sabato 1 ottobre 2016

Torno subito!

Hello!


Per un piccolo imprevisto, starò lontana dal web (e quindi dal blog) per un paio di settimane, ma ci tenevo a salutarvi e ad augurarvi un buon ottobre! Questo che inizia oggi è un bel mese, fatto di belle giornate di sole dolce (e non più caldissimo e quasi "cattivo"), di pomeriggi di pioggia leggera, di primi freschi - almeno da Roma in giù... - e di prime nevicate lievi... Un bel mese per dedicarsi alla lettura.

Ieri sfogliavo la rivista "Il Libraio" di Settembre, e ci sono veramente tantissime novità interessanti che leggerò sicuramente nel prossimo futuro. Vi lascio con una carrellata delle mie nuove entries in wish list (oh, come mi sento internazionale oggi!). Molti sono libri usciti molto recentemente, dei quali ho già letto entusiaste recensioni su alcuni lit-blog che frequento, altri sono novità delle quali sono molto curiosa.

Il Consolatore
Jostein Gaarder
(in uscita il 13 Ottobre)
Longanesi
Jakop vive da solo, ma non si sente mai solo. Perché, alla sua veneranda età, ha un hobby che forse può apparire molto strano, ma che gli riempie le giornate e la vita. E non solo a lui. Jakop infatti ama partecipare ai funerali degli sconosciuti, mischiarsi tra la folla degli amici e dei conoscenti e, millantando di conoscere il defunto, inventare aneddoti e ricordi di vicende mai vissute. Storie capaci di commuovere, racconti edificanti e divertenti, che diventano subito parte delle memorie di parenti e amici. Nelle parole di Jakop, trovano straordinaria e creativa consolazione. Jakop conosce bene il potere delle parole, dell’arte infinita del racconto, ed è consapevole che quando sai raccontare hai sempre degli amici…
Una storia poetica e ingegnosa sulla forza immensa della fantasia e dell’amore per le parole che aiuta a non sentirsi mai soli, a vivere in mondi bellissimi in cui tutto è possibile. Un libro nella scia dei grandi successi di Gaarder, storie profonde raccontate in maniera lieve, che destano stupore e meraviglia e rispondono ai grandi interrogativi sul significato dell’esistenza umana.



L'anno senza estate
Carlos Del Amor
Nord
Secondo i meteorologi, l'estate sarà fredda e piovosa. E una Madrid silenziosa e soprattutto fresca è ciò che serve a un giornalista per concentrarsi sulla stesura del suo primo romanzo. Peccato, però, che i meteorologi si siano sbagliati e ad agosto la città diventi un deserto d’asfalto infuocato. Il giornalista è stremato dal caldo e completamente privo di idee. Ma tutto cambia quando, per caso, trova il mazzo di chiavi della custode del suo condominio, anche lei partita per le vacanze. La tentazione è troppo forte e il giornalista lo usa per entrare negli appartamenti dei vicini. Comincia così uno strano vagabondaggio alla scoperta dei mondi celati dietro le porte chiuse: dall'attico spoglio di Juan, attore fallito che mente alla famiglia dicendo di essere diventato un divo, alla casa della signora Margherita, piena dei ricordi che l'Alzheimer le ha portato via. Ma sono i segreti di Simón, l'inquilino del terzo piano, ad attrarre maggiormente l'attenzione del giornalista. Perché da trent'anni, ogni 20 settembre, Simón fa pubblicare sul giornale una lettera per Ana, la moglie morta troppo presto… e non per cause naturali. Ana è caduta dal balcone. È stato un incidente? O forse qualcuno l'ha spinta? Una cosa è certa: per il giornalista, capire che cosa sia accaduto ad Ana diventa quasi una ragione di vita. Come se ricostruire la sua storia fosse l'unico modo per ritrovare l'ispirazione perduta. Inizia così a riannodare i fili di quel matrimonio celebrato nell'amore e minato dalla gelosia; di quella donna fragile e misteriosa; di quell'uomo devoto fino all'ossessione. Per poi rendersi conto che, spesso, la realtà è più sorprendente di un romanzo...



Eccomi
J. Safran Foer
Guanda
«Eccomi.» Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma com’è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al tempo stesso adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri a volte contrastanti di padri, di mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare anche fedeli a noi stessi?
Ambientato a Washington nel corso di quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia sull’orlo della crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli devono fare i conti con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam. I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio la sopravvivenza dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario imprevisto, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.
L’atteso ritorno di Jonathan Safran Foer alla narrativa dopo oltre dieci anni travolge con l’energia e l’impatto emotivo del suo libro d’esordio, confermando il talento di uno scrittore unico. Ironico e irriverente, commovente e profondo: un romanzo-mondo che affronta in una prospettiva universale i temi cari all’autore – i legami famigliari, le tragedie della Storia, l’identità ebraica – e insieme apre squarci di grande intimità.



La morbidezza degli spigoli
K. Stuart
Corbaccio
Sam, un ragazzino di otto anni, è sempre stato diverso: bellissimo, sorprendente e autistico. Per amore suo e della sua famiglia, il papà Alex ha sempre cercato un modo per intendersi con Sam, ma lo sforzo, quotidiano e sfibrante, porta a una crisi matrimoniale che sembra irreversibile. Alex decide di allontanarsi dalla moglie e va ad abitare a casa di Dan, il suo migliore amico felicemente scapolo ed eterno adolescente, e da una scomodissima branda per gli ospiti medita su come fare per riconquistare moglie e figlio.
Mentre Alex naviga a vista nella sua nuova vita da single fra segreti di famiglia rimasti a lungo sepolti e gli impegni di padre part-time, Sam incomincia a giocare a Minecraft, rivelando uno spazio inatteso in cui padre e figlio riescono a intendersi.
«La morbidezza degli spigoli», basato sull’esperienza vera dell’autore, è un romanzo commovente, divertente e profondo sulla forza della differenza e su un figlio molto molto speciale.



Il coraggio della signora maestra
R. Bistolfi
TEA
Genova, 1944. Nelle fasi convulse dell'occupazione tedesca, la giovane Vittoria Barabino, sfollata in collina con la figlia, mentre il marito è rimasto in città a lavorare in fabbrica, non esita a unirsi alla Resistenza e a prodigarsi come staffetta. Con coraggio e determinazione riuscirà a sventare una feroce rappresaglia nazista, ma nulla potrà quando suo marito insieme ai compagni di lavoro verrà caricato su un treno diretto in Germania... Sestri Ponente, 1961. La maestra Barabino parla malvolentieri del suo passato, ma non sono pochi quelli che ricordano il suo eroismo. E quando casualmente, in una ricorrenza in parrocchia, persino il vescovo vi fa cenno, molti si incuriosiscono, ammirati. Qualcuno, invece, si spaventa. Qualcuno che ha qualcosa da nascondere che risale proprio agli ultimi mesi di guerra... Aiutata dalle ineffabili signorine Devoto, la signora maestra dovrà affrontare, una volta per tutte, i fantasmi del passato, memorabile protagonista di un romanzo che racconta con amabile levità una vicenda drammatica in cui si rispecchiano tante storie di ordinario eroismo dimenticate dalla Storia.



La fine della storia
L. Sepulveda
Guanda
(in uscita il 3 Novembre)
Juan Belmonte, ex guerrigliero cileno che ha combattuto contro il regime di Pinochet, da anni ha deposto le armi e vive tranquillo in una casa sul mare, assistendo la sua compagna, che non si è mai ripresa dalle torture subite dopo il colpo di stato. Belmonte è un uomo stanco, disilluso, restio a scendere in campo. Ma il passato torna a bussare alla sua porta. Belmonte infatti è un grande esperto di guerra sotterranea e i servizi segreti russi hanno bisogno della sua abilità per sventare un piano ordito da un gruppo di nostalgici di stirpe cosacca, decisi a liberare dal carcere Miguel Krassnoff, ultimo discendente di una famiglia di cosacchi riparati in Cile dopo la Seconda guerra mondiale ed ex ufficiale dell’esercito cileno al servizio di Pinochet, condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità. Belmonte ha un ottimo motivo per odiare quell’uomo, un motivo strettamente personale...
Dalla Russia di Trockij al Cile di Pinochet, dalla Germania di Hitler alla Patagonia di oggi, il nuovo romanzo di Sepúlveda attraversa la Storia del Novecento, raccontandone grandezze e miserie, per giungere infine alle pagine drammatiche in cui Belmonte gioca la sua partita finale.


Cheers,
Eva

martedì 27 settembre 2016

Tag: Se ti è piaciuto quel libro... prova questo!

Hello!

Nei giorni scorsi avevo voglia di cimentarmi in un bel tag letterario, e allora ho gironzolato un po' nella rete in cerca di qualcosa di originale e interessante. E ho trovato questo!

SE TI E' PIACIUTO QUEL LIBRO...
PROVA QUESTO!



E' davvero divertente e soprattutto molto utile, perché può servire a scoprire nuove letture a chi è sempre in cerca di belle pagine da leggere o cliccare.
Io mi rifaccio al blog Questione di Libri per le regole, che sono piuttosto semplici:

- si prende un minimo di cinque libri, piuttosto famosi, ai quali si associano altrettanti libri, meno conosciuti, che hanno degli aspetti in comune con i primi e che, quindi, potrebbero piacere a chi ha letto quelli più famosi.

- si ringrazia il blog che ti ha nominato e, se si vuole, si nominano altri blog (un numero a piacere), per conoscere i loro suggerimenti.

Veniamo quindi alle mie associazioni "libresche"!

La prima coppia mi è venuta naturale e immediata, visto che siamo proprio in periodo Harry Potter, con l'uscita della Maledizione dell'Erede... Se anche voi avete amato la saga magica creata dalla Rowling, non potete allora perdervi la tetralogia creata dall'immaginazione di Jonathan Stroud, ossia le avventure e disavventure del jinn Bartimeus. Amo moltissimo le atmosfere create da questo scrittore, la sua ironia, i suoi personaggi spassosi e profondi. Qui il mio pensiero sul suo ultimo libro.

Rimanendo in ambito di letteratura "per ragazzi", avrete sicuramente sentito parlare del primo libro di Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, in cui il problema della sindrome da Asperger è trattato in maniera delicata ma sincera. Se lo avete letto e amato, come me, allora non potete perdervi Mi chiamo Chuck, di Aaron Kano: qui la mia recensione a un libro profondo e lieve allo stesso tempo, molto consigliato.

Passiamo a due romanzi d'avventura: I tre moschettieri è un classico senza tempo, con i suoi personaggi diventati ormai iconici, i combattimenti senza quartiere per le strade di Parigi e gli intrighi di corte contrapposti alla lealtà e all'amicizia dei soldati di sua maestà. Se amate le atmosfere di cappa e spada, non perdetevi allora le avventure del capitano Alatriste, spadaccino spagnolo in giro per l'Europa, dolente e malinconico eroe di un tempo che fu. Qui il mio pensiero sull'ultimo libro della serie, Il ponte degli assassini.

Vi piacciono le atmosfere cupe del Nord? Il freddo, il ghiaccio, il silenzio e le ambientazioni tipicamente nordiche, con tutte le contraddizioni di un popolo silenzioso e passionale? Allora avete sicuramente amato la trilogia Millenium, dello scrittore svedese Stieg Larsson purtroppo scomparso dieci anni fa. Larsson ha aperto la strada a molti validissimi scrittori del nord Europa, fino a quel momento pressocché sconosciuti da noi. Io vi consiglio di cercare le stesse atmosfere nei romanzi dell'islandese Arnaldur Indridason; in particolare, Un delitto da dimenticare (qui la mia recensione) ci porta nel passato del protagonista, il commissario Erlendur, e ci apre uno spiraglio sui suoi tormenti interiori.

E per finire, torniamo invece ad atmosfere più "calienti", con due scrittrici di lingua spagnola, l'una nata in Perù ma cresciuta in Cile e in Bolivia, l'altra messicana, meno nota in Italia. Chi non ha sentito parlare della Casa degli spiriti? Molti ricorderanno anche il famoso film che ne è stato tratto, con Meryl Streep, Jeremy Irons e Antonio Banderas. Beh, se avete amato quella storia non potete perdervi le atmosfere magiche evocate in Male d'amore, e le splendide figure di donna in esso descritte: la ribelle Emilia e l'anticonformista, ironica, sensuale Milagros. 

Giunta alla fine di queste divertenti associazioni libresche, vi saluto senza però nominare nessun blog in particolare: sono curiosissima e aperta ai suggerimenti di tutti!

Cheers,
Eva







lunedì 26 settembre 2016

WHAT'S ON MY BESIDE TABLE?

Hello!

Buon lunedì e buona settimana!
Oggi giorno di rubrica: eccoci a una nuova puntata di

WHAT'S ON MY BEDSIDE TABLE?

Una rubrica ideata da Valy di Sparkle from Books, in cui, ogni lunedì, 
vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.


SUL MIO COMODINO C'E'...
La fabbrica delle stelle (Gaetano Savatteri)
Finalmente un romanzo dedicato a Saverio Lamanna, il giornalista-scrittore siciliano creato da Gaetano Savatteri che finora si era mosso solo in quattro racconti lunghi, pubblicati in raccolte tematiche della stessa casa editrice.

SONO A...
Proprio all'inizio, al primo capitolo. In cui Saverio e il meraviglioso Peppe Piccionello ci intrattengono con un trattato su come montare una cassettiera dell'Ikea senza perdere la ragione...

E' SUL MIO COMODINO PERCHE'...
Perchè finalmente Gaetano Savatteri, uno degli scrittori della scuderia Sellerio che amo di più (autore del meraviglioso Gli uomini che non si voltano), ha deciso di regalare a Saverio Lamanna lo spazio di un romanzo. Saverio, e tutta la folla di caratteri siciliani che gli girano intorno nella cornice del golfo di Macari, è la mia ultima cotta letteraria: un personaggio bellissimo, ironico, arguto e saggio. Qui, in una mia recensione al suo ultimo racconto, un breve assaggio delle fantastiche interazioni con Peppe, e dello stile stupendo di questo autore.

E voi? Cosa state leggendo di bello?

Cheers,
Eva

venerdì 23 settembre 2016

RECENSIONE: "Squadra speciale minestrina in brodo" - R. Centazzo

Hello!


Buon primo giorno di autunno!
Oggi inizia, ufficialmente e astronomicamente, la stagione della vendemmia, delle foglie colorate, dei primi venti freddi, dei funghi e dei libri letti con in mano una bella tazza di té fumante...
Ma prima di lasciare andare del tutto l'estate, ecco la recensione di un libro letto in agosto...

RECENSIONE
SQUADRA SPECIALE MINESTRINA IN BRODO
Roberto Centazzo
TEA, 2016

TRAMA: Ferruccio Pammattone, ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignogna, ex sovrintendente alla Scientifica, Luc (e non Luca per un errore dell'impiegato all'anagrafe) Santoro, ex assistente capo all'Immigrazione, hanno molte cose in comune: sono amici da una vita, si sono arruolati insieme nel lontano 1975 e sono stati appena congedati per raggiunti limiti d'età. Ma alla pensione non possono e non vogliono abituarsi. Si annoiano. Così, mentre chiacchierano sul lungomare di Genova, pensano che potrebbero rimettersi subito in azione, per dedicarsi finalmente a tutti quei casi che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai potuto affrontare quando erano in servizio. Adesso, finalmente, non devono rendere conto a nessuno, soltanto alla loro coscienza che li spinge a indagare, al loro stomaco che s’infiamma alla vista di un würstel e alla loro prostata che reclama una sosta. Ferruccio Pammattone, nome in codice Semolino (se mangia pesante si riempie di macchie rosse ed è costretto a una dieta durissima), Eugenio Mignogna, nome in codice Kukident (per festeggiare la pensione si è regalato una smagliante dentiera) e Luc Santoro, nome in codice Maalox (soffre di atroci bruciori di stomaco) diventano la «Squadra speciale Minestrina in brodo». Non intendono certo fare i giustizieri della notte, beninteso. Riferiranno i risultati ai loro ex colleghi, che, grazie alla «Squadra speciale», potranno mettere un punto ad alcuni casi altrimenti destinati a restare sepolti in un armadio.

E' una recensione un po' strana quella che state per leggere. Voglio essere sincera: a distanza di più di un mese da quando ho terminato questo libro, ricordo molto poco della trama gialla. Qual è il caso da risolvere, chi è il colpevole, quale indizio decisivo... sono tutte cose che si sono dissolte nella memoria, lasciandomi solo un vago ricordo di vicoli genovesi, di sottobosco affollato di piccoli delinquenti, e, purtroppo, di una storia di investigazione davvero poco incisiva.

Quello che mi è rimasto impresso di questo romanzo sono i personaggi: i tre poliziotti finalmente in pensione, che invece di trascorrere le giornate al bar o sul lungomare a chiacchierare, decidono di non abbandonare completamente il loro mestiere e di costituire la "squadra speciale Minestrina in brodo", che investigherà sui casi rimasti irrisolti nelle loro carriere, finalmente liberi dai lacci spesso troppo stretti delle regole della giustizia italiana.

Purtroppo, quello che dal titolo poteva sembrare un simpatico espediente per caratterizzare tre personaggi magari fuori dal coro (alla Malvaldi, pr intenderci, con i suoi vecchietti del bar Lume), si è rivelato invece, a mio parere, un clamoroso boomerang. Infatti i tre vecchi poliziotti in pensione, Semolino, Kukident e Maalox, lungi dall'essere simpatici, accattivanti e attraenti, sono, in una parola... ributtanti.
Raramente ho incontrato personaggi così antipatici e repellenti, nel loro carattere, nelle loro azioni, nelle scelte che fanno, nelle loro espressioni verbali, negli atteggiamenti da prepotenti.
..."Non so a te, amico, ma a me funziona tutto proprio come quando avevo vent'anni, e mi piacciono le giovani, non le vecchie"
Santoro gli assestò un calcio in uno stinco.
"Nemmeno di Santamaria? Cosa sai di lui?"
"Niente, io non so niente"
Mignogna gli passò un coltello affilato sul collo. Abdel si pisciò addosso.
Ebbene, li ho detestati dall'inizio alla fine. Sì perché poi in realtà il libro l'ho finito, anche se è stato un po' una delusione dal punto di vista giallo, e questo perché la scrittura di Roberto Centazzo è solida, lo stile sicuro e le ambientazioni... le ambientazioni genovesi sono meravigliose e ottimamente descritte.

Da quella posizione elevata, in cima a Vico alla Vena, una scalinata in discesa che conduceva in via Gramsci, si intravedeva il mare: uno scorcio d'acqua lucente e immobile, una lastra splendente come un vassoio d'argento racchiusa tra le nuove costruzioni della darsena.

Ma è davvero l'unica cosa che mi è piaciuta in questo libro, che d'accordo, è una prima avventura dei tre investigatori, serve più che altro a presentarli, ma mi ha lasciato pochissimo, e sicuramente non mi invoglia a continuare la lettura delle loro investigazioni.
Peccato.

Credo sia la prima volta che posto una recensione negativa qui sul mio blogghino... se l'avete letto, sono curiosa di sentire le vostre opinioni.

Cheers,
Eva

lunedì 19 settembre 2016

WHAT'S ON MY BEDSIDE TABLE?

Hello!

Buon lunedì e buona settimana!
Dopo un po' di pausa, oggi riprendo la rubrica

WHAT'S ON MY BEDSIDE TABLE?
Una rubrica ideata da Valy di Sparkle from Books, in cui, ogni lunedì, 
vi viene mostrato quale libro si trova sul mio comodino e come mai.




SUL MIO COMODINO C'E'...
Muro di fuoco
Henning Mankell
L'ottava inchiesta del commissario Kurt Wallander, il commissario di polizia di Ystad creato dalla penna del primo e più famoso giallista "nordico" recentemente scomparso, Henning Mankell.

SONO A...
Capitolo 33, pagina 594 su 775 (sul mio ereader). Si sta rivelando una lettura "maratona", il libro è davvero molto lungo... Alla fine del capitolo precedente c'è stato però un primo colpo di scena veramente inaspettato (di cui, ovviamente, non vi dico nulla...). La lettura è iniziata con un po' di fatica ma nelle ultime pagine mi sta appassionando molto di più, e la storia ha decisamente preso il volo.

E' SUL MIO COMODINO PERCHE'...
Amo i gialli nordici in generale, e adoro le atmosfere cupe e scure delle ambientazioni scandinave (e simili). E amo il personaggio dolente e rassegnato di Kurt Wallander, con la sua tenacia nelle investigazioni a dispetto di una generale sensazione di scoraggiamento nei confronti della società moderna e del suo degrado umano e morale. Qui trovate la mia recensione della precedente inchiesta del commissario.

E voi? Cosa state leggendo di bello?

Cheers,
Eva


domenica 18 settembre 2016

RECENSIONE - "Mi chiamo Chuck" - Aaron Kano

Hello!

Oggi vi presento la recensione di un breve libro "per ragazzi", che avevo letto tempo fa e che negli ultimi due giorni ho riletto con molto piacere. Stavo annaspando in una lettura lenta e un po' noiosa, che si sta trascinando da più di 400 pagine, e avevo bisogno di rifiatare un pochino. Come dicevo, il libro è "per ragazzi", sì, ma non solo, perché parla di argomenti molto più grandi e generali, che fanno riflettere senza pesantezza.

RECENSIONE
MI CHIAMO CHUCK
Aaron Karo

TRAMA: Charles, detto Chuck, ha diciassette anni e si lava le mani continuamente, controlla anche cento volte di seguito che le piastre dei fornelli siano spente e non va mai a dormire senza aver fatto la pipì fino allo sfinimento. Ha un amico del cuore, Steve, l'unico a cui confida le sue stramberie e una sorella, Beth, bella, normale e piena di amici che lo ignora fino a negargli persino l'amicizia su Facebook. La sua giornata è costellata dalla ripetizione di gesti, regole maniacali che lui stesso si è imposto per non perdere del tutto il controllo di sé. E poi ci sono le Converse: ne possiede decine di paia di ogni colore che ha abbinato ai vari stati d'animo. Converse rosse: arrabbiato; gialle: nervoso e così di seguito. I genitori, però, sono sempre più preoccupati e, nonostante le rimostranze di Chuck, decidono di spedirlo da una psichiatra. L'arrivo di una nuova compagna di classe e il desiderio di aiutare il suo amico bullizzato convinceranno Chuck a prendere sul serio i suoi sintomi e a iniziare una terapia.

Converse rosse = incazzato.
Converse arancioni = stanco.
Converse rosa = annoiato.
Converse giallo canarino = nervoso.
Converse azzurre = eccitato.
Converse grigie = insicuro.
Converse marrone chiaro = ansioso.
Converse bianche = frustrato.
Converse viola = agitato.
Converse marrone scuro = tranquillo.

Lo confesso: ho comprato questo libro per via della mia mania per le Converse, le scarpe da ginnastica basse e colorate che ho cominciato a portare da adolescente e che continuo a indossare con orgoglio e un po' di ostinazione, in tanti colori diversi, anche con la pioggia, d'inverno e nelle occasioni più eleganti. Come Chuck, il protagonista di questo breve libro per ragazzi, che mi ha fatto passare qualche ora in allegria, portandomi con intelligenza e simpatia nel mondo di un adolescente problematico e un po' "strano".

Come suggerisce infatti il (lunghissimo) sottotitolo del libro, Chuck soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo, certificato dal medico, che gli impedisce di condurre un'esistenza normale come i suoi coetanei. Non riesce a parlare con la gente perché è ossessionato dalla pulizia (e in effetti sappiamo quanto gli adolescenti possano essere poco puliti), non può assolutamente fare a meno di seguire le sue regole ossessive e ripetitive in casa e a scuola, ed è totalmente incapace di sostenere una conversazione con un'esponente del sesso femminile. Quale ragazza infatti potrebbe mai essere interessata a lui e allo strambo Steve, l'unico amico che ha?

Così si trascinano le sue giornate, tra una sorella minore bella e popolare che lo detesta, due genitori preoccupati e impotenti di fronte al suo disturbo, una maschera di invisibilità a scuola, e una terapeuta che cerca di condurlo lungo la strada dolorosa e difficile della guarigione.

L'incontro con Amy, bella e simpatica, che si unisce alla classe a metà anno, sarà lo stimolo che spingerà Chuck a cercare di affrontare le sue paure e le sue ossessioni e a cambiare tutto il suo mondo, ma in realtà neppure la bellezza del primo amore e il batticuore del primo bacio riuscirà a tirar fuori Chuck dal pantano delle sue fobie, soprattutto quella per la sporcizia: la scena in cui Amy, con in braccio il suo cagnolino, va a trovarlo nella sua stanza, sancta sanctorum in cui mai nessun animale ha messo zampa, e per di più cerca di baciarlo, è sinceramente comica e contemporaneamente angosciante. Assistiamo infatti alla disperata lotta tra le due anime di Chuck: il suo desiderio di essere finalmente normale e baciare Amy, la splendida Amy che vuole baciare lui, si scontra con il suo orrore per i peli di cane, per la saliva di un'altra persona, per l'odore estraneo, per la vicinanza con qualcun altro.

Ovviamente, finirrà in un disastro, ma non sarà la fine dei suoi guai: Chuck dovrà affrontare molte altre difficoltà che metteranno in crisi il suo intero mondo, prima di capire che, perché sia possibile guarire, non è per amore di qualcun altro che si deve lottare, bensì per sé stessi e per la propria felicità.

"Amy," dico sopraffatto dalla gratitudine "sono magnifiche."
"Sono felice che ti piacciano"
"Ma... che emozione dovrebbe abbinarsi alle scarpe scozzesi?"
"Be'," dice Amy "penso che al tuo sistema ne manchi ancora una".

Alla fine, che cosa significheranno per Chuck le Converse scozzesi?

Non vedo l'ora di metterle.

Cheers,
Eva



martedì 13 settembre 2016

RECENSIONE - "Leaving" - J. Picoult

Hello!

Oggi vi parlo di un libro molto particolare, che quest'estate mi ha emozionato profondamente. So che questo libro sta ottenendo pareri del tutto opposti, c'è chi lo ama e chi lo detesta... beh, io faccio decisamente parte del primo gruppo. Se vi fa piacere, ecco cosa ne penso...

RECENSIONE
LEAVING
Jodi Picoult

TRAMA: Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare...

E' il primo libro che leggo di questa autrice, anche se già la conoscevo di nome soprattutto grazie al famoso film tratto da un altro dei suoi lavori, "La custode di mia sorella". Sapevo dell'enorme successo che questa scrittrice ha oltre oceano, e sapevo già che i suoi libri hanno la fama di trattare argomenti forti, di non facile "digestione". Mi sono quindi approcciata a questo "Leaving" soprattutto perché, avendone letto la trama, non potevo proprio farne a meno: io adoro i grandi mammiferi, soprattutto gli elefanti, e il mio grande sogno di bambina era quello di diventare etologa e passare il tempo ad osservare gli animali.


E' un libro molto particolare, per il quale, più che per altri, ho dovuto attuare quella "sospensione dell'incredulità" che a volte è necessario per apprezzare a pieno un'opera letteraria o un film (scusate se faccio un po' la saputella: "sospensione dell'incredulità" o "suspension of disbelief": particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia. La frase venne coniata da Samuel Taylor Coleridge in un suo scritto del 1817.) In particolare, ho dovuto superare uno scoglio non indifferente nei riguardi del personaggio di Serenity, perché a me, concreta e razionale fino al midollo, gli affari sovrannaturali del tipo sensitivi, veggenti e così via danno un fastidio quasi fisico. Ma in nome del mio amore per gli elefanti, e, man mano che leggevo, della mia passione per la bella scrittura e per le storie appassionanti, mi sono letteralmente lasciata andare al fluire della storia, immergendomi completamente in essa.

Attenzione, ora. Farò un piccolo spoiler ma cercherò di evitare di rovinare la "sorpresa" a chi non ha ancora letto il libro e intende farlo, perché la soluzione che la Picoult dà all'intreccio, che a me è sembrata riuscitissima, davvero appassionante e soprattutto inaspettata, è quello che in gran parte caratterizza il libro. Quindi, se non volete avere neanche il più piccolo indizio, non evidenziate le righe seguenti passandoci sopra con il mouse per leggerle...

***Se come me avete amato il film "Il sesto senso", di Shyamalan, il finale di Leaving vi sorprenderà, vi spiazzerà e vi lascerà entusiasti e senza fiato.***

La trama è davvero appassionante. Ho amato moltissimo il continuo cambio di punto di vista, alternato tra Serenity, in lotta per recuperare un po' della sua credibilità da sensitiva, Virgil, privat eye ammaccato e sfiduciato, Jenna, la tredicenne protagonista, testarda e saggia (forse un po' troppo per la sua età), e Alice, appassionata del suo lavoro e scomparsa: dov'è, che fine ha fatto, perché ha abbandonato l'amatissima figlia? Riuscirà Jenna a ritrovarla, se è ancora viva? E se lo è, perché non l'ha cercata in tutti questi anni?

L'intero romanzo si snoda su una serie di temi importanti, portati avanti sui binari paralleli della storia con protagonisti umani e degli studi etologici di Alice sugli elefanti. Entrambi gli aspetti mi hanno colpito, affascinato e interessato moltissimo.
Si vede che Jodi Picoult si è documentata moltissimo sul comportamento degli elefanti e sugli studi su questi animali, magnifici e antichi. Le digressioni scientifiche sono esposte benissimo, molto appassionanti, sono divulgative ma approfondite. Che volete farci, in famiglia viviamo di Nat Geo Wild e documentari naturalistici, e mi è piaciuto molto leggere delle reazioni degli elefanti al lutto, delle risposte empatiche dei membri del branco agli stimoli esterni, del fortissimo legame tra madre e cucciolo e dei parallelismi anche inquietanti con il senso di maternità tipicamente umano.

E' un libro struggente e a tratti anche triste. Il senso di perdita, di dolore e di lutto sottende la narrazione, e in alcuni casi ha toccato corde delicate e profonde dentro di me. E' un libro che parla di sogni spezzati, di conti con sé stessi rimandati all'infinito. E' un libro che parla e che spinge a riflettere sulla maternità, e su tutte le implicazioni che comporta la profonda vicenda umana che è la relazione madre-figlio, implicazioni non solo e non sempre facili, lineari, felici. Ma è anche un libro di speranza, perché racconta dell'unico modo possibile per riuscire ad affrontare le perdite più dolorose, le cadute più amare, che inevitabilmente nella vita si devono affrontare.

In tswana, hanno un detto: Go o ra motho, ga go lelwe. Dove c'è sostegno, non c'è lutto.

Cheers,
Eva

PS Unendomi all'autrice che ne parla nella nota finale, invito tutti gli amanti degli animali a visitare il sito web dell'Elephant Sanctuary di Hohenwald, Tennessee (qui).