martedì 11 luglio 2017

RECENSIONE - Piccole grandi cose - J. Picoult

Hello!

Per la mia prima recensione dopo un bel po' di tempo, oggi vorrei parlarvi di un libro della scrittrice americana Jodi Picoult, scrittrice che ho scoperto di recente grazie a uno dei più bei libri letti l'anno scorso, "Leaving" (trovate qui la mia reensione). La Picoult è molto conosciuta soprattutto per il libro "La custode di mia sorella", da cui è stato tratto l'omonimo film, e io pian piano sto leggendo tutti i suoi lavori perché mi piace moltissimo come costruisce le storie e come sfida il lettore a mettere in discussione le proprie idee. Gli argomenti che tratta non sono mai banali, anzi spesso si rimane stupiti davanti alla sua capacità di immergersi nelle situazioni e renderle coinvolgenti anche se  apparentemente lontane dalla nostra vita.

Appena è uscito, ho subito desiderato leggere questo suo ultimo lavoro, di cui vi parlo oggi.

RECENSIONE
PICCOLE GRANDI COSE
Jodi Picoult
Small Great Things, trad. L. Corradini Caspani
Corbaccio, 2016

Da più di vent'anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino. L'ospedale soddisfa la loro richiesta di impedire a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l'unica ostetirca in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all'esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo. Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l'ipotesi di razzismo nei confronti dell'infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l'avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di sé stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva.

"Hai ragione" concordo. "Ti serve giustizia." Ruth si ferma, pur continuando a distogliere lo sguardo da me. "Vorrai dire uguaglianza" rettifica.
"No, voglio dire giustizia. Uguaglianza è trattare tutti allo stesso modo. Ma giustizia è tener conto delle differenze, così tutti hanno una possibilità di riuscire." La guardo. "La prima suona equa. La seconda è equa. Uguaglianza è dare a due bambini un testo stampato. Ma se uno è cieco e l'altro ci vede, non ha senso."

Che libro splendido.
Quasi quasi potrei concludere qui, perché davvero è uno dei libri più potenti ed emozionanti che io abbia letto negli ultimi anni. E' vero, io sono molto sentimentale nelle mie recensioni, e purtroppo (o per fortuna) non riesco a separarmi dalle emozioni che una storia mi muove dentro, quando sono così profonde come quelle che questo libro mi ha suscitato. Le mie recensioni, che altro non sono se non riflessioni su quello che leggo, sono lo specchio di quello che ho provato leggendo, un chiacchierare a volte confuso che non può che concludersi in questo caso con un'esortazione a tutti: leggetelo!

E' scritto come al solito molto bene, e come al solito, data la grande bravura dell'autrice, è capace di offrire al lettore diversi punti di vista di una stessa questione, forzandolo a mettere in discussione sè stesso e le proprie convinzioni (o illusioni). Come si evince già dalla trama, il tema principale è il razzismo, soprattutto quello nei confronti delle persone di colore, ma nel libro è visto da tanti aspetti, non solo quello della discriminazione delle persone con un colore della pelle diverso da quello della maggioranza. C'è infatti anche una profonda riflessione sulla genitorialità e sul dolore terribile causato dalla perdita di un figlio, con un interessante contrasto tra l'umanissima pietà e compassione che proviamo istintivamente per due genitori colpiti da un dolore così grande e la contemporanea e immediata repulsione per le idee e la vita di quegli stessi genitori. E' bello e, per me, completamente inedito l'argomento della "riconversione" dei razzisti, con una riflessione sul percorso di consapevolezza che, soprattutto negli Stati Uniti, molte persone fanno a proposito delle loro convinzioni. C'è il punto di vista delle persone "bianche", magari genuinamente non razziste, ma così terrorizzate dalla raccapricciante ipotesi di scoprirsi peggiori di quanto credono da sottolineare invece, senza volerlo, ogni differenza tra due mondi contrapposti e che spesso non riescono davvero a parlarsi. E c'è il punto di vista delle persone di colore che vogliono, anzi sono orgogliosi di "differenziarsi" il più possibile, perché loro non sono "come i bianchi", non vogliono l'elemosina di una concessione da parte di indulgenti padroni.

Questo romanzo mi ha fatto riflettere soprattutto su quello che la Picoult chiama "razzismo inconsapevole": nessuno di noi bianchi si sofferma mai a pensare al peso che il colore della sua pelle ha nell'ambiente che frequenta, è un dato di fatto acquisito che noi bianchi siamo la "norma". Pensate quando leggiamo un romanzo: non ci viene detto di che colore è la pelle dei protagonisti, a meno che non sia nero... Soprattutto mi ha colpito tantissimo un passaggio in particolare: al contrario dei neri, nessun bianco cresce con l'idea e l'acuta consapevolezza che quello che fa, in bene o in male, ricadrà in positivo o in negativo su tutti quelli della sua "razza". Io ho pensato tanto, leggendo questo libro, mi sono arrabbiata, ho riflettuto e anche pianto. Che brava Jodi Picoult!

Cheers,
Eva

venerdì 7 luglio 2017

Un nuovo inizio

Hello!

Bentornati nel mio angolo, dove torno dopo un po'!
Grazie mille per esservi riaffacciati qui da me. E' tanto tempo che non scrivo qui sul blogghino, anche se ovviamente, in tutto questo tempo, non ho smesso di leggere.
In queste ultime settimane, anzi, ho letto tanto e così bene come non mi capitava da tanto tempo.

Spero che la sorpresa che avete trovato vi sia piaciuta... ebbene sì, dopo parecchio tempo ho cambiato la grafica del blog.
In questo periodo di "stand by", ho provato a lavorare sull'aspetto esteriore del mio spazio, cercando di renderlo più semplice e pulito, più lineare, più "mio". Non garantisco che rimarrà identico nei prossimi giorni, potrebbero esserci alcuni piccoli aggiustamenti, soprattutto perché voglio renderlo il più pratico possibile e io non sono così brava con robe di grafica e così via... anzi, ogni suggerimento e consiglio è ben accetto!

Questo mio riaffacciarmi nel mondo della blogosfera ha per me il sapore di un riavvio, di un nuovo inizio, in cui dare spazio soprattutto a un aspetto della mia vita che è da sempre, per me, fondamentale: leggere storie. In queste ultime settimane mi sono resa conto che sono fisicamente circondata di storie, che a casa ho decine e decine di libri comprati negli ultimi anni sull'onda di un impulso, di una spinta all'accumulo che, mi rendo conto, sta cominciando a sconfinare quasi nell'ossessione. Quanto c'è ancora da leggere, e quanto poco tempo c'è sempre...
Per questo, qui in questo mio spazio d'ora in poi troverete anche chiacchierate su libri usciti non proprio recentemente, in aggiunta a qualche nuova uscita, soprattutto quelle dei miei ben noti autori "feticcio". Inoltre, come sempre non troverete mai recensioni del tutto negative: dato che "la vita è troppo breve per leggere libri brutti", farò come sempre mio il Diritto Del Lettore Numero 3 ("Il diritto di non finire il libro") e porterò a termine solo quei libri che mi lasciano qualcosa di positivo dentro.

Il mio "nuovo inizio" è testimoniato anche dal nuovo nome del blog, che ora come potete vedere è

La libreria di Eva

a simboleggiare il fatto che questo spazio virtuale sarà un po' il riflesso dei miei scaffali di casa, sui cui si accumulano viaggi della mente, pensieri, un po' di polvere e tanta libertà. Negli ultimi tempi, dopo un'ubriacatura di letture su ebook e tablet, per me sta infatti ritornando prepotente l'esigenza di leggere su carta, anche ma non solo per non "sprecare" il vero patrimonio di parole e immaginazione che mi circonda in casa, patrimonio per il quale spendo molto più che per qualsiasi altra cosa che mi riguardi.

Per oggi vi lascio, augurandovi uno splendido weekend che in tutta Italia si preannuncia di sole e caldo estivo: al mare o in montagna, in città o al lago, buone letture!

A presto.

Cheers,
Eva

giovedì 4 maggio 2017

Per dirla con Mark Twain...

Hello!

"La parola giusta può essere efficace, ma nessuna parola sarà mai efficace come una pausa al momento giusto"
Mark Twain

No, non sono partita improvvisamente per l'altro emisfero, non sono sparita dalla faccia della terra. Sono ancora qui, sto bene, ma nelle ultime settimane una sottile inquietudine mi si è insinuata nei pensieri. 
Ormai sono quasi due anni e mezzo che ho lanciato al mondo questo mio blogghino, in cui mi diverto a parlare delle sciocchezze che scrivo (sempre meno, in realtà) e delle belle sensazioni che mi  lasciano i libri che mi appassionano. Un blogghino che è uno spazio in cui mi sono sempre rifugiata come in "una stanza tutta per me", in cui parlare di cose belle: buone letture, iniziative interessanti, passioni. Un blogghino che è, senza alcuna recriminazione da parte mia, un angoletto microscopico di un mondo vasto e variegato che si ingrandisce sempre di più. Avete idea di quanti lit-blog ci sono in rete? Partendo da quelli più di nicchia e poco conosciuti, passando da quelli di genere (tipicamente giallo o rosa), fino ad arrivare ai blog più importanti e riconosciuti, che comunque, al netto di gusti più o meno affini ai miei, fanno un gran lavoro di promozione della lettura e ne ricevono il giusto riconoscimento... recentemente ne ho contati più di un centinaio, ma limitandomi a quelli su blogger. E wordpress? E i siti  specializzati? Tutto un mondo a me sconosciuto - perché io ho davvero poco poco tempo da dedicare ad altro che non sia la mia famiglia e il mio lavoro "vero", intenso e a tempo pieno. 
E ultimamente sono sempre più stanca. Sempre più sento la fatica di leggere quasi solo per poi recensire, del leggere cercando la frase per la citazione giusta, senza il piacere di abbandonarsi alla lettura... e basta. 
La lettura per me è sempre stata una parte imprenscindibile della mia giornata, un modo naturale di essere, ma sempre più in queste ultime settimane ha preso forma la sensazione che non fosse più così. Una brutta, bruttissima sensazione di "dovere", quasi che il blog, e tutto quello che c'è attorno  (scrivere recensioni, rimanere attiva sui blog amici, trovare interessanti argomenti di cui chiacchierare) si fosse trasformato in una incombenza obbligatoria. 
Per tutto questo ho deciso di premere il tasto "pausa". 
All'inizio di Aprile mi sono data un termine: per un mese, prova a leggere senza pensare al blogghino, come se non esistesse, com'era prima che decidessi di lanciarti in questa avventura. E vedi come va. 
Com'è andata? E' andata che sono ancora in apnea. Mi sento ancora bloccata, quasi soffocata dall'idea di leggere per doverne poi parlare qua. 
E quindi ho bisogno di un altro po' di tempo, e sentivo di doverlo scrivere, di doverlo dire alle amiche affezionate che apprezzano le cose che scrivo qui, che non meritano che io  sparisca per chissà quanto tempo ancora senza neanche una parola di spiegazione. 

Non so per quanto ancora il blog resterà ancora in pausa, ma sono sicura che non sarà definitiva. Non sono ancora pronta a mettere la parola fine alla mia presenza nella blogosfera, e certamente rientrerò, più carica di prima, per parlare qui nel mio spazietto delle belle cose che leggo e condividere  emozioni e scoperte. Scusate se non sarò così attiva neanche nei vostri blog, magari non lascerò spesso commenti ma sappiate che ci sono e vi leggo.

Ci rivediamo presto, prometto. 

Cheers,
Eva

venerdì 31 marzo 2017

RECAP mensile - Marzo 2017

Hello!

Eccoci giunti a un altro appuntamento con il consueto riassunto mensile delle mie letture, in questo ultimo giorno di Marzo in cui l'aria, qui a Roma, profuma di una splendida primavera...
Vediamo insieme quali sono state le storie che mi hanno accompagnato in questo mese.


Jane e il mistero del Reverendo e Jane e il segreto del Medaglione - S. Barron.
Il secondo e il terzo volume delle indagini di Jane Austen. Riletture che mi concedo sempre quando sono in cerca di una storia sicuramente interessante, scritte magnificamente in uno stile che ricorda benissimo quello originale di zia Jane. Adattissime a chi non si stanca mai delle atmosfere austeniane. Qui la mia recensione al primo dei due volumi letti questo mese.


Ogni giorno ha il suo male - A. Fusco
Mi ero approcciata con molta curiosità a questo libro, sperando in una bella lettura, in uno di quei gialli che fidelizzano il lettore, spingendolo a seguirlo nelle successive storie. Purtroppo non mi ha colpito molto. Il libro è scritto indubbiamente bene, l'autore è del mestiere e si vede, ma è mancato quel guizzo, quel qualcosa in più che fa emergere la storia, il personaggio, un carattere. Non proseguirò la serie.



Ciò che inferno non è - A. D'Avenia
Splendida lettura, emozionante e commovente. Mi è piaciuto moltissimo, qui la mia recensione.


Magari domani resto - L. Marone
Comprato e letto con molti molti dubbi: ne avevo letto solo recensioni estasiate e positive, e in genere non riesco ad approcciarmi a un libro se ha aspettative così alte. Invece alla fine si è rivelato piacevole, non straordinario come l'hanno giudicato tanti altri ma una bella storia, che mi ha coinvolto e incuriosito fino alla fine. La cosa più bella è lo straordinario nome della protagonista (Luce Di Notte, che ha per me un significato personale molto particolare), e alcuni scorci di Napoli che io ho "rivisto", vividi e chiari come se ancora vivessi in quel delirio di città.



Ninfee nere - M. Bussi
Un noir francese di provincia molto particolare, con tante storie apparentemente slegate che si incastrano nel tempo e nello spazio, e un finale strepitoso e assolutamente inaspettato. Qui la mia recensione.



Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi
Una piacevolissima scoperta, una Milano insolita e particolare. Ne ho parlato qui, e subito mi sono tuffata alla scoperta delle altre avventure di Carlo Monterossi.









Spero che qualcosa possa incuriosire anche voi. 

Cheers,
Eva







giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE - Questa non è una canzone d'amore - A. Robecchi

Hello!

Oggi vi parlerò di una scoperta fatta in totale autonomia, nel senso che non avevo letto niente da nessuna parte su quest'autore, sui suoi libri e personaggi... e come vedrete, sono molto felice di averlo scoperto!

RECENSIONE
QUESTA NON E' UNA CANZONE D'AMORE
Alessandro Robecchi
Sellerio Editore

TRAMA: Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

Voi continuate a pensare che Milano sia una città grigia. Liberissimi.
Ma ci sono delle albe, e nemmeno troppo raramente, in cui un azzurro cilestrino che toglie il fiato si litiga l'orizzonte con un rosa che non vuole andarsene, ed è una danza che vale la pena vedere.

Ma che bella scoperta questa voce milanese scanzonata, ironica fino al sarcasmo, divertente e cinica, che ci racconta una storia coi fiocchi: una trama articolata, ben costruita, ben raccontata, intervallata da citazioni delle canzoni di Bob Dylan, che ci accompagnano come una colonna sonora tra i viali e i vicoli di una città dipinta troppo spesso solo come frenetica e grigia.
Sin dalle prime battute, seguiamo Carlo Monterossi nelle peripezie in cui è coinvolto suo malgrado, una specie di viaggio alla Tutto in una notte, in cui, accompagnato dai suoi fidati amici Nadia e Oscar, si troverà ad affrontare un'indagine per cercare di capire chi lo vuole morto e perché.
I personaggi che il protagonista incontra emergono da un sottobosco insospettabile di malaffare ed espedienti, che gli aprono uno squarcio inedito su una vita altra rispetto a quella patinata e luccicante che suo malgrado ha vissuto fino a quel momento: due killer su commissione, una coppia di zingari saggi e dalla sapienza antica, un'esperta hacker informatica arrabbiata col mondo, un vecchio malato e terribile, una giovane e bellissima ragazza ormai disillusa, o forse ancora no...

Ho davvero apprezzato questo romanzo, si legge molto velocemente e la storia è intrigante, sorretta da una buona scrittura, a tratti molto divertente: mi sono trovata spesso a sorridere e a volte anche a ridacchiare da sola, soprattutto durante i siparietti di Carlo con la simpaticissima domestica Katrina, che gli pulisce casa e prega perché lui finalmente trovi una bella ragazza e si sistemi.

Mi è piaciuta molto anche la satira sui programmi spazzatura (la grande "Fabbrica di Merda") che appassionano milioni di telespettatori, ansiosi di sbirciare dal buco della serratura vicende sempre più scabrose e scandalose, per poter forse sentirsi migliori nella propria mediocrità. In particolare, la conduttrice del programma "Crazy Love" è ricalcata sulla conduttrice più famosa della nostra TV, con i suoi sorrisi sparati sotto la luce dei riflettori che le levigano la pelle mentre parla dei particolari più sordidi e dolorosi con lo stesso tono con cui lancia il successivo blocco pubblicitario.

Su tutto, mi è piaciuto molto come Robecchi parla di Milano, della sua città, descrivendola con amore e disincanto, senza abbellirla né impreziosirla, che guardando certi scorci della Milano da bere, della città del fare, della gran Milan, non ve n'è affatto bisogno.

I Giardini "Indro Montanelli" di Porta Venezia

Sono stata molto felice di scoprire che Robecchi ha scritto altri quattro capitoli con protagonista Carlo Monterossi: altre quattro storie da scoprire, in compagnia di personaggi ben caratterizzati cui mi sono già affezionata.

Cheers,
Eva




lunedì 27 marzo 2017

RECENSIONE - Ninfee nere - Michel Bussi

Hello!

Rieccomi qui sul blog con la recensione di un bel giallo-noir francese, di un autore poco conosciuto qui da noi ma, a quanto pare, amatissimo in madrepatria.

RECENSIONE
NINFEE NERE
Michel Bussi
Edizioni E/O

TRAMA: A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un'evasione.
Tre donne vivevano in un paesino.
La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la prima era la più determinata.
Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?
La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda si chiamava Stéphanie Dupain. La prima, la più vecchia, ero io.

Una perfetta atmosfera francese, ma non quella scintillante della capitale, bensì quella più sonnolenta e defilata della periferia, in questo caso del paesino di Giverny, nell'alta Normadia: ecco la cornice ideale per questo insolito noir che trasporta il lettore in una storia misteriosa e a tratti cupa. I colori tenui dei quadri di Monet, la dolcezza delle ninfee ritratte sul famoso laghetto, l'armonia del ponte riflesso nelle calme acque dell'Epte... tutto costituisce il fondale armonico e apparentemente idilliaco di una storia violenta di follia e rabbia, di paura e di voglia di libertà.

Non è facile parlarvi di un noir in generale, e di questo in particolare, senza svelare troppo della trama, soprattutto senza rivelare troppi particolari. Mai come in questo caso l'evolversi della storia deve seguire il suo corso naturale, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo attraverso strade tortuose e vicoli che sembrano ciechi, fino allo sconvolgente finale, totalmente inaspettato.

Per me, non è stato facile entrare subito dentro questa storia: le prime pagine sono quasi faticose, perché vengono introdotti diversi personaggi, il punto di vista e perfino lo stile della narrazione cambiano continuamente e la vicenda sembra perdersi in mille rivoli inconcludenti e slegati tra loro. Ma man mano che procedevo nella lettura, affascinata comunque da una scrittura pulita e netta, e incuriosita da un personaggio in particolare, vedevo, sentivo che tutto confluiva progressivamente verso un finale perfetto, con un colpo di scena costruito in maniera impeccabile grazie al quale finalmente tutto è andato al suo posto.

Una delle protagoniste, Stephanie, mi ha fatto tanta tenerezza e rabbia insieme. Una moderna Madame Bovary, una come quell'amica che tutte abbiamo, che ti fa venir voglia di scuoterla e di gridarle in faccia di svegliarsi, di guardare in faccia la realtà, di non perdersi dietro alle sue stupide fantasticherie e alle sue illusioni...

Ma come accennavo sopra, ho amato moltissimo, in particolare, il personaggio del viceispettore Sylvio Bénavides: la sua solidità, che fa da contraltare alla leggerezza un po' sconsiderata del suo capo Laurenc Sérénac, la sua mania delle liste e la sua concretezza, a mio parere, ne fanno una perfetta spalla investigativa e me l' hanno reso un perfetto compagno di avventure nella lettura di questo libro sorprendente.

Cheers,
Eva


giovedì 23 marzo 2017

I libri sulle bancarelle

Hello!


Faccio una premessa al post: ci sono due case editrici italiane, che sono classificate tra quelle di "media editoria", che io adoro incondizionatamente. Sono la Neri Pozza Editore (Vicenza) e la Edizione E/O (Roma). Quando dico che amo queste CE, intendo che è il loro intero progetto editoriale ad avermi convinta. Entrambe hanno lo scopo di diffondere letteratura di qualità al di fuori dei canali mainstream più sfruttati da case editrici più famose, e hanno in catalogo traduzioni di autori provenienti da paesi pochissimo esplorati qui in Italia (letterariamente parlando): per esempio Est europeo, Africa, Giappone, Medioriente... Entrambe poi traducono e pubblicano autori europei (francesi, spagnoli, irlandesi) famosissimi in patria ma pressocché sconosciuti qui da noi.
I lavori di queste CE sono curatissimi anche dal punto di vista editoriale: i libri cartacei della Neri Pozza hanno secondo me le copertine più belle in circolazione, con quella carta spessa e rugosa che è quasi il loro marchio di fabbrica; le immagini sulle copertine degli E/O sono sempre originali e "vestono" benissimo il contenuto (sull'annosa questione delle copertine di altre CE che spesso e volentieri non c'entrano niente con titolo e testo, torneremo un'altra volta...).

Il perché di questo lungo preambolo è presto detto: io comprerei tutto, davvero tutto di queste due CE, quasi a scatola chiusa. Recentemente ho scaricato (gratuitamente) il catalogo completo della Neri Pozza (lo potete fare anche voi qui): più di 1000 pagine di sorprese continue, di autori che mi hanno intrigato e di libri che dovrebbero finire quasi tutti direttamente nella mia ormai infinita wishlist. Il problema (oltre all'ovvia mancanza di tempo per leggere tutto quello che si vorrebbe) è uno solo: il costo. Dal momento che, ovviamente, la qualità si paga, i libri di queste CE sono abbastanza cari per le tasche di un lettore abbastanza forte come sono io (senza falsa modestia: parliamo di una cinquantina di libri l'anno almeno... significa uno a settimana), e nessuna di queste due CE ha purtroppo le edizioni economiche in cui far uscire i libri dopo qualche anno dalla prima pubblicazione (come ad esempio fa la meritoria Feltrinelli). Parliamo di libri a 16, 18, a volte anche 20 Euro! 
Anche gli ebook sono abbastanza cari; certo un po' si risparmia, ma viaggiamo anche qui sui livelli abbastanza alti di 8 o 10 Euro l'uno (e in generale io ho una certa ritrosia a superare la soglia dei 5 Euro per un ebook).

Ogni volta quindi devo pensarci bene, più e più volte, perché un acquisto di questo tipo deve entrare nel bilancio di mille altre "piccole" spese familiari che ovviamente di questi tempi vanno tenute ben sotto controllo!

E' vero che ci sono mille modi di leggere risparmiando (le biblioteche, prima di tutto), ma quello su cui mi voglio soffermare oggi è uno in particolare: le bancarelle dei libri. La riflessione di cui vi parlo oggi nasce proprio dal mio più recente acquisto: due Neri Pozza trovati su una bancarella a Roma, in ottime condizioni (secondo me non sono usati, sembrano mai aperti), al costo di 5 Euro l'uno!

Si tratta di L'anima del mondo, di Alejandro Palomas (l'autore del recente, fortunatissimo Un figlio), e Ogni cosa è segreta, di Laura Lippman (cliccando sui titoli verrete reindirizzati alle schede Amazon dei due libri).

Spesso i libri che si trovano sulle bancarelle non sono prime edizioni, sono usati e un po' sgualciti, oppure sono libri un po' vecchi, usciti con case editrici sconosciute e un po' improbabili, che magari riprendono testi fuori commercio già da un po'. Ma questi due, come ho detto più su, sono nuovi, in perfette condizioni, sembrano non essere stati mai aperti, e soprattutto ce n'erano più copie, proprio come in libreria. Non moltissime, giusto due o tre, ma si capiva che non erano semplicemente libri dismessi, che ne so, da un lettore che cercava di guadagnare spazio in casa sua.

Mi sono chiesta immediatamente: ma da dove cavolo vengono? Come hanno fatto ad arrivare qui, su questa bancarella un po' sbilenca lungo una strada di Roma, tra banchetti di bigiotteria e abbigliamento a buon mercato?

Ho anche chiesto, il più gentilmente possibile, ai due ragazzi che vendevano i libri, che tra mille difficoltà (erano stranieri e parlavano male l'italiano) e con gran sorrisi hanno provato a spiegarmi che loro recuperano tutti questi libri "in stock". Io non ho capito cosa significa, e tornata a casa mi sono sentita anche un po' inquieta: da dove vengono questi volumi? Che strade fanno per arrivare fino alle bancarelle? Molti sono usati, d'accordo, ma quelli come i miei due recenti acquisti, che sembrano nuovi e perfetti? A volte si trovano anche libri appena usciti in libreria. Che c'è dietro? Qual è la loro provenienza? Sono troppo paranoica? Mi sono quasi pentita dell'acquisto, vorrei non averli comprati. Oppure dovrei farmi meno domande e apprezzare piuttosto l'occasione di leggere bei libri a poco prezzo?

Voi cosa ne pensate degli acquisti su bancarella?

Cheers,
Eva