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martedì 5 dicembre 2017

RECENSIONE - "Giulia 1300 e altri miracoli" - Fabio Bartolomei

Buongiorno!

Stregata dalla penna lieve e dall'immaginazione di Fabio Bartolomei (QUI la mia recensione alla storia dei terribili vecchietti de "La banda degli invisibili"), ho deciso di approfondire le tematiche di questo scrittore e mi sono dedicata al suo primo lavoro...

RECENSIONE
GIULIA 1300 E ALTRI MIRACOLI
Fabio Bartolomei
2011, Edizioni E/O

TRAMA: A Diego, quarantenne traumatizzato da un lutto familiare, con un lavoro anonimo e un talento unico per le balle, accade di imbarcarsi in un’impresa al di sopra delle sue capacità, l’apertura di un agriturismo; accade che decida di farlo in società con due individui visti solo una volta e che in comune con lui hanno esclusivamente la mediocrità; accade anche che a scongiurare il fallimento immediato sia l’intervento di un comunista nostalgico e che la banale fuga in campagna si trasformi in un atto di resistenza quando nell’agriturismo si presenta un camorrista per chiedere il pizzo. Una “miracolosa” commedia all’italiana che ci fa ridere da pazzi senza nascondere i mali e i difetti del nostro paese.





Pensavo che a questo punto avrei sentito la mancanza della mia vita, della città, delle vecchie abitudini. Mi sbagliavo, anche se in definitiva qui non ho trovato nulla di ciò che cercavo. Volevo una vita più tranquilla e invece mi trovo ad affrontare un problema dietro l'altro; volevo un riscatto dalla mediocrità e, almeno al momento, non ho costruito niente di cui essere fiero; volevo l'avventura e certo, non che qui manchino le emozioni, ma avevo in mente qualcosa di decisamente diverso. Eppure non sento la nostalgia di niente.

A parte il fatto che le copertine dei romanzi di Bartolomei che ho letto finora mi hanno attratto immediatamente (quell'arancione brillante dei vecchietti della Montagnola, questo verde scuro profondo e vivissimo dell'agriturismo tra Campania e Lazio), bisogna dire che le sue storie difficilmente lasciano indifferenti. Con questo "Giulia 1300" - titolo incantevole - Fabio Bartolomei affabula e stupisce per (quasi) tutto il tempo. La storia è semplice anche se un po' surreale: tre quarantenni romani, diversissimi tra loro per carattere, idee, atteggiamento nei confronti della vita e dei rapporti con le persone, decidono per caso di provare a dare una svolta alla loro mediocre esistenza e, senza conoscersi, nel pieno del delirio e del crollo della loro vecchia vita si lanciano nell'avventura di trasformare un casale della campagna tra Campania e Lazio in un agriturismo. Senza sapere niente di ristrutturazione, di intrattenimento ospiti, e in fondo neanche di come muoversi in un ambiente che non sia quello ben noto e conosciuto a ciascuno di loro, e con l'aiuto di un gruppetto di personaggi tra i più disparati, l'avventura sembra mettersi bene. Senonché l'inaspettato sbattere in faccia alla realtà della zona presenta loro il conto: un camorrista, poi altri due, poi due carabinieri corrotti, poi un altro camorrista ben più cattivo e feroce dei primi, insomma una catena di guai che i nostri affrontano con incoscienza e follia.

Si ride, anche molto in alcuni punti. A me è piaciuto molto il personaggio del veterocomunista Sergio, che inaspettatamente trova in questi tre sfigati e nella loro impresa il modo di provare a dare concretezza ai suoi sogni di una vita. E i tre immigrati clandestini, Abu, Samuel e Alex, con le loro storie antiche e la loro saggezza imperturbabile, che mettono i tre protagonisti di fronte alle loro paure e alle loro piccolezze, offrendo loro una possibilità di parziale riscatto.

La penna di Bartolomei è felice, efficace, nel descrivere paesaggi ed evocare suggestioni, come il camorrista esperto di musica classica e le speranze ostinate che nascono nel cuore dei protagonisti. Quello che non mi ha lasciato pienamente soddisfatta è il finale: fino a dieci pagine dalla fine reputavo questo un grandissimo libro, con situazioni un po' forzate, certo, e svolte nella trama non proprio credibili, ma la sospensione dell'incredulità ha funzionato benissimo ed ero sicura che l'autore sarebbe riuscito, alla fine, a tirare tutte le fila della trama per rendere giustizia all'evoluzione psicologica dei personaggi e allo svolgersi della vicenda... e invece il tutto è rimasto sospeso, aperto, in un finale-non finale che mi ha un pizzico deluso, perché ora, a distanza di tempo dopo aver concluso la lettura, mi sembra sempre più che l'autore si sia spinto troppo in là nello spingere le vicende e che a un certo punto non sapesse più come tirarsi fuori da un'impasse narrativa.

La fine della storia è solo suggerita, lasciata all'immaginazione del lettore, evocata nelle considerazioni finali dei tre protagonisti a bordo della Giulia 1300 del titolo, ma io avrei preferito vedere con i miei occhi la conclusione della vicenda, e sapere cosa succede ai due personaggi di cui improvvisamente non si sa più nulla (non dico niente per non rovinare la lettura a chi ancora non l'ha letto).

In definitiva, un bel libro ma a mio parere leggermente inferiore a "La banda degli invisibili". Adesso voglio senza dubbio dedicarmi a "We are family" e "La grazia del demolitore", due altri titoli di Fabio Bartolomei che sono finiti dritti dritti nella mia lista dei desideri.

Buone letture,
Eva

lunedì 25 settembre 2017

RECENSIONE - La banda degli invisibili - Fabio Bartolomei

Hello!

Ancora la recensione di un libro e/o, in cui l'insolito protagonista è molto in là con gli anni... anziano... vecchio, insomma.

RECENSIONE
LA BANDA DEGLI INVISIBILI
Fabio Bartolomei
2012,  Edizioni e/o

TRAMA: A ottantasette anni si dovrebbe avere di meglio da fare che brigare per un amore irraggiungibile, impegnarsi in azioni di disturbo alle auto blu in corsia preferenziale e studiare un piano per rapire... Silvio Berlusconi. Ma Angelo è un ex partigiano che tendeva agguati ai convogli della Wehrmacht, che sopravvive con la pensione minima, che non riesce più a far valere i propri diritti nemmeno con un impiegato del comune e che lotta quotidianamente contro una società che fa di tutto per farlo sentire inutile. E così, proprio quando sarebbe lecito disinteressarsi del mondo e pensare solo a trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita, Angelo decide di reagire e di ottenere dall'uomo più potente del Paese ciò che secondo lui gli spetta di diritto. Insieme ad alcuni amici del centro anziani metterà a punto un piano incruento e geniale, che però sembra non tenere conto di una questione fondamentale: come possono sperare dei vecchi malconci di riuscire a rapire uno degli uomini più scortati al mondo?



Noialtri, invece, siamo vecchi dell'altro tipo, siamo quelli ben attaccati alle cose di sempre, quelli che dicono: "Il pesce crudo? Vuoi mettere quanto è più buono un piatto di spaghetti con le vongole?". Passiamo metà della vita a cercare di cambiare il mondo e l'altra metà a cercare di mantenerlo com'era. Imprese che contemplino un margine di successo non c'interessano proprio.

In una società come la nostra, dove se non sei ricco, bello, giovane e di successo come minimo sei ignorato e come norma sei sbeffeggiato e regolarmente offeso, avere più di 80 anni, prendere la pensione sociale minima ed essere pieno di acciacchi di salute comporta inevitabilmente sentirsi ormai ai margini, inutile, senza prospettive, in attesa dell'inevitabile... oppure no?

Che meravigliosa scoperta questo autore italiano, a me non del tutto sconosciuto (recentemente ero stata colpita della lusinghiere recensioni del suo ultimo libro "La grazia del demolitore") ma finora - e non so assolutamente spiegare perché - ignorato in favore di altre letture. E invece, complice un buono regalo e il desiderio di leggere dopo un po' di tempo una storia ambientata nel nostro paese, ho deciso di optare per le avventure di una sgangherata banda di ultraottantenni, romani de Roma del quartiere della Montagnola. Ettore, Osvaldo, Filippo e la voce narrante Angelo mi sono entrati nel cuore subito: quattro ex-partigiani o quasi, che si arrabbattano in un quotidiano fatto di difficoltà pratiche e solitudini immeritate, che vivono o meglio vivacchiano nel loro quartiere, tra una partita di scopa al bar di Fernanda e una passeggiata in un parchetto pieno di erbacce e cacche di cane.

Assistiamo a scene di ordinaria vita quotidiana, a siparietti deliziosi con i compagni del centro anziani, descritti da Bartolomei con uno stile meraviglioso, con levità e ironia. Più volte ho sorriso e addirittura riso di cuore, quando i terribili vecchietti si organizzano nel loro piano diabolico di "rallentamento auto blu" (rapido primo passo sulle strisce pedonali all'arrivo dell'auto di rappresentanza, saltino all'indietro a seguito di brusca frenata del prepotente, busta delle arance abilmente lasciata andare con effetto drammatico, simulazione di infarto, improperi lanciati a tutto spiano dagli astanti in attesa alla fermata dell'autobus, fuga ignominiosa del prepotente spernacchiato e "sfanculato" con soddisfazione e senza pietà) o quando coordinano un piano di resistenza agli antennisti infingardi che spillano soldi agli anziani del quartiere per risintonizzare i loro decoder... Bartolomei ha un dono, una scrittura piena e lieve allo stesso tempo, un modo di raccontare che ti avvolge e ti trascina con sé, ti trasporta al centro anziani a ballare l'Hully Gully, o a guardare nello scavo di un quartiere con le braccia incrociate dietro la schiena, o in un triste e malconcio ufficio pubblico a cercare di far valere i propri diritti e a pretendere almeno un po' di umanità, in luoghi che d'ora in poi mai più potrò frequentare senza cercare con gli occhi un anziano signore vestito di tutto punto in attesa paziente del suo turno (c'è sempre, fidatevi. C'è, anche se noi non lo vediamo).

Il progetto di rapire Silvio Berlusconi per estorcergli le scuse per quello che di male ha fatto e sta facendo per il paese, progetto di cui si parla in sinossi, diventa una sottotraccia surreale e concreta al tempo stesso, un disegno a cui i quattro terribili vecchietti lavorano per mesi, alimentandolo con le piccole frustrazioni quotidiane di una vita fatta di attese disattese, di mancanza di rispetto, di dolorosa presa di coscienza che il mondo, quello stesso mondo che loro hanno cercato di rendere un po' migliore, ora non ha più posto per loro.

Ma per fortuna Bartolomei riesce a regalarci una piccola speranza concreta, con un finale delicato e commovente, seguendo i protagonisti, i comprimari e le semplici comparse nella loro realtà quotidiana, che a volte basta così poco per colorare di nuovo.

Grazie a Fabio Bartolomei per questa galleria di persone splendide e per questo squarcio di vita di quartiere romano (così vicino a casa mia). Ora, non vedo l'ora di tuffarmi nelle altre storie create da questo bravissimo scrittore.

Cheers,
Eva