto abbandonare la musica e la carriera per restare accanto al marito, noto direttore d'orchestra, e adesso vive di rimpianti. Otto, a novant'anni, è ancora lo stesso scanzonato e brillante dongiovanni che era un tempo. Quando i due anziani richiedono i servizi di un'infermiera privata che si prenda cura di loro e a entrambi viene affidata Ilona, le loro esistenze, destinate a spegnersi tra le mura di un ospizio, magicamente si ridestano e si rimettono in moto. Capelli neri, pelle chiara e occhi azzurri, Ilona è fuggita anni prima dall'Ungheria comunista. Ora lavora diligentemente come infermiera. Nel tempo libero, tuttavia, medita incessantemente sulla storia d'amore appena finita con un liutaio di nome Miguel. Così, quando Otto le chiede di dargli una mano a fabbricare un violoncello, lei decide di aiutarlo...

La vita è così: uno crede che ormai non è più, invece è sì, e quando uno spera di sì, non ne ricava niente.

Capita a volte di imbattersi in una bella lettura completamente per caso, senza aver mai sentito parlare del libro, avendo solo una vaga idea dell'autore e della sua letteratura. E' quello che è successo a me, quando mi sono dedicata alla lettura di questa storia scritta in modo affascinate e quasi ipnotico. Il libro mi ha preso piano piano, facendomi conoscere lentamente i personaggi ambigui e "diversi" che ne animano le pagine: Otto e Clea, due persone molto vecchie, ormai oltre la soglia di quel rispettoso "anziano" che usiamo per definire genericamente chi è entrato nella cosiddetta terza età, e soprattutto Ilona, una donna non più giovanissima che fa loro da infermiera e assistente nella casa di cura alle porte di Barcellona dove i due decidono di passare l'ultima parte della loro esistenza.

Il personaggio di Ilona è davvero interessante: dice pochissimo in tutto il libro ma il suo carattere, la sua storia, le sue paure e i suoi dolori sono tratteggati benissimo dai suoi pensieri che attraversano tutto il romanzo. Leggendo le sue riflessioni ho imparato qualcosa sulle dittature comuniste "oltre cortina", sul clima di paura e intimidazioni che condizionava pesantemente la vita di milioni di persone. Le sue ginocchia doloranti, il suo silenzio impaurito e la sua solitudine mi hanno colpito al cuore.

Anche la lunga vita di Clea e Ross affascina e colpisce: vite fatte di dolori, di incomprensioni, di sacrifici e rinunce, e quando si diventa vecchi e ci si guarda indietro, chi può dire cosa resta da salvare? Eppure, anche quando si intravede la fine, c'è sempre tanto da perdonare, tanto da ricordare, e tanto ancora da costruire.

Una lettura lenta, evocatrice e raffinata, un autore da approfondire.

Cheers,
Eva

martedì 11 luglio 2017

RECENSIONE - Piccole grandi cose - J. Picoult

Hello!

Per la mia prima recensione dopo un bel po' di tempo, oggi vorrei parlarvi di un libro della scrittrice americana Jodi Picoult, scrittrice che ho scoperto di recente grazie a uno dei più bei libri letti l'anno scorso, "Leaving" (trovate qui la mia reensione). La Picoult è molto conosciuta soprattutto per il libro "La custode di mia sorella", da cui è stato tratto l'omonimo film, e io pian piano sto leggendo tutti i suoi lavori perché mi piace moltissimo come costruisce le storie e come sfida il lettore a mettere in discussione le proprie idee. Gli argomenti che tratta non sono mai banali, anzi spesso si rimane stupiti davanti alla sua capacità di immergersi nelle situazioni e renderle coinvolgenti anche se  apparentemente lontane dalla nostra vita.

Appena è uscito, ho subito desiderato leggere questo suo ultimo lavoro, di cui vi parlo oggi.

RECENSIONE
PICCOLE GRANDI COSE
Jodi Picoult
Small Great Things, trad. L. Corradini Caspani
Corbaccio, 2016

Da più di vent'anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino. L'ospedale soddisfa la loro richiesta di impedire a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l'unica ostetirca in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all'esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo. Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l'ipotesi di razzismo nei confronti dell'infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l'avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di sé stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva.

"Hai ragione" concordo. "Ti serve giustizia." Ruth si ferma, pur continuando a distogliere lo sguardo da me. "Vorrai dire uguaglianza" rettifica.
"No, voglio dire giustizia. Uguaglianza è trattare tutti allo stesso modo. Ma giustizia è tener conto delle differenze, così tutti hanno una possibilità di riuscire." La guardo. "La prima suona equa. La seconda è equa. Uguaglianza è dare a due bambini un testo stampato. Ma se uno è cieco e l'altro ci vede, non ha senso."

Che libro splendido.
Quasi quasi potrei concludere qui, perché davvero è uno dei libri più potenti ed emozionanti che io abbia letto negli ultimi anni. E' vero, io sono molto sentimentale nelle mie recensioni, e purtroppo (o per fortuna) non riesco a separarmi dalle emozioni che una storia mi muove dentro, quando sono così profonde come quelle che questo libro mi ha suscitato. Le mie recensioni, che altro non sono se non riflessioni su quello che leggo, sono lo specchio di quello che ho provato leggendo, un chiacchierare a volte confuso che non può che concludersi in questo caso con un'esortazione a tutti: leggetelo!

E' scritto come al solito molto bene, e come al solito, data la grande bravura dell'autrice, è capace di offrire al lettore diversi punti di vista di una stessa questione, forzandolo a mettere in discussione sè stesso e le proprie convinzioni (o illusioni). Come si evince già dalla trama, il tema principale è il razzismo, soprattutto quello nei confronti delle persone di colore, ma nel libro è visto da tanti aspetti, non solo quello della discriminazione delle persone con un colore della pelle diverso da quello della maggioranza. C'è infatti anche una profonda riflessione sulla genitorialità e sul dolore terribile causato dalla perdita di un figlio, con un interessante contrasto tra l'umanissima pietà e compassione che proviamo istintivamente per due genitori colpiti da un dolore così grande e la contemporanea e immediata repulsione per le idee e la vita di quegli stessi genitori. E' bello e, per me, completamente inedito l'argomento della "riconversione" dei razzisti, con una riflessione sul percorso di consapevolezza che, soprattutto negli Stati Uniti, molte persone fanno a proposito delle loro convinzioni. C'è il punto di vista delle persone "bianche", magari genuinamente non razziste, ma così terrorizzate dalla raccapricciante ipotesi di scoprirsi peggiori di quanto credono da sottolineare invece, senza volerlo, ogni differenza tra due mondi contrapposti e che spesso non riescono davvero a parlarsi. E c'è il punto di vista delle persone di colore che vogliono, anzi sono orgogliosi di "differenziarsi" il più possibile, perché loro non sono "come i bianchi", non vogliono l'elemosina di una concessione da parte di indulgenti padroni.

Questo romanzo mi ha fatto riflettere soprattutto su quello che la Picoult chiama "razzismo inconsapevole": nessuno di noi bianchi si sofferma mai a pensare al peso che il colore della sua pelle ha nell'ambiente che frequenta, è un dato di fatto acquisito che noi bianchi siamo la "norma". Pensate quando leggiamo un romanzo: non ci viene detto di che colore è la pelle dei protagonisti, a meno che non sia nero... Soprattutto mi ha colpito tantissimo un passaggio in particolare: al contrario dei neri, nessun bianco cresce con l'idea e l'acuta consapevolezza che quello che fa, in bene o in male, ricadrà in positivo o in negativo su tutti quelli della sua "razza". Io ho pensato tanto, leggendo questo libro, mi sono arrabbiata, ho riflettuto e anche pianto. Che brava Jodi Picoult!

Cheers,
Eva

venerdì 7 luglio 2017

Un nuovo inizio

Hello!

Bentornati nel mio angolo, dove torno dopo un po'!
Grazie mille per esservi riaffacciati qui da me. E' tanto tempo che non scrivo qui sul blogghino, anche se ovviamente, in tutto questo tempo, non ho smesso di leggere.
In queste ultime settimane, anzi, ho letto tanto e così bene come non mi capitava da tanto tempo.

Spero che la sorpresa che avete trovato vi sia piaciuta... ebbene sì, dopo parecchio tempo ho cambiato la grafica del blog.
In questo periodo di "stand by", ho provato a lavorare sull'aspetto esteriore del mio spazio, cercando di renderlo più semplice e pulito, più lineare, più "mio". Non garantisco che rimarrà identico nei prossimi giorni, potrebbero esserci alcuni piccoli aggiustamenti, soprattutto perché voglio renderlo il più pratico possibile e io non sono così brava con robe di grafica e così via... anzi, ogni suggerimento e consiglio è ben accetto!

Questo mio riaffacciarmi nel mondo della blogosfera ha per me il sapore di un riavvio, di un nuovo inizio, in cui dare spazio soprattutto a un aspetto della mia vita che è da sempre, per me, fondamentale: leggere storie. In queste ultime settimane mi sono resa conto che sono fisicamente circondata di storie, che a casa ho decine e decine di libri comprati negli ultimi anni sull'onda di un impulso, di una spinta all'accumulo che, mi rendo conto, sta cominciando a sconfinare quasi nell'ossessione. Quanto c'è ancora da leggere, e quanto poco tempo c'è sempre...
Per questo, qui in questo mio spazio d'ora in poi troverete anche chiacchierate su libri usciti non proprio recentemente, in aggiunta a qualche nuova uscita, soprattutto quelle dei miei ben noti autori "feticcio". Inoltre, come sempre non troverete mai recensioni del tutto negative: dato che "la vita è troppo breve per leggere libri brutti", farò come sempre mio il Diritto Del Lettore Numero 3 ("Il diritto di non finire il libro") e porterò a termine solo quei libri che mi lasciano qualcosa di positivo dentro.

Il mio "nuovo inizio" è testimoniato anche dal nuovo nome del blog, che ora come potete vedere è

La libreria di Eva

a simboleggiare il fatto che questo spazio virtuale sarà un po' il riflesso dei miei scaffali di casa, sui cui si accumulano viaggi della mente, pensieri, un po' di polvere e tanta libertà. Negli ultimi tempi, dopo un'ubriacatura di letture su ebook e tablet, per me sta infatti ritornando prepotente l'esigenza di leggere su carta, anche ma non solo per non "sprecare" il vero patrimonio di parole e immaginazione che mi circonda in casa, patrimonio per il quale spendo molto più che per qualsiasi altra cosa che mi riguardi.

Per oggi vi lascio, augurandovi uno splendido weekend che in tutta Italia si preannuncia di sole e caldo estivo: al mare o in montagna, in città o al lago, buone letture!

A presto.

Cheers,
Eva