domenica 5 aprile 2015

Amore a prima vista

Hello!

"Sono entrambi convinti che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza, ma l'incertezza è più bella
Non conoscendosi, credono che non sia mai successo nulla tra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi,
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro se non ricordano -
una volta un faccia a faccia in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa? un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta. No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava, tagliava loro la strada
e soffocando una risata si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali, che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa o lo scorso martedì
una fogliolina volò via da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno, subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti è solo un seguito,
e il libro degli eventi è sempre aperto a metà."
Amore a prima vista (W. Szymborska)

Ho scelto di riportare in questo post una meravigliosa poesia della bravissima autrice polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, perché il mio ultimo racconto parla proprio di un incontro, di un inizio.
"Un fiore nella pioggia", che Francy del blog La Mia Biblioteca Romatica è stata così carina da pubblicare (qui),  ha visto la luce in pochissimo tempo, in un giorno di pioggia, mentre ascoltavo i Mumford & Sons e la loro bellissima "Awake my soul". Mentre un temporale apocalittico infuriava sul cielo di Roma, stavo leggendo un articolo sulla rivista Vanity Fair, in cui la nipote di Chagall parlava del suo negozio di fiori a New York. Durante l'intervista, la signora ad un certo punto si è rivolta ad un suo collaboratore, pregandolo di portare un mazzo di fiori all'esterno, a disposizione dei passanti... leggere di questo episodio ha fatto scattare all'improvviso un film nella mia testa.
Ho visto Matteo camminare sotto la pioggia, a capo chino, indifferente alle cose belle della vita, e improvvisamente l'ho visto fermarsi davanti ad un negozio di fiori, sorpreso e in qualche modo anche infastidito dal fatto che esistesse ancora la dolcezza, le bellezza, la fantasia.
Ho visto il temporale che infuriava su di lui, e la rabbia, la tristezza, l'insoddisfazione che vibravano dentro di lui, specchio del grigio e del freddo che lo riempivano, finché all'improvviso una luce calda e arancione, un tripudio di fiori, un insieme stordente di profumi non lo hanno avvolto e trascinato davanti a Serena. Non ho scelto il nome a caso: Serena è tale di nome e di fatto, lei ha trovato la sua dimensione, la sua gioia, e di sfuggita intuiamo quanto quell'uomo così pieno di pensieri l'abbia colpita, così diverso da lei eppure così attraente.
L'amore è una magia? Il primo incontro, il momento in cui due occhi smettono di essere estranei e sconosciuti e diventano familiari e desiderabili, l'attimo in cui i pensieri galoppano in avanti, oltre quello che noi stessi proviamo, e ci dipingono un quadro preciso e vivido di quello che sarà, che potrebbe essere... è qualcosa di magico?
Quanti di noi ricordano il primo, il perfetto, l'esatto preciso momento in cui abbiamo guardato negli occhi per la prima volta la persona che poi per noi è diventata quella più importante? E' bello pensare che l'incontro sia un capitolo di una storia pensata dal caso, che la vita faccia all'improvviso una curva e prenda una strada, apra una prospettiva...
Tutta la storia è partita da quella scintilla nata leggendo l'episodio narrato nella rivista, da un'immagine di fiori regalati ai passanti, e mentre scrivevo la storia dell'incontro tra Matteo e Serena, ripensavo anche ad un bellissimo libro che ho letto un paio d'anni fa: "Il linguaggio segreto dei fiori", di Vanessa Diffenbaugh. Il significato dei fiori, il loro linguaggio misterioso, ma tale solo per chi non conosceva l'intricato codice che li descrive, è molto affascinante. Un intero discorso può essere composto con un "semplice" mazzo di fiori, e quindi ho dato corpo all'idea che Serena lanciasse messaggi al mondo usando i fiori del suo negozio. Ho trovato le frasi che Serena riporta sulla lavagna cercando qua e là sulla rete, lasciandomi trasportare da associazioni di idee, da link insoliti e dalla mia curiosità. Ho amato molto scoprire che non è la rosa, come anch'io immaginavo fino a poco tempo fa, il fiore perfetto per una dichiarazione d'amore, bensì il tulipano rosso. Il tulipano è sempre stato il mio fiore preferito, in particolare il tulipano giallo (sono quelli che mio marito mi porta sempre ogni volta che va in Olanda per lavoro), e sono stata ancora più felice di scoprire qualcosa in più sul significato di questo colore: nella mia storia, Serena ama il giallo perché è felice e soddisfatta. Questo turba chi, come Matteo nel racconto, si dibatte in un'esistenza che sente sempre più simile ad una prigione, tanto più insopportabile perché autocostruita, dove il grigio e la pioggia possono essere spazzati via solo da un sorriso, da un paio di occhi incontrati per caso, da un raggio di sole che ci fa capire quello che è davvero importante. Quello che è davvero il meglio per noi.
Ancora di più per gli altri racconti che ho scritto, per "Un fiore nella pioggia" sono stati i protagonisti ad accompagnarmi per mano nella loro storia. Per dare loro un volto e un corpo, ho cercato un po', come faccio di solito, per vedere se un viso noto potesse trasmettermi l'emozione giusta, potesse farmi dire "è Matteo", "è Serena".
Ecco qui il volto dei miei due protagonisti, come li ho immaginati per tutto il tempo:
Matteo è l'attore irlandese (ora naturalizzato statunitense) Jason O'Mara:


Serena è l'attrice statunitense Rooney Mara, in un'insolita (per lei) veste dolce e romantica:



Solo dopo, ho notato che hanno quasi lo stesso cognome. Coincidenza? Mah...

Cheers,
Eva