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lunedì 8 gennaio 2018

RECENSIONE - "A proposito di Majorana" - J. Arguello

Buongiorno!

Ben ritrovati qui sul mio blogghino e soprattutto nel nuovo anno. Un po' in ritardo, mi rendo conto, ma arrivo anch'io ad augurarvi tutto il bene possibile per questo 2018 nuovo di zecca cominciato da poco: che sia pieno di serenità, soddisfazione, salute e buone letture, per tutte noi.

Ricominciamo oggi a chiacchierare di libri, parlando di una delle mie ultime letture dell'anno appena finito: un libro che mi ha conquistato alla fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, e di cui vi parlo stamattina.

RECENSIONE
A PROPOSITO DI MAJORANA
Javier Arguello
Trad. T. Camerani e F. Ferrucci
2017, Voland

TRAMA: Nel marzo 1938 il fisico Ettore Majorana sparisce in circostanze misteriose durante una traversata in traghetto da Palermo a Napoli. Quasi ottant'anni dopo l'argentino Ernesto Aguiar, annoiato redattore di necrologi alla vigilia delle nozze, viene inviato nel capoluogo campano per realizzare un servizio sullo strano caso del celebre scienziato. Il viaggio verso l'Italia a bordo di una barca a vela in compagnia di un vecchio compagno di scuola prende però subito una piega inattesa... Un romanzo in cui i princìpi della fisica quantistica si mescolano a un'indagine poliziesca, e l'enigma mai risolto della scomparsa di Ettore Majorana diventa il pretesto per indagare la natura aleatoria della realtà e il desiderio che accomuna tutti di riscrivere il proprio destino.



Nel guardarlo issare le vele e allontanarsi verso l'orizzonte, seppi che non era l'ultima volta che vedevo lui o la Victoria perché, segretamente e a nostra insaputa, tutto ciò che è stato una volta sarà ancora. Tutto ciò che è accaduto o poteva accadere sta accadendo in ogni istante. Non si perde nulla nel passato e il futuro è ai nostri piedi, perché il presente, la dimensione dell'adesso, non ha fine.

Categorie di persone a cui questo libro piacerà sicuramente:

a) conoscete Napoli, più o meno bene, ne siete inconsciamente attratti pur non avendoci passato magari più che qualche giorno in vacanza, oppure avete vissuto o vivete in questa città folle, caotica, stratificata, geniale. Ritroverete allora tutta la magia di una passeggiata nei vicoli claustrofobici e congestionati dei Quartieri Spagnoli, di un percorso tortuoso e accidentato tra scalinate e improvvise piazzette piene di verde, fino a sfociare all'improvviso di fronte a un mare viola e maestoso, cinto ai lati da un vulcano iconico e dalla collina di Sant'Elmo, e con l'orizzonte occupato dal profilo dell'isola di Capri. Vedrete con i vostri occhi scorrere sulla pagina la vita frenetica e allo stesso tempo indolente degli abitanti di questa città, ascolterete la loro parlata lenta e sorseggerete con loro un meraviglioso caffè fatto come si deve, in una capitale maestosa e provinciale in cui non è mai notte, non è mai inverno, non c'è mai silenzio.

b) amate i viaggi lenti e pigri in barca a vela. Viaggerete allora insieme a Ernesto e al suo amico Il Rosso, saggio filosofo un po' folle, incontrerete insieme a loro personaggi misteriosi e vedrete luoghi onirici eppure reali, tanto reali da domandarci dove mai li abbiamo già visti, quando mai ci siamo già stati. Partirete da Barcellona e ve la lascerete indietro, viaggerete verso la Sardegna, affronterete tempeste e avvisterete misteriosi cargo sulla rotta verso Sorrento, naufragherete insieme ai protagonisti al largo di Punta Campanella e cercherete anche voi un modo per tornare indietro, anche se "indietro", forse, è un concetto sbagliato.

c) siete affascinati dai misteri della fisica quantistica e dagli enigmi della scienza moderna. Verrete allora trasportati agli albori della fisica più estrema, delle discussioni tra scienziati che sfociano in dibattiti filosofici e quasi teologici, ma su di un Dio diverso da quello tradizionale, creatore e dominatore, e piuttosto orientati a capire come possiamo noi stessi influenzare la realtà che stiamo vivendo, man mano che la viviamo.

d) avete letto e amato "La scomparsa di Majorana", di Leonardo Sciascia, e siete rimasti incantati dalla figura di questo scienziato geniale, inguenuo e tormentato che Enrico Fermi definiva un genio della statura di Galileo, o Newton, la cui scomparsa nel 1938 a borso del traghetto che lo portava da Palermo a Napoli costituisce uno dei grandi misteri ancora irrisolti della storia italiana.

e) vi piace la scrittura onirica, articolata, quasi barocca, in cui diversi piani temporali si intersecano nella narrazione, partendo da momenti opposti nello spazio e nel tempo per poi convergere al nucleo centrale della narrazione, alla rivelazione, alla svolta che dà un senso e inquadra perfettamente l'intreccio di mille fili colorati che finalmente danno vita all'arazzo, al quadro finale.

Categorie, tra quelle descritte sopra, a cui appartengo io: tutte.

Buone letture,
Eva.

lunedì 17 luglio 2017

RECENSIONE - L'anima del mondo - A. Palomas

Hello!
Buongiorno e buona settimana a tutti. L'autore di cui vi parlo oggi ha avuto un bel successo lo scorso autunno con la pubblicazione del suo "Un figlio", una storia che è stata apprezzata moltissimo e che ha ricevuto recensioni entusiaste. Per puro caso (vedi qui) , qualche mese fa ho comprato il libro di cui vi parlo oggi, che mi ha molto colpito.

RECENSIONE
L'ANIMA DEL MONDO
Alejandro Palomas
El alma del mundo, trad. Silvia Sichel
Neri Pozza, 2011


Che cosa succede quando la vita decide di dare una seconda opportunità a chi ha sofferto l'infelicità per una perdita indimenticabile o per il sottile male di stare al mondo? In un pomeriggio di fine giugno, Otto Stephens e Clea Ross fanno il loro ingresso alla residenza per anziani "Buenavista", a pochi chilometri da Barcellona. Tutti e due da soli e sulle proprie gambe. Otto, capelli bianchi, fazzoletto al collo, pantaloni dal taglio impeccabile e bastone con il manico di legno scuro, entra accompagnato dalla sua risata gioiosa e cristallina. Clea, invece, fedelmente seguita da Rita, una cagnetta bianca a macchie nere e marroni. Clea è stata una promessa del violoncello, ma ha dovuto abbandonare la musica e la carriera per restare accanto al marito, noto direttore d'orchestra, e adesso vive di rimpianti. Otto, a novant'anni, è ancora lo stesso scanzonato e brillante dongiovanni che era un tempo. Quando i due anziani richiedono i servizi di un'infermiera privata che si prenda cura di loro e a entrambi viene affidata Ilona, le loro esistenze, destinate a spegnersi tra le mura di un ospizio, magicamente si ridestano e si rimettono in moto. Capelli neri, pelle chiara e occhi azzurri, Ilona è fuggita anni prima dall'Ungheria comunista. Ora lavora diligentemente come infermiera. Nel tempo libero, tuttavia, medita incessantemente sulla storia d'amore appena finita con un liutaio di nome Miguel. Così, quando Otto le chiede di dargli una mano a fabbricare un violoncello, lei decide di aiutarlo...

La vita è così: uno crede che ormai non è più, invece è sì, e quando uno spera di sì, non ne ricava niente.

Capita a volte di imbattersi in una bella lettura completamente per caso, senza aver mai sentito parlare del libro, avendo solo una vaga idea dell'autore e della sua letteratura. E' quello che è successo a me, quando mi sono dedicata alla lettura di questa storia scritta in modo affascinate e quasi ipnotico. Il libro mi ha preso piano piano, facendomi conoscere lentamente i personaggi ambigui e "diversi" che ne animano le pagine: Otto e Clea, due persone molto vecchie, ormai oltre la soglia di quel rispettoso "anziano" che usiamo per definire genericamente chi è entrato nella cosiddetta terza età, e soprattutto Ilona, una donna non più giovanissima che fa loro da infermiera e assistente nella casa di cura alle porte di Barcellona dove i due decidono di passare l'ultima parte della loro esistenza.

Il personaggio di Ilona è davvero interessante: dice pochissimo in tutto il libro ma il suo carattere, la sua storia, le sue paure e i suoi dolori sono tratteggati benissimo dai suoi pensieri che attraversano tutto il romanzo. Leggendo le sue riflessioni ho imparato qualcosa sulle dittature comuniste "oltre cortina", sul clima di paura e intimidazioni che condizionava pesantemente la vita di milioni di persone. Le sue ginocchia doloranti, il suo silenzio impaurito e la sua solitudine mi hanno colpito al cuore.

Anche la lunga vita di Clea e Ross affascina e colpisce: vite fatte di dolori, di incomprensioni, di sacrifici e rinunce, e quando si diventa vecchi e ci si guarda indietro, chi può dire cosa resta da salvare? Eppure, anche quando si intravede la fine, c'è sempre tanto da perdonare, tanto da ricordare, e tanto ancora da costruire.

Una lettura lenta, evocatrice e raffinata, un autore da approfondire.

Cheers,
Eva