martedì 29 settembre 2015

Hello!


Non sono sicura che l'esperimento della pubblicazione a puntate, qui sul blog, della storia di Simon e Olivia, stia risultando positivo.
Per il momento, una considerazione che ne sto derivando è che, essendo i primi 12 capitoli "apparsi sul web" (seppure in una forma gratuita e parziale, rispetto al romanzo), il mio manoscritto non può partecipare al concorso letterario Leggereditore (qui).
Ho chiesto esplicitamente, mandando una mail, e mi è stato risposto così: "Il concorso è aperto a testi completamente inediti, mai apparsi in rete".

Non che fossi sicura di vincere, o chissà che. Solo che mi avrebbe fatto piacere partecipare alla valutazione, ecco tutto. Peccato.
In realtà avevo già inviato il manoscritto ad una casa editrice (una sola, la Emma Books), circa 18 mesi fa, ma ovviamente non ho ricevuto alcuna risposta.
Mi sa che questo, insieme al fatto che non sto avendo molto riscontro qui sul blog, è già una risposta chiara anche se indiretta sulla bontà della storia di Simon e Olivia.
Mannaggia, mi dispiace molto. Sono proprio affezionata a quei due...
Va beh... magari qualcuna interessata a sapere come va a finire tra loro c'è lo stesso, negli oscuri meandri della rete...
Stay tuned, presto posterò un'altra puntata.

Cheers,
Eva



sabato 26 settembre 2015

Hello!


Weekend dedicato al rugby. Sei partite tra oggi e domani, Italia inclusa.
Che gli dei del rugby ce la mandino buona!

Cheers,
Eva

venerdì 25 settembre 2015

Hello!






Sono in stallo. Dubbiosa e perplessa. Parecchio scoraggiata.
Giornataccia.

Cheers,
Eva

lunedì 14 settembre 2015

mercoledì 9 settembre 2015

Hello!


La stagione degli allenamenti del mio bimbo è ricominciata.
Amavo il rugby da tanto, ma senza conoscerlo a fondo. Da un po' di tempo, da quando lui si allena con la sua squadra U10 nel "campo più bello del mondo", mi sono avvicinata a questo mondo, e ne sono affascinata.
E' uno sport inclusivo: nei tornei giovanili, non esistono titolari e riserve. Devono giocare tutti i membri della squadra, a rotazione. E se una squadra si trova a corto di giocatori, la squadra avversaria glieli deve prestare fino a completare la rosa.
E' uno sport formativo: gli allenatori si chiamano "educatori", e di solito sono ragazzi che amano passare il loro tempo con i bambini. In un mondo in cui la cura e l'educazione sono demandati quasi esclusivamente alle donne, è per i ragazzi un valore aggiunto l'avere un punto di riferimento maschile, giovane e simpatico, investito di autorità.
E' uno sport corretto: non è permesso fingere, imbrogliare, insultare o fare del male apposta. E durante le partitelle tra società, l'hurrà che si urla all'inizio è per l'altra squadra.
Giocare a rugby significa imparare il rispetto: dell'avversario, della fatica, delle regole. E le regole del rugby sono poche, e sono le stesse della vita: si vince solo tutti insieme; non è finita finché non è finita; non ci si arrende mai; e la fatica per ottenere qualcosa, fa diventare questo qualcosa ancora più bello.

Cheers,
Eva.

PS Ho ricominciato a scrivere. Una storia di rugby.