venerdì 23 settembre 2016

RECENSIONE: "Squadra speciale minestrina in brodo" - R. Centazzo

Hello!


Buon primo giorno di autunno!
Oggi inizia, ufficialmente e astronomicamente, la stagione della vendemmia, delle foglie colorate, dei primi venti freddi, dei funghi e dei libri letti con in mano una bella tazza di té fumante...
Ma prima di lasciare andare del tutto l'estate, ecco la recensione di un libro letto in agosto...

RECENSIONE
SQUADRA SPECIALE MINESTRINA IN BRODO
Roberto Centazzo
TEA, 2016

TRAMA: Ferruccio Pammattone, ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignogna, ex sovrintendente alla Scientifica, Luc (e non Luca per un errore dell'impiegato all'anagrafe) Santoro, ex assistente capo all'Immigrazione, hanno molte cose in comune: sono amici da una vita, si sono arruolati insieme nel lontano 1975 e sono stati appena congedati per raggiunti limiti d'età. Ma alla pensione non possono e non vogliono abituarsi. Si annoiano. Così, mentre chiacchierano sul lungomare di Genova, pensano che potrebbero rimettersi subito in azione, per dedicarsi finalmente a tutti quei casi che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai potuto affrontare quando erano in servizio. Adesso, finalmente, non devono rendere conto a nessuno, soltanto alla loro coscienza che li spinge a indagare, al loro stomaco che s’infiamma alla vista di un würstel e alla loro prostata che reclama una sosta. Ferruccio Pammattone, nome in codice Semolino (se mangia pesante si riempie di macchie rosse ed è costretto a una dieta durissima), Eugenio Mignogna, nome in codice Kukident (per festeggiare la pensione si è regalato una smagliante dentiera) e Luc Santoro, nome in codice Maalox (soffre di atroci bruciori di stomaco) diventano la «Squadra speciale Minestrina in brodo». Non intendono certo fare i giustizieri della notte, beninteso. Riferiranno i risultati ai loro ex colleghi, che, grazie alla «Squadra speciale», potranno mettere un punto ad alcuni casi altrimenti destinati a restare sepolti in un armadio.

E' una recensione un po' strana quella che state per leggere. Voglio essere sincera: a distanza di più di un mese da quando ho terminato questo libro, ricordo molto poco della trama gialla. Qual è il caso da risolvere, chi è il colpevole, quale indizio decisivo... sono tutte cose che si sono dissolte nella memoria, lasciandomi solo un vago ricordo di vicoli genovesi, di sottobosco affollato di piccoli delinquenti, e, purtroppo, di una storia di investigazione davvero poco incisiva.

Quello che mi è rimasto impresso di questo romanzo sono i personaggi: i tre poliziotti finalmente in pensione, che invece di trascorrere le giornate al bar o sul lungomare a chiacchierare, decidono di non abbandonare completamente il loro mestiere e di costituire la "squadra speciale Minestrina in brodo", che investigherà sui casi rimasti irrisolti nelle loro carriere, finalmente liberi dai lacci spesso troppo stretti delle regole della giustizia italiana.

Purtroppo, quello che dal titolo poteva sembrare un simpatico espediente per caratterizzare tre personaggi magari fuori dal coro (alla Malvaldi, pr intenderci, con i suoi vecchietti del bar Lume), si è rivelato invece, a mio parere, un clamoroso boomerang. Infatti i tre vecchi poliziotti in pensione, Semolino, Kukident e Maalox, lungi dall'essere simpatici, accattivanti e attraenti, sono, in una parola... ributtanti.
Raramente ho incontrato personaggi così antipatici e repellenti, nel loro carattere, nelle loro azioni, nelle scelte che fanno, nelle loro espressioni verbali, negli atteggiamenti da prepotenti.
..."Non so a te, amico, ma a me funziona tutto proprio come quando avevo vent'anni, e mi piacciono le giovani, non le vecchie"
Santoro gli assestò un calcio in uno stinco.
"Nemmeno di Santamaria? Cosa sai di lui?"
"Niente, io non so niente"
Mignogna gli passò un coltello affilato sul collo. Abdel si pisciò addosso.
Ebbene, li ho detestati dall'inizio alla fine. Sì perché poi in realtà il libro l'ho finito, anche se è stato un po' una delusione dal punto di vista giallo, e questo perché la scrittura di Roberto Centazzo è solida, lo stile sicuro e le ambientazioni... le ambientazioni genovesi sono meravigliose e ottimamente descritte.

Da quella posizione elevata, in cima a Vico alla Vena, una scalinata in discesa che conduceva in via Gramsci, si intravedeva il mare: uno scorcio d'acqua lucente e immobile, una lastra splendente come un vassoio d'argento racchiusa tra le nuove costruzioni della darsena.

Ma è davvero l'unica cosa che mi è piaciuta in questo libro, che d'accordo, è una prima avventura dei tre investigatori, serve più che altro a presentarli, ma mi ha lasciato pochissimo, e sicuramente non mi invoglia a continuare la lettura delle loro investigazioni.
Peccato.

Credo sia la prima volta che posto una recensione negativa qui sul mio blogghino... se l'avete letto, sono curiosa di sentire le vostre opinioni.

Cheers,
Eva

lunedì 19 settembre 2016

WHAT'S ON MY BEDSIDE TABLE?

Hello!

Buon lunedì e buona settimana!
Dopo un po' di pausa, oggi riprendo la rubrica

WHAT'S ON MY BEDSIDE TABLE?
Una rubrica ideata da Valy di Sparkle from Books, in cui, ogni lunedì, 
vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.




SUL MIO COMODINO C'E'...
Muro di fuoco
Henning Mankell
L'ottava inchiesta del commissario Kurt Wallander, il commissario di polizia di Ystad creato dalla penna del primo e più famoso giallista "nordico" recentemente scomparso, Henning Mankell.

SONO A...
Capitolo 33, pagina 594 su 775 (sul mio ereader). Si sta rivelando una lettura "maratona", il libro è davvero molto lungo... Alla fine del capitolo precedente c'è stato però un primo colpo di scena veramente inaspettato (di cui, ovviamente, non vi dico nulla...). La lettura è iniziata con un po' di fatica ma nelle ultime pagine mi sta appassionando molto di più, e la storia ha decisamente preso il volo.

E' SUL MIO COMODINO PERCHE'...
Amo i gialli nordici in generale, e adoro le atmosfere cupe e scure delle ambientazioni scandinave (e simili). E amo il personaggio dolente e rassegnato di Kurt Wallander, con la sua tenacia nelle investigazioni a dispetto di una generale sensazione di scoraggiamento nei confronti della società moderna e del suo degrado umano e morale. Qui trovate la mia recensione della precedente inchiesta del commissario.

E voi? Cosa state leggendo di bello?

Cheers,
Eva


domenica 18 settembre 2016

RECENSIONE - "Mi chiamo Chuck" - Aaron Kano

Hello!

Oggi vi presento la recensione di un breve libro "per ragazzi", che avevo letto tempo fa e che negli ultimi due giorni ho riletto con molto piacere. Stavo annaspando in una lettura lenta e un po' noiosa, che si sta trascinando da più di 400 pagine, e avevo bisogno di rifiatare un pochino. Come dicevo, il libro è "per ragazzi", sì, ma non solo, perché parla di argomenti molto più grandi e generali, che fanno riflettere senza pesantezza.

RECENSIONE
MI CHIAMO CHUCK
Aaron Karo

TRAMA: Charles, detto Chuck, ha diciassette anni e si lava le mani continuamente, controlla anche cento volte di seguito che le piastre dei fornelli siano spente e non va mai a dormire senza aver fatto la pipì fino allo sfinimento. Ha un amico del cuore, Steve, l'unico a cui confida le sue stramberie e una sorella, Beth, bella, normale e piena di amici che lo ignora fino a negargli persino l'amicizia su Facebook. La sua giornata è costellata dalla ripetizione di gesti, regole maniacali che lui stesso si è imposto per non perdere del tutto il controllo di sé. E poi ci sono le Converse: ne possiede decine di paia di ogni colore che ha abbinato ai vari stati d'animo. Converse rosse: arrabbiato; gialle: nervoso e così di seguito. I genitori, però, sono sempre più preoccupati e, nonostante le rimostranze di Chuck, decidono di spedirlo da una psichiatra. L'arrivo di una nuova compagna di classe e il desiderio di aiutare il suo amico bullizzato convinceranno Chuck a prendere sul serio i suoi sintomi e a iniziare una terapia.

Converse rosse = incazzato.
Converse arancioni = stanco.
Converse rosa = annoiato.
Converse giallo canarino = nervoso.
Converse azzurre = eccitato.
Converse grigie = insicuro.
Converse marrone chiaro = ansioso.
Converse bianche = frustrato.
Converse viola = agitato.
Converse marrone scuro = tranquillo.

Lo confesso: ho comprato questo libro per via della mia mania per le Converse, le scarpe da ginnastica basse e colorate che ho cominciato a portare da adolescente e che continuo a indossare con orgoglio e un po' di ostinazione, in tanti colori diversi, anche con la pioggia, d'inverno e nelle occasioni più eleganti. Come Chuck, il protagonista di questo breve libro per ragazzi, che mi ha fatto passare qualche ora in allegria, portandomi con intelligenza e simpatia nel mondo di un adolescente problematico e un po' "strano".

Come suggerisce infatti il (lunghissimo) sottotitolo del libro, Chuck soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo, certificato dal medico, che gli impedisce di condurre un'esistenza normale come i suoi coetanei. Non riesce a parlare con la gente perché è ossessionato dalla pulizia (e in effetti sappiamo quanto gli adolescenti possano essere poco puliti), non può assolutamente fare a meno di seguire le sue regole ossessive e ripetitive in casa e a scuola, ed è totalmente incapace di sostenere una conversazione con un'esponente del sesso femminile. Quale ragazza infatti potrebbe mai essere interessata a lui e allo strambo Steve, l'unico amico che ha?

Così si trascinano le sue giornate, tra una sorella minore bella e popolare che lo detesta, due genitori preoccupati e impotenti di fronte al suo disturbo, una maschera di invisibilità a scuola, e una terapeuta che cerca di condurlo lungo la strada dolorosa e difficile della guarigione.

L'incontro con Amy, bella e simpatica, che si unisce alla classe a metà anno, sarà lo stimolo che spingerà Chuck a cercare di affrontare le sue paure e le sue ossessioni e a cambiare tutto il suo mondo, ma in realtà neppure la bellezza del primo amore e il batticuore del primo bacio riuscirà a tirar fuori Chuck dal pantano delle sue fobie, soprattutto quella per la sporcizia: la scena in cui Amy, con in braccio il suo cagnolino, va a trovarlo nella sua stanza, sancta sanctorum in cui mai nessun animale ha messo zampa, e per di più cerca di baciarlo, è sinceramente comica e contemporaneamente angosciante. Assistiamo infatti alla disperata lotta tra le due anime di Chuck: il suo desiderio di essere finalmente normale e baciare Amy, la splendida Amy che vuole baciare lui, si scontra con il suo orrore per i peli di cane, per la saliva di un'altra persona, per l'odore estraneo, per la vicinanza con qualcun altro.

Ovviamente, finirrà in un disastro, ma non sarà la fine dei suoi guai: Chuck dovrà affrontare molte altre difficoltà che metteranno in crisi il suo intero mondo, prima di capire che, perché sia possibile guarire, non è per amore di qualcun altro che si deve lottare, bensì per sé stessi e per la propria felicità.

"Amy," dico sopraffatto dalla gratitudine "sono magnifiche."
"Sono felice che ti piacciano"
"Ma... che emozione dovrebbe abbinarsi alle scarpe scozzesi?"
"Be'," dice Amy "penso che al tuo sistema ne manchi ancora una".

Alla fine, che cosa significheranno per Chuck le Converse scozzesi?

Non vedo l'ora di metterle.

Cheers,
Eva



martedì 13 settembre 2016

RECENSIONE - "Leaving" - J. Picoult

Hello!

Oggi vi parlo di un libro molto particolare, che quest'estate mi ha emozionato profondamente. So che questo libro sta ottenendo pareri del tutto opposti, c'è chi lo ama e chi lo detesta... beh, io faccio decisamente parte del primo gruppo. Se vi fa piacere, ecco cosa ne penso...

RECENSIONE
LEAVING
Jodi Picoult

TRAMA: Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare...

E' il primo libro che leggo di questa autrice, anche se già la conoscevo di nome soprattutto grazie al famoso film tratto da un altro dei suoi lavori, "La custode di mia sorella". Sapevo dell'enorme successo che questa scrittrice ha oltre oceano, e sapevo già che i suoi libri hanno la fama di trattare argomenti forti, di non facile "digestione". Mi sono quindi approcciata a questo "Leaving" soprattutto perché, avendone letto la trama, non potevo proprio farne a meno: io adoro i grandi mammiferi, soprattutto gli elefanti, e il mio grande sogno di bambina era quello di diventare etologa e passare il tempo ad osservare gli animali.


E' un libro molto particolare, per il quale, più che per altri, ho dovuto attuare quella "sospensione dell'incredulità" che a volte è necessario per apprezzare a pieno un'opera letteraria o un film (scusate se faccio un po' la saputella: "sospensione dell'incredulità" o "suspension of disbelief": particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia. La frase venne coniata da Samuel Taylor Coleridge in un suo scritto del 1817.) In particolare, ho dovuto superare uno scoglio non indifferente nei riguardi del personaggio di Serenity, perché a me, concreta e razionale fino al midollo, gli affari sovrannaturali del tipo sensitivi, veggenti e così via danno un fastidio quasi fisico. Ma in nome del mio amore per gli elefanti, e, man mano che leggevo, della mia passione per la bella scrittura e per le storie appassionanti, mi sono letteralmente lasciata andare al fluire della storia, immergendomi completamente in essa.

Attenzione, ora. Farò un piccolo spoiler ma cercherò di evitare di rovinare la "sorpresa" a chi non ha ancora letto il libro e intende farlo, perché la soluzione che la Picoult dà all'intreccio, che a me è sembrata riuscitissima, davvero appassionante e soprattutto inaspettata, è quello che in gran parte caratterizza il libro. Quindi, se non volete avere neanche il più piccolo indizio, non evidenziate le righe seguenti passandoci sopra con il mouse per leggerle...

***Se come me avete amato il film "Il sesto senso", di Shyamalan, il finale di Leaving vi sorprenderà, vi spiazzerà e vi lascerà entusiasti e senza fiato.***

La trama è davvero appassionante. Ho amato moltissimo il continuo cambio di punto di vista, alternato tra Serenity, in lotta per recuperare un po' della sua credibilità da sensitiva, Virgil, privat eye ammaccato e sfiduciato, Jenna, la tredicenne protagonista, testarda e saggia (forse un po' troppo per la sua età), e Alice, appassionata del suo lavoro e scomparsa: dov'è, che fine ha fatto, perché ha abbandonato l'amatissima figlia? Riuscirà Jenna a ritrovarla, se è ancora viva? E se lo è, perché non l'ha cercata in tutti questi anni?

L'intero romanzo si snoda su una serie di temi importanti, portati avanti sui binari paralleli della storia con protagonisti umani e degli studi etologici di Alice sugli elefanti. Entrambi gli aspetti mi hanno colpito, affascinato e interessato moltissimo.
Si vede che Jodi Picoult si è documentata moltissimo sul comportamento degli elefanti e sugli studi su questi animali, magnifici e antichi. Le digressioni scientifiche sono esposte benissimo, molto appassionanti, sono divulgative ma approfondite. Che volete farci, in famiglia viviamo di Nat Geo Wild e documentari naturalistici, e mi è piaciuto molto leggere delle reazioni degli elefanti al lutto, delle risposte empatiche dei membri del branco agli stimoli esterni, del fortissimo legame tra madre e cucciolo e dei parallelismi anche inquietanti con il senso di maternità tipicamente umano.

E' un libro struggente e a tratti anche triste. Il senso di perdita, di dolore e di lutto sottende la narrazione, e in alcuni casi ha toccato corde delicate e profonde dentro di me. E' un libro che parla di sogni spezzati, di conti con sé stessi rimandati all'infinito. E' un libro che parla e che spinge a riflettere sulla maternità, e su tutte le implicazioni che comporta la profonda vicenda umana che è la relazione madre-figlio, implicazioni non solo e non sempre facili, lineari, felici. Ma è anche un libro di speranza, perché racconta dell'unico modo possibile per riuscire ad affrontare le perdite più dolorose, le cadute più amare, che inevitabilmente nella vita si devono affrontare.

In tswana, hanno un detto: Go o ra motho, ga go lelwe. Dove c'è sostegno, non c'è lutto.

Cheers,
Eva

PS Unendomi all'autrice che ne parla nella nota finale, invito tutti gli amanti degli animali a visitare il sito web dell'Elephant Sanctuary di Hohenwald, Tennessee (qui).

venerdì 9 settembre 2016

RECENSIONE "Lockwood & Co. Il teschio parlante" - J. Stroud

Hello!

La routine quotidiana ricomincia, il lavoro riprende, le corse per incastrare tutti gli impegni, e tra un po' anche la scuola... niente di meglio che consolarsi con un bel libro!
Comincio oggi a postare le recensioni di alcuni dei libri che mi hanno accompagnata in questa lunga estate ormai agli sgoccioli, e in particolare oggi parliamo di...

RECENSIONE
LOCKWOOD & CO. IL TESCHIO PARLANTE
Jonathan Stroud


TRAMA: A sei mesi da quella terribile notte, in cui Anthony, Lucy e George sopravvissero in una casa infestata da fantasmi, l’agenzia di acchiappafantasmi Lockwood & Co. non ha più fatto molti progressi. L’agenzia rivale cerca sempre di mettergli i bastoni tra le ruote, senza permettettergli di portare a termine alcuna missione. Anthony non può che prendere una decisione: sfidarli nella soluzione di un caso; e chi perderà sarà costretto ad ammettere la sconfitta niente di meno che
sul Times. La sfida ruoterà intorno al mistero di Mr. Saunders e della riesumazione del cadavere di un dottore vittoriano capace in passato di comunicare con i morti...
 

Saunders si inumidì le labbra sottili. Deglutì in modo udibile, sembrava riluttante a rispondere. "Un nome" bisbigliò, "ma non un nome qualsiasi". Si sporse in avanti, con le ginocchia ossute che sfioravano pericolosamente le tazze del tè. Lockwood, George e io lo imitammo. Una strana atmosfera di terrore aveva invaso la stanza. Joplin, d'un tratto, perse di nuovo il controllo delle carte e ne fece cadere un bel po' sul tappeto. Fuori, una nuvola doveva aver oscurato il sole: la luce era grigia e fredda.
Lo scavatore respirò a fondo. Il sussurro salì in un improvviso, terribile crescendo. "Il nome Edmund Bickerstaff vi dice niente?". Le parole echeggiarono nella stanza, rimbalzando sui pungoli per fantasmi e i catturaspiriti appesi alle pareti. Restammo immobili. L'eco svanì.
"A dire il vero no" rispose Lockwood.



Se avete amato Harry Potter, soprattutto (come me) nelle sue atmosfere dark e cupe degli ultimi libri, se avete adorato (come me) la tetralogia di Bartimeus e ritenete la penna di Jonathan Stroud una delle più brillanti del decennio, allora non potete assolutamente perdervi questa sua saga horror che è contemporaneamente paurosissima e divertente, cupa e ironica, adatta a ragazzi e adulti.

I tre membri della piccola agenzia Lockwood & Co., Anthony, George e Lucy, la voce narrante della storia che con "Il teschio parlante" è giunta al secondo capitolo tradotto in italiano, non vanno a scuola, non passano il tempo giocando a pallone per strada, non mangiano merendine amorevolmente preparate dalla mamma: vivono da soli, lavorano, e fanno quello che da cinquant'anni fanno i bambini e i ragazzi a Londra e in tutta l'Inghilterra: vanno a caccia di fantasmi


Solo i bambini e gli adolescenti, infatti, da quando si è verificato l'inizio del Problema, hanno la possibilità di sentire o vedere i visitatori che infestano le strade e le case, e quindi di procedere alla "disinfestazione". Qualche volta i fantasmi sono innocui o solo fastidiosi, come una Vergine di Gelo ("E' una figura femminile grigia e fosca, che spesso indossa abiti di antica foggia e viene avvistata in modo poco chiaro a distanza. Irradia potenti sensazioni di malinconia, e di norma si avvicina raramente ai vivi") o un Furtivo ("Un fantasma di Tipo Uno che resta nascosto nell'ombra, da dove si sposta di rado, che non affronta mai direttamente i vivi ma anche a distanza trasmette forti sensazioni di ansia e paura strisciante"). Ma molto più spesso i fantasmi che i tre protagonisti devono affrontare sono terribili, disgustosi, estremamente potenti e pericolosi: lo Spettro Oscuro ("Una varietà spaventosa di fantasma di Tipo Due, che si manifesta come chiazza di buio semovente, che talvolta si espande velocemente ad abbracciare tutta una stanza"), l'Ossa-Nude ("Cadavere sanguinolento e privo di pelle, con occhi ballonzolanti e denti digrignati")...

Armati di bombe al sale, di catene e dei loro stocchi d'argento, in questa avventura Anthony, George e Lucy si accompagnano (malvolentieri) a un misterioso teschio che comunica solo con Lucy per affrontare una terribile avventura nei sotterranei di un cimitero londinese, dove probabilmente si nasconde un temibile e potentissimo manufatto magico, creato con la magia nera decenni prima, e che con la pratica della stessa magia nera può essere rimesso in funzione.

I ragazzi della Lockwood & Co., in gara con altre agenzie londinesi, sono incaricati di trovarlo e di impedire a gruppi di adoratori delle scienze occulte di entrare in possesso dell'oggetto, perché il pericolo sarebbe inimmaginabile se cadesse nelle loro mani...

Ho trovato questo libro davvero stupendo. In alcune parti è davvero pauroso, tanto che mi viene il sospetto che forse solo bambini con più di dodici-tredici anni possano leggerlo senza avere incubi, ma è sempre molto divertente, ironico, avvincente e appassionante. La storia è davvero ben scritta, e d'altronde, dopo aver amato gli altri libri di questo autore, non mi aspettavo niente di meno. Lo sviluppo della trama estremamente convincente e i colpi di scena finali (non uno, ma due!) sono davvero spettacolari: non vedo l'ora che venga tradotto il terzo volume, già uscito in lingua originale, e poi gli altri (date qui uno sguardo al mondo creato da Stroud).

Davvero una splendida lettura, evasione e intrattenimento intelligente e appassionante, con una vena malinconica commovente. Nessun adulto ad aiutare, a dare una mano, a risolvere i problemi: i giovani protagonisti sono soli di fronte alla paura e al terrore, ma grazie alla loro forza interiore, alla loro autoironia... e a una buona tazza di tè, riescono a fronteggiare con coraggio gli orrori che solo loro possono affrontare.

Ci spostammo di lato e aspettammo. A lungo.
"Lockwood" dissi.
"Cosa c'è?"
"Credo che sia finita".
Nessuno parlò. Nessuno si mosse.
La morte è sfuggente: anche se la stai aspettando, il momento in cui arriva ti scivola fra le dita. Non ci sono teste reclinate all'improvviso, come si vede nei film. Rimani lì, in attesa che succeda qualcosa, e a un tratto ti accorgi che te lo sei perso. E' ora di passare oltre. e non c'è niente da vedere. Mai più niente da vedere.

Cheers,
Eva


mercoledì 7 settembre 2016

Partecipiamo numerosi!

Hello!

Post dedicato a due blog amici, oggi, che festeggiano il loro angolo con due iniziative molto carine che ho tanto piacere di condividere qui con voi.


Chiara, del bellissimo blog La Lettrice sulle Nuvole, ha organizzato uno splendido GiveAway un po' diverso dal solito: in palio ci sono infatti tre bellissimi libri, autografati espressamente dagli autori. 

Per partecipare cliccate direttamente qui. Se anche voi siete avide di buone letture, non perdete questa occasione di vincere Limone, De Silva o Malvaldi... che aspettate? Correte da Chiara!



Sono poi stata invitata a partecipare a un party di compleanno, per la precisione al Link Party organizzato da Susy del blog I Miei Magici Mondi, che ha appena compiuto due anni!
Per partecipare, dovete dare il via libera alla vostra vena creativa e scrivere... Partecipate cliccando qui.

Cheers,
Eva